22-06-2024

The Smile

Medimex, Taranto


Sono tanti i motivi per ritrovarsi al Medimex di Taranto. Secondo una tradizione ormai consolidata e di riferimento, la musica vi fa da protagonista in una cornice di valorizzazione del territorio che aggiunge significato alle performance degli artisti. Qui, sulla rotonda del lungomare di Taranto, fra panel, incontri, dj-setshowcase dedicati alla vivace scena locale, abbiamo visto negli anni musicisti leggendari esibirsi in uno stato di grazia speciale: da Nick Cave ai Chemical Brothers, da Skunk Anansie a Patti Smith, passando per i Placebo, i Kraftwerk, Tom Morello. Insomma, quanto basta per contravvenire una volta tanto al malcostume che vuole il Sud Italia disertato dai tour internazionali di maggiore rilievo. Nell’edizione del Medimex di quest’anno, arricchita anche da nomi storici quali Pulp e Jesus & Mary Chain, spiccava la presenza del progetto The Smile, in cui Thom Yorke, Jonny Greenwood (Radiohead) e Tom Skinner (Sons Of Kemet) erano affiancati da Robert Stillman, talentuoso fiatista e polistrumentista americano di stanza nel Kent, rivelatosi funzionalissimo per il set. Stillman, la cui discografia è un affascinante diorama tutto da scoprire, ha fatto da opening act allo spettacolo, con una esibizione sacrificata nei tempi, ma potenzialmente suggestiva, mentre in altre date il medesimo ruolo è stato ricoperto dal guru dell'elettronica James Holden.

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La data apriva l’incursione in Italia (questo concerto più due esibizioni romane all’Auditorium Cavea) con cui la formazione ha concluso la prima parte del suo acclamatissimo tour europeo. Si riprende l’8 agosto al Way Out West Festival di Goteborg, cui seguiranno varie tappe nell’Europa nord-occidentale e centrale e un’ultima parte tra Francia, Spagna e Portogallo. Ovunque praticamente sold-out. Il concerto, bellissimo, presenta una formula sonora sensibilmente diversa, tanto dalle alchimie in studio, quanto dall’asciutta declinazione che aveva caratterizzato la promozione live al primo album. Per quanto il concetto possa apparire fuori luogo se associato allo stratificato universo creativo del progetto, la performance si è mossa sul filo della leggerezza.
La vocalità di Yorke è sempre l’affascinante intreccio di astratte malinconie cui siamo bene avvezzi, e le melodie sondano la tormentata introspezione di sempre. Questa volta, però, la musica viaggia sul tappeto volante del drumming rapido e aeriforme di Skinner, che scompone, colora e dialoga, alternando bacchette, mani e mallet, con protagonismo funzionale all’insieme. Greenwood appare funambolo fantasioso e divertito, pronto a cimentarsi con un po’ di autoironia e persino una certa dose di istrionismo con l’esecuzione di parti di pianoforte con una mano e arpa con l'altra, o di fender e pedaliera moog in contemporanea. Stillmann, poi, è una vera e propria rivelazione. Si alterna a fiati, tastiere, accordeon, chitarra acustica, totalmente a proprio agio nell’interagire con i tre titolari, sia nelle parti scritte, sia durante i numerosi momenti di improvvisazione.
Il quartetto è talmente affiatato e la girandola che li vede scambiarsi le postazioni è così vorticosa e divertita che, complice il light show stroboscopico in pieno stile Radiohead, lo spettatore si lascia spesso rapire, senza più chiedersi chi suoni cosa.

L’impasto che ne scaturisce è un affascinante crogiolo in cui convergono il cantautorato cinematico di Thom Yorke, il tribalismo arty dei Sons Of Kemet, l’amore per il jazz di Greenwood. E poi c’è tutto il terreno comune che lega i musicisti in scena, pur nell’eterogeneità dei rispettivi percorsi artistici: elettronica, minimalismo, post-rock, progressive, musica da film, psichedelia e, non ultima, la cara vecchia wave. Il punto di riferimento per cogliere il magma sonoro che si sprigiona dal palco potrebbe essere l’Ep “Europe: Live Recordings 2022”, pubblicato dalla XL nel 2023, ma è proprio dal confronto con quelle esecuzioni che emerge la caratura dell’apporto di Stillman, presente ma mimetizzato nel primo album e del tutto assente nel secondo. I suoi fiati e i pad tastieristici danno corpo all’impasto su cui i virtuosismi di Yorke al basso dialogano a incastro con le invenzioni percussive e chitarristiche degli altri due frontmen.
Il primo album è ampiamente rappresentato da “The Opposite”, “Speech Bubbles”, “A Hairdryer” (tra i momenti più intensi del set), una magnifica versione di “Skirting On The Surface”, poi “Thin Thing”, “Panavision” e “The Smoke”, mai state così belle, “We Don't Know What Tomorrow Brings” e “The Same”, che chiude alla grande la scaletta prima dei bis di rito.
Il secondo album è stato suonato interamente con la sola eccezione di “I Quit”, tenuta in scaletta in altre date del tour. C’è spazio invece per “Feelingpulledapartbyhorses”, incredibilmente cresciuta dai tempi dell’Ep dal vivo (non ci sono incisioni  in studio pubblicate) e per gli inediti “Instant Psalm”, “Zero Sum” e “Don't Get Me Started” che, con la sua intro di moog in tempo dispari e la danza sciamanica di Thom Yorke, è già tra i momenti più amati dai fan.

A concludere il bis è l’ormai classica “You Know Me!”, che ci riporta alla scaletta dell’ultimo album e nello stesso tempo ci dà la netta impressione di una band che ha ancora tante pagine di ricerca e creatività da scrivere nella storia del rock.