Janelle MonŠe

The ArchAndroid

2010 (Bad Boy) | r'n'b, pop, funk, soul

I gotta keep my balance
And just keep dancin on it
We gettin funky on the scene
Yeah you know about it
Like a star on the screen
Watch me tip all on it
(“Tightrope”)

Il 2010 non segna soltanto l’inizio di una delle decadi socialmente più accelerate della storia dell’uomo. E’ anche l’annata in cui prende forma una mutazione - o un eterno ritorno, fate un po’ voi - della cosiddetta black music nella sua accezione più sofisticata. Soul, funk, disco, hip-hop. Tutto è frullato quotidianamente e nel solco di un’ammirazione per gli indimenticabili anni 80 talvolta ai limiti del fanatismo. Una tendenza diffusa a rimescolare meraviglie, nei casi migliori con l'abilità e la fantasia del Douglas "Doug" Coughlin di Roger Donaldson, da parte di giovani musicisti nati proprio in quegli anni, quindi de facto ammiratori postumi, che in alcuni episodi finisce per costituire non solo l’ennesima rinascita di un sound e un mood senza tempo, ma addirittura una nuova scia da seguire.

La cometa nello specifico è una promettente cantautrice del Kansas, nata guarda caso nel 1985, dunque nel cuore della decade di cui sopra, con all’attivo un solo Ep, "Metropolis: Suite I (The Chase)", datato 2007, e successivamente inserito in quello che resta ancora oggi uno degli esordi musicali più abbaglianti del nuovo millennio: “The ArchAndroid”.
Cresciuta a Kansas City, la venticinquenne Janelle è esuberante e artisticamente poliedrica. Balla, recita, canta come una stella della Motown e ha una passione profonda sia per le visioni futuristiche e al contempo apocalittiche di Philip K. Dick, sia per il cinema di Fritz Lang, omaggiato appunto con il sopracitato Ep “Metropolis” - intitolato semplicemente così in un secondo momento, dopo aver firmato un contratto con la Bad Boy, etichetta di Sean "Diddy" Combs. Una visionaria, insomma. Un talento estroverso come pochi altri, munito per giunta di qualità canore e ritmiche fuori dal coro. La propensione naturale della giovane musicista di Kansas City a fondere l’esuberanza funky dei suoi amici Outkast e l’amore universale della regina Aretha sarà fin dalle prime composizioni un marchio distintivo. Come l’abilità di mantenere il palco e accenderlo in ogni esibizione. Chiedere a un Obama estasiato dopo una performance alla Casa Bianca che definire perfetta è poco. Giusto per citarne una.

A guidarla è innanzitutto un dinamismo sfacciato. Un’ambizione che la porterà in un primo momento a New York e al teatro dell’American Musical and Dramatic Academy, per inseguire il sogno di una carriera luminosa a Broadway. Tutto prima di rifare le valigie e trasferirsi ad Atlanta, per fondare la Wondaland Arts Society, centro di ricerca artistica rivolto ai giovanissimi come lei. Sarà però l’incontro di lì a poco con Big Boi e la presenza nell'album “Idlewild” come vocalist in “Call The Law” e “In Your Dreams” a trasportarla definitivamente verso il mondo della musica.
Un amplesso fin da subito promettente, quello tra Janelle e lo spartito. “Metropolis” viene infatti accolto con applausi più o meno scroscianti da buona parte della critica, portando alla Monáe una nomination ai Grammy Awards 2009 nella categoria “Best Urban/Alternative Performance” per il singolo “Many Moons”.

Sono i primi fuochi d’artificio di una carriera tanto articolata, quanto singolare. Il 18 maggio 2010  “The ArchAndroid” vede la luce e sono faville dal primo all’ultimo secondo. La Monáe inserisce la seconda e terza suite del progetto “Metropolis”, dando vita a un inedito concept-album in cui utilizza il suo alter ego cibernetico Cindi Mayweather, figura a metà tra Antiope e Cleopatra che ha il compito di illuminare e salvare il mondo Metropolis popolato da androidi. C’è così spazio per una narrazione concisa di avvenimenti a loro modo distopici. Maria di Metropolis è in tal caso la figura che incarna il male, dominatrice della classe operaia e tiranno inconsolabile, mentre Cindi raffigura una sorta di John Connor al femminile a capo di una minoranza ribelle, coinvolta peraltro in un amore impossibile per colpa dei limiti imposti dalla società bigotta. Dunque una donna simbolo di una riscossa necessaria in un 2719 in fondo non tanto diverso dal mondo d’oggi.

Quantificare l’eclettismo presente in “The ArchAndroid” non è cosa facile. Ci sono i Funkadelic che danzano con Erykah Badu. C’è Sade seduta al tavolo di un locale notturno con Marvin Gaye. E il poster di James Brown appeso al muro. C’è la fascinazione per mamma Africa che cozza quasi per magia con un microcosmo sci-fi a fungere da scenografia. Janelle a 25 anni ha già le idee chiare. Osserva la vetta e la raggiunge in scioltezza, allestendo un musical i cui atti oltrepassano convenzioni e sorvolano decadi di musica pop come un razzo spaziale.
Nel disco non ci sono punti deboli o riempitivi. Le chitarrine alla Chic ("Dance Or Die" con Saul Williams o la trascinante "Faster") sguazzano leggere, inondano gioia. Sono la quintessenza della felicità in musica. Mentre quella cosa chiamata groove segna a ogni istante nuovi punti a suo favore. Perché l'ex-sognatrice di Broadway sa perfettamente a chi affidare le chiavi del ritmo. E così Big Boi piazza l'affondo in "Tightrope" - singolo di lancio del disco nominato ai Grammy Awards del 2010 come Best Urban/Alternative Performance - articolando le varie fasi in un’incessante rumba elettrica. In tracce come "Sir Greedown" ci si ferma poi a contemplare l’universo. Mentre in "Come Alive" spunta a sorpresa un'improvvisa frenesia rock.

Non c’è tregua all’orizzonte. Si vola altissimi, saltando da un tappeto volante all’altro alla stregua dei migliori trapezisti bulgari. L'inesauribile assolo dell'erotic-ballad "Mushrooms & Roses", questa volta in stile Roger Nelson - che diventerà poco dopo ammiratore e mentore di Janelle, nonché collaboratore di lusso in "Givin Em What They Love” contenuta nel successivo “The Electric Lady” -, le frequenze ovattate in soul-motion di "Neon Valley Street": sono “solo” alcuni dei momenti più intriganti di un album che sarà quasi all’istante un faro per musiciste sue amiche e coetanee, come ad esempio Solange, e future stelle del firmamento electro-r'n'b come Kelela, anagraficamente più grande di Janelle di due anni ma all’esordio discografico solo nel 2017. O per casi underground come Abra e promesse mantenute come Kali Uchis.

"The ArchAndroid" è un’opera totale. C’è un sample di "Rock With You" di Michael Jackson (“Locked Inside”) e il tema di “Clair de Lune” di Claude Debussy (“Say You’ll Go”). Mentre in "57821" un’invocazione celtica mista a folclore mira a cambiare nuovamente la carte sul tavolo. Così come la sinfonia teatrale in humour retrò di "Babopbyeya".
Insomma, "The ArchAndroid" è il manifesto di un futurismo pop retroattivo che affonda le sue radici nella black music più ispirata. Il primo grande disco di un decennio che vedrà la reginetta del Kansas sugli scudi nel princeano “The Electric Lady” e nelle ambizioni ai limiti della folla dell’ammiccante concept pansessuale “Dirty Computer”. E che dal 2016 la vedrà anche dietro la macchina da presa come promettente attrice, in pellicole osannate e premiate come “Il diritto di contare” e “Moonlight”. Per quest’ultimo la Monáe riceverà uno Screen Actors Guild Award e un Satellite Award. Una carriera parallela a quella musicale - per non farsi mancare nulla, tra un ciak e l’altro fonda l’etichetta Wondaland Arts Society in collaborazione con Atlantic - che conferma, se ce ne fosse ancora il bisogno, l’estro di uno dei fenomeni r’n’b più entusiasmanti degli ultimi anni.

(19/09/2021)

  • Tracklist
  1. Suite II Overture
  2. Dance Or Die (feat. Saul Williams)
  3. Faster
  4. Locked Inside
  5. Sir Greendown
  6. Cold War
  7. Tightrope (feat. Big Boi)
  8. Neon Gumbo
  9. Oh Maker
  10. Come Alive
  11. Mashrooms & Roses
  12. Suite III Overture
  13. Neon Valley Street
  14. Make The Bus (feat. Of Montreal)
  15. Wondaland
  16. 57821
  17. Say You'll Go
  18. Babopbyeya






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