BLUR - Think Tank

2003 (Parlophone)
pop

Al primo ascolto rischia di non fare un grande effetto, ma “Think Tank” ha la ventura di appartenere alla preziosa categoria dei dischi che si scoprono lentamente, ripartendo dall’inizio quando sei lì che pensi “Va bene, e allora?” È un album che chiede tempo all’ascoltatore, impone come una necessità la fruizione distesa che una volta, prima che tutto precipitasse nel canale di scolo del consumo veloce, riservavamo con piacere ai dischi sospirati a lungo.

“Ultimamente sei stata così impegnata da non trovare il tempo di aprire la tua mente” canta Damon Albarn nel singolo “Out of time”, subito dopo l’apertura insolitamente bowiana di “Ambulance”. Un buon modo per ricordarci che le belle canzoni, anche se non cambiano il mondo possono almeno aiutare la gente a resistere al peggio. Come l’immagine di Banksy che illustra la copertina, i testi di “Think Tank” sono piccoli manuali di sopravvivenza umana scritti per invitare alla manutenzione dei sentimenti. Albarn miscela come sempre ironia e dolcezza in un songwriting lineare e immediato e i Blur tornano rinforzati dal bagaglio di esperienze artistiche e umane accumulate dal loro cantante durante gli ultimi quattro anni.

Ci sono stati i Gorillaz anti-star system di “Clint Eastwood”, l’album “Mali Music” e la scelta di scendere nelle strade per manifestare contro l’invasione angloamericana in Iraq accanto all’amico Robert 3D Del Naja dei Massive Attack. Più di ogni altra cosa, Albarn ha viaggiato per mezzo mondo, ascoltando musica non necessariamente basata su un suono di chitarra elettrica, riuscendo a non offrire – a differenza di altri tristi predecessori – l’ennesima immagine della rockstar bianca che “scopre” la world music per farne una cartolina patinata da vendere sui mercati occidentali.

Alex James e Dave Rowntree l’hanno seguito in Marocco, alla ricerca di suggestioni fresche, di una contaminazione che al momento opportuno ha coinvolto Norman “Fatboy Slim” Cook in veste di consulente (accanto al produttore Ben Hillier) su alcuni dei nuovi pezzi. Il precedente “13” (1999) guardava con curiosità ai Can e al jazz cosmico di Sun Ra, mentre “Think Tank” annovera tra i suoi modelli i Clash di “Sandinista” (nondimeno apertamente ossequiati in “Gene by Gene”) e i Talking Heads migliori, tanta è l’apertura verso una comunicazione che accordi il modernismo punk (“Crazy beat” o la fulminante “We’ve got a file on you”) all’uso di un loop o di un sample manipolati da Cook o da William Orbit.

Credito artistico alle stelle: se “On the way to the club” è la ballad elettronica del lotto che riannoda i fili con alcuni bei momenti di “Parklife”, con “Brothers and sisters” siamo al soul cadenzato, alla ‘bedroom dancing’ vitaminizzata da un inciso che ricorda gli Happy Mondays, laddove nella successiva “Caravan” si respira l’atmosfera rarefatta degli ultimi Radiohead (unica band insieme ai Blur ad aver professato con ammirevole sprezzo del pericolo una via di fuga creativamente rilevante dal britpop). E “Sweet song” è struggente, perfetta nella sua brevità di melodia d’amore innalzata da un pugno di strofe dolorose. E “Jets” è un febbrile trip afroamericano che vive sugli interventi free del sax di Mike Smith citando Fela Kuti.

Ma non è giusto raccontare così un album che sarebbe piaciuto a due musicisti mai statici come Lennon e Strummer, l’opera più convincente del gruppo di Colchester che agli inizi si faceva chiamare Seymour. Dove si vada da qui non è dato sapere, ma indubbiamente via dalla gommosa vita moderna, dalle rivalità con gli Oasis costruite a beneficio della stampa, dai maestri da superare (Kinks, Who, Xtc), dall’immarcescibile orgoglio Union Jack. Perché, se i Coldplay passeranno, i Blur potranno restare eludendo l’ansia di non mancare il primo posto in classifica. Perché a torto, il dimissionario chitarrista Graham Coxton vede una band al capolinea creativo sostenendo di aver mollato gli ormeggi al momento giusto. “Think Tank” è invece il risultato di un altro avventuroso tuffo dei Blur nelle acque profonde di quella musica che per loro e nostra fortuna né il tempo né le leggi di mercato riescono a inscatolare.

26/10/2006

Tracklist

  1. 1. Ambulance
  2. 2. Out Of Time
  3. 3. Crazy Beat
  4. 4. Good Song
  5. 5. On The Way To The Club
  6. 6. Brothers And Sisters
  7. 7. Caravan
  8. 8. We've Got A File On You
  9. 9. Moroccan Peoples Revolutionary Bowls Club
  10. 10. Sweet Song
  11. 11. Jets
  12. 12. Gene By Gene
  13. 13. Battery In Your Leg
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