Mount Eerie

Black Wooden Ceiling Opening

2008 (P. W. Elverum And Sun, Ltd.) | lo-fi, avant-rock

La personalità musicale di Phil Elvrum è profondamente segnata da un’indubbia carica ambivalente. Una coerenza tesa sul filo della contraddizione.
Da un canto: autarchico, acustico, solitario ai limiti dell’autismo, eppure sorretto da un’endemica, invidiabile progettualità grazie alla quale irriga il suo fertile seguito di culto di una regolare quanto frammentaria discografia, un mosaico di album, mini, Ep e live di ogni sorta e fattura.
Dall’altro: pur rifuggendo le lusinghe della modernità e della tecnologia (registrazioni rigorosamente analogiche, uscite solo su vinile, al più con cdacclusi) riesce a sfruttarla a suo vantaggio nella globalizzante rete della distribuzione on-line (i suoi dischi si possono acquistare esclusivamente su internet o mediante i-tunes).

Dal punto di vista concettuale il nuovo 10’’ intitolato “Black Wooden Ceiling Opening” ricalca l’afflato mistico e l’ispirazione trascendentale che scandiva la cesura fra i suoi disegni vecchi (Microphones) e nuovi (Mount Eerie): la stoica testimonianza della fragilità umana dinanzi al tempio sempiterno della natura, verso cui eleva una doglianza silenziosa, che rischia di essere sopraffatta da eoni di sorda indifferenza. Da quello compositivo, invece, azzera le componenti “psychotroniche” della laptop music lasciando intravedere squarci di lo-fi rock tellurico, perturbante, anabolizzato spinto sino ai confini dello sludge.

Anticicloni acustici si mescolano a uragani centripeti di “casserullanti” e fuzz elettromagnetici (“Appetite”, “Blue Light On The Floor”); l’ indie-rock sgraziato di “Domesticated Dog” sembra un Malkmus ubriaco fradicio che, salito per sbaglio sul palco a un concerto dei Blue Cheer, non voglia più saperne di mollare il microfono. “In Moonlight” cavalca la desolata epica western-soul di Neil Young col passo cingolato dei Melvins. L’ascensione tribale e l’indie-pomp in miniatura di “Don’t Smoke” introducono le percussioni sincopate e il flusso di coscienza psicotropo di “Stop Singing”, che si raggruma in un breve epilogo quasi prog-core.

Peccato che i solchi finiscano qua, interrompendosi sul più bello, proprio quando l’ascoltatore era pronto ad abbandonare ogni reticenza e a condividerne fino alle estreme conseguenze l’estatica contemplazione. Ma lui, d’altronde, è fatto così. Prendere o lasciare.

Borderline.

(15/05/2008)

  • Tracklist
  1. Appetite 
  2. Domesticated Dog  
  3. In Moonlight  
  4. Blue Light On The Floor  
  5. Don't Smoke  
  6. Stop Singing
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