Maccabees

Wall Of Arms

2009 (Fiction) | post-punk, alt-rock

Questa giovane e assai promettente band di Brighton ha avuto la grande fortuna di non ottenere un successo di pubblico e stampa troppo fragoroso, soprattutto in patria, dove le cose tendono a susseguirsi troppo, troppo rapidamente. Questa circostanza del tutto accidentale ha finito con il proteggere il gruppo, lasciandogli ampi margini di sperimentazione e la possibilità di coltivare la propria ricerca stilistica senza l'assillo dei grandi numeri a tutti i costi. Il più che convincente esordio "Colour It In" del 2007 ha del resto assicurato alla band un seguito robusto (nel quale va annoverato lo strategicamente fondamentale dj di Radio 1 Steve Lamacq) e una piccola aura di culto nel circuito indie, tanto da rendere il ritorno "Wall Of Arms" uno dei lavori più attesi di questo scorcio di stagione dal pubblico "di settore".

I Maccabees dimostrano così di essere cresciuti enormemente. Il nuovo album ha un suono molto più ricco, pastoso, lavorato e sofisticato del suo predecessore, impreziosito da innesti strumentali più complessi e strutturalmente ambiziosi, ben introdotti all'orecchio dell'appassionato dal singolo donato in free download "No Kind Words", un'ottima canzone caratterizzata da guizzanti progressioni di chitarra e stordenti spirali sonore, che restituisce un'immagine sostanzialmente nuova del gruppo, più introspettiva e matura, in bilico tra Cure (che avevano avuto un peso decisivo anche nell'esordio), primi Talking Heads, Xtc, Sound e Joy Division.
L'immaginario di riferimento del gruppo rimane decisamente post-punk, ma le nuove canzoni dimostrano come la band abbia imparato a sfruttare al meglio gli intrecci vocali (potendo tra l'altro contare su un cantante davvero incisivo come Orlando Weeks, tra i migliori della sua generazione assieme al più pirotecnico e fantasista Hayden Thorpe dei Wild Beasts), innestando nella propria poetica una vena decisamente epica e anche più narrativa, a tratti quasi barocca, che spicca tanto più se raffrontata alle canzoni acuminate e disadorne come schegge di metallo arroventato del disco d'esordio.

Davvero difficile allora non pensare agli Arcade Fire, anche perché nella produzione dell'album è stato coinvolto Markus Dravs, già al lavoro con la band canadese in "Neon Bible". Ma questo non è un limite così inaggirabile (per quanto assai evidente, bisogna pur ammetterlo), perché in fondo canzoni come l'iniziale "Love You Better" mostrano piuttosto chiaramente come questo giovane gruppo sappia manipolare con intelligenza e consapevolezza le proprie fonti, inserendo una miriade di dettagli e piccole ma significative sfumature, come brevi parentesi di densa sospensione psichedelica, fiati, contrappunti corali, bellissime geometrie di chitarra, senso del pathos e intensità emotiva, soprattutto intensità. E se "One Hand Holding" è già un potenziale singolo perfetto per rimanere impigliato tra le pieghe della memoria, la notevole "Can You Give It" si arrampica su una marcia crepitante che esplode poi in un ritornello di grande potenza, quasi alla Dexys Midnight Runners dei tempi migliori.
Molto buone anche la romantica "Kiss And Resolve", "Seventeen Hands" e la finale "Bag Of Bones".

L'impressione generale è che la band sia riuscita laddove i vari Futureheads, Bloc Party o Rakes hanno parzialmente fallito, realizzando un album in grado di coniugare in maniera apprezzabile una scrittura dall'impianto wave con un umore molto viscerale, nervoso e felicemente inventivo, capace di articolarsi in composizioni ricche di spunti melodici e immagini piacevolmente evocative. La strada è quella giusta e la band raccoglierà senz'altro nel prossimo futuro tutti i consensi che merita.

(29/05/2009)

  • Tracklist
  1. Love You Better
  2. One Hand Holding
  3. Can You Give It?
  4. Young Lions
  5. No Kind Words
  6. Wall Of Arms
  7. Dinosaurs
  8. Kiss And Resolve
  9. William Powers
  10. 17 Hands
  11. Bag Of Bones
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