Prefab Sprout

Let's Change The World With Music

2009 (Kitchenware Records) | pop

"All'inizio il mondo era violento, l'uomo chiese perché e il cielo non rispose. Dio si commosse, e fece una scelta. Disse: Che la musica sia la mia voce!". Così inizia il nuovo lavoro (l'ottavo, escludendo le raccolte) dei Prefab Sprout, ricordati come una delle band più raffinate del pop inglese emerse nel corso degli anni Ottanta. Il leader, Patrick "Paddy" McAloon, è rimasto uno degli artisti più schivi del music business: ex-seminarista, con un bagaglio di influenze che vanno dai Beatles a Marvin Gaye, passando per gli Steely Dan, Elvis Costello, Cole Porter, Jimmy Webb e Brian Wilson, non ha mai fatto parlare molto di sé per questioni che non riguardassero la sua musica. Sappiamo poco della sua vita privata: oggi si presenta con capelli grigi e una barba lunga, vive in un ex-convento della Contea di Durham in Inghilterra insieme alla moglie Vicky (che ha conosciuto negli anni Novanta nel reparto dedicato alla musica classica di un negozio di dischi) e alle tre figlie Georgia, Cecilia e Grace e pochi anni fa s'è sottoposto a ben tre interventi alla retina per salvare la propria vista.

Paddy ha scritto personalmente le note alla fine del libretto del nuovo cd, e anche se poco viene detto delle undici canzoni che lo compongono (si tratta di una scelta di provini destinati a un progetto nato tra il 1992 e il 1993, poi scartato dalla Sony Music e tenuto per anni nel cassetto) non risulta difficile capire le intenzioni dell'autore, che dice la propria sui cosiddetti "lost albums" e fa continui riferimenti all'album "Smile" di Brian Wilson.
Questo è sostanzialmente un disco solista di Paddy McAloon: con lui, stavolta, non ci sono i suoi storici collaboratori (la vocalist Wendy Smith, il batterista Neil Conti e neppure il fratello Martin) e non c'è neanche il produttore Thomas Dolby, anche se per tutti c'è un ringraziamento alla fine del generoso booklet. I provini sono stati registrati in casa e sono rimasti pressoché intatti, fatta eccezione per un lavoro di rimasterizzazione e di restauro dei nastri, dopo sedici anni. "Let's Change The World With Music" si colloca idealmente tra "Jordan: The Comeback", album del 1990 che ottenne un gran successo di pubblico e di critica, e il successivo "Andromeda Heights".

Come già accadde con "The Gunman And Other Stories", che includeva canzoni scritte da Paddy McAloon ma già incise nel frattempo da altri artisti (Jimmy Nail e Cher, che registrò "The Gunman" per l'album "It's A Man's World") anche qui troviamo due brani che, circa un decennio fa, sono stati registrati da Wendy Matthews ("Ride") e dalla cantante e attrice Frances Ruffelle ("God Watch Over You"), nota soprattutto per aver preso parte al musical "Les Miserables" di Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil. Ciò che si può notare ascoltando gli undici pezzi è che Paddy McAloon presta molta attenzione al minimo dettaglio anche quando registra semplici provini, e più volte si può immaginare come questi brani potrebbero rendere se fossero suonati da una vera band al completo.
Non tutto funziona a meraviglia, e qualche passaggio qua e là suona irrimediabilmente datato (esempi lampanti sono il rap introduttivo di "Let There Be Music" e certi arpeggi di pianoforte che tante volte abbiamo ascoltato nei successi dell'house music) ma si tratta nella maggior parte dei casi di composizioni ispirate e che resistono decisamente bene alla prova del tempo. E non solo per merito delle qualità del songwriting, ma anche perché sono stati in molti, negli ultimi anni, a subire il fascino dei sintetizzatori vintage (non solo gli ultimi Depeche Mode ma anche l'ex-Savage Garden Darren Hayes, innamorato del Fairlight CMI) e di certa elettronica lo-fi (dal David Gray di "White Ladder" ai Magnetic Fields di Stephin Merritt). Così un brano come "Ride", un possibile successo radiofonico tra i più convincenti del lotto, non si discosta tanto dalle sonorità riprese, con intelligenza, dagli Empire Of The Sun.

Si dice che la Sony si sia rifiutata di pubblicare quest'album per via dei riferimenti religiosi nei testi di Paddy. La musica è qui vista come una divinità, una forza salvifica, riprendendo un concetto caro alla compositrice tedesca del XII secolo Hildegard Von Bingen che scrisse, in una lettera rivolta ai prelati di Magonza, che la musica terrena altro non sarebbe che "un tentativo dell'uomo di ricreare il canto perfetto degli angeli del Paradiso" (che Adamo, prima di farsi tentare dal diavolo, riusciva ad ascoltare). Brani come "God Watch Over You" (quanto di più vicino ai singoli "If You Don't Love Me" e "The Sound Of Crying" inclusi nel greatest hits del 1992), "Sweet Gospel Music" (che avrebbe beneficiato di una migliore produzione e un arrangiamento più "ricco") e "Angel Of Love" hanno sicure connotazioni religiose, ma sarebbe frettoloso attribuire tali caratteristiche ad ogni singola canzone.
Per esempio al divertente pop jazzato di "I Love Music", a metà strada tra i Matt Bianco di "Whose Side Are You On?" e certe produzioni un po' naif del Leonard Cohen più recente. Qui McAloon dichiara di amare la musica in ogni suo stile, dal "Claire de Lune" al funky e cita il suo "eroe" Irving Berlin, Nile Rodgers e il "guru dell'avantgarde" Pierre Boulez. Piace anche l'altra lode alla Musica, "Music Is A Princess" ("è una principessa, io sono solo un ragazzo vestito di stracci", oppure "un nessuno", o ancora "Oliver Twist"). Non è semplice cantare testi del genere senza sembrare mielosi, ma pure qui Paddy se la cava egregiamente.

La seconda metà dell'album ricorda molto le atmosfere di "Andromeda Heights": in particolare, "Last Of The Great Romantics" (vale a dire "il ragazzo che fa un banchetto con una tavola di briciole, ascolta musica romantica nei telefoni cui nessuno risponde e nello sbattere arrabbiato di una porta") e la bacharachiana "Falling In Love" (quasi una versione minimal di quella "The Mystery Of Love" che già spiccava all'interno del disco del 1997). "Meet The New Mozart" ci fa immaginare il "mago di Salisburgo" alle prese con il mondo della musica oggigiorno (non un espediente inedito, visto che Luc Plamondon già scrisse qualcosa su un'improbabile Edith Piaf alle prese col mondo del rock in "Piaf chanterai du rock"), "nel letto dove il commercio dorme insieme all'arte".

"Let's Change The World With Music" non è il solo album a essere rimasto inedito fino ad oggi: gli archivi di McAloon sono pieni di progetti mai portati a termine (un disco sulla storia di Michael Jackson, un concept-album su "Zorro The Fox" e altro ancora) e non è detto che la Kitchenware, etichetta che è tornata a far parlare di sé dopo anni per aver lanciato gli Editors (neanche a farlo apposta Tom Smith ha inciso da poco un personale rifacimento di "Bonny", ovvero la seconda canzone all'interno della scaletta di "Steve McQueen") non abbia già pronto un altro coniglio da estrarre dal cilindro.
Un disco adatto non solo ai nostalgici inguaribili degli anni 80 - non c'è mai stato nulla di particolarmente modaiolo nella musica della band di Newcastle, fatta eccezione forse per "From Langley Park To Memphis" - ma anche a tutti coloro che amano la musica leggera più melodica ed elegantemente "vestita", dai Divine Comedy di Neil Hannon in poi.

(28/09/2009)

  • Tracklist
  1. Let There Be Music
  2. Ride
  3. I Love Music
  4. God Watch Over You
  5. Music Is A Princess
  6. Earth, The Story So Far
  7. Last Of The Great Romantics
  8. Falling In Love
  9. Sweet Gospel Music
  10. Meet The New Mozart
  11. Angel Of Love
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