Stephen Malkmus & The Jicks

Mirror Traffic

2011 (Matador) | alt-rock

Negli anni Novanta sarebbe stato un sogno impossibile: Stephen Malkmus e Beck insieme. Vent'anni dopo, un'accoppiata del genere rischia di venire liquidata solo come una questione da reduci. E sarebbe un errore, perché nonostante le inevitabili parabole si tratta di un connubio tutt'altro che nostalgico. Da un lato, la recente reunion dei Pavement ha restituito a Malkmus il senso della proporzione, che sembrava appannato nel confuso "Real Emotional Trash". Dall'altro, il nuovo ruolo di produttore che Mr. Beck Hansen si è ritagliato sta fruttando una sfilza di soddisfazioni, dal lavoro con Charlotte Gainsbourg a quello con Thurston Moore. "Mirror Traffic" mette così in scena un suono tirato a lucido, che riporta alla memoria quello confezionato da Nigel Godrich per "Terror Twilight", al servizio di una serie di canzoni più compatte e meno chitarristiche, anche se non sempre del tutto a fuoco.

Il sapore frizzante di "Tigers" dà l'abbrivio con i suoi svolazzi giocosi, mentre l'attacco di "Senator" aggredisce con l'energia dei tempi migliori. E proprio a proposito dello sberleffo di "Senator" ("I know what the senator wants is a blow job") Malkmus ci tiene a non lasciarsi inquadrare in uno schieramento politico: "So che cosa vuole un senatore perché so che cosa vuole la gente: vuole portare a casa qualcosa per quello che fa", spiega. "Non sono molti quelli che agiscono solo per il bene comune".
Il tocco di Beck alla consolle è sempre attento a non snaturare lo spirito della musica dell'ex Pavement. Certo, le eleganti tessiture per piano e chitarra di "No One (Is As I Are Be)", che evocano l'eco della classica "Ode To Billy Joe" di Bobbie Gentry, non avrebbero sfigurato tra le pagine di "Sea Change". E anche "Long Hard Book", con la sua delicatezza a scaglie distorte, nasconde sottopelle i suggerimenti beckiani: "La mia idea", racconta Malkmus, "era quella di un chorus nello stile di Neil Young o Gram Parsons, con Janet Weiss nei panni di Emmylou Harris. Beck ha reso quel suono completamente diverso: era un po' ispido e lui ha reso tutto più diretto".

Tra la ruvidezza garagista del boogie di "Tune Grief" e i riff sbarazzini di "Stick Figures In Love", Malkmus riesce a tenere a freno la divagazioni: "Ci tenevo a essere più conciso. Più come la cattura di Bin Laden - dentro e fuori rapidamente con un elicottero Black Hawk. La sensazione era quella". I Jicks, ormai affiatatissima backing band, vedono per l'ultima volta tra le loro fila la batteria di Janet Weiss, decisa a dedicarsi a tempo pieno a Quasi e Wild Flag. Malkmus non le risparmia una frecciatina d'addio, accusandola di avere suonato nell'album con uno spirito da semplice session drummer...
Abbandonato il titolo inizialmente suggerito dall'amico David Berman dei Silver Jews ("L.A. Guns") per evitare il rischio di diatribe legali con l'omonimo gruppo hard rock californiano, "Mirror Traffic" inanella una tracklist insolitamente affollata per gli standard di Malkmus, ma non sono pochi i momenti che finiscono per perdersi nell'anonimato. Malkmus, in procinto di traslocare a Berlino con moglie e figli, sembra volersi raccontare con un tono più intimo e personale, cercando di cogliere l'attimo con la leggerezza di "Forever 28". L'importante, come suggerisce "Asking Price", è essere sempre pronti a non lasciarsi sfuggire le occasioni che ogni giorno è capace di offrire: "Many opportunities come rolling off your lap / I'm not gonna bait that trap again". E l'occasione, stavolta, era buona. Il Malkmus solista, però, rimane un eterno incompiuto.


Tigers

(06/09/2011)

  • Tracklist
  1. Tigers
  2. No One (Is As I Are Be)
  3. Senator
  4. Brain Gallop
  5. Jumblegloss
  6. Asking Price
  7. Stick Figures In Love
  8. Spazz
  9. Long Hard Book
  10. Share The Red
  11. Tune Grief
  12. Forever 28
  13. All Over Gently
  14. Fall Away
  15. Gorgeous Georgie
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