Strokes

Angles

2011 (Rca) | pop-rock

Ci si chiede spesso cosa c'entrino gli Strokes con gli anni Zero. La risposta più immediata potrebbe essere un ecumenico "tutto e niente". Hanno dato il la al revival garage-pop con due dischi più che onesti (ma che vivevano delle individualità di splendidi singoli), con un contorno di fighettume newyorkese, glamour come se piovesse e wannabe dannati e giovani alle soglie del millenium bug.
La ricetta però funzionò alla grande, copertine e moltitudini di fan parlano chiaro. Così come il termine "indie", tornato come non mai di moda proprio grazie a loro e compagnia bella (Libertines, Interpol vi dicono nulla?).

A dire il vero, però, non li avevamo lasciati troppo bene. Un po' smarrito in quello che vorrebbe essere e quello che realmente esprime ("First Impressions Of Earth"), il quintetto torna sulle scene con quello che da più parti viene annunciato come il loro ultimo album, la cui orrida copertina e il titolo, che vince il premio scontatezza, non rappresentano proprio biglietti da visita intriganti.
Cosa sono quindi gli Strokes di "Angles"? Il solito gruppo da singoli? Sì e no, nel senso che la brillantezza di una "12:51" o di una "Reptilia" non si ritrova nel singolo di lancio "Under Cover Of Darkness". Però a guadagnarci è il disco nel complesso, che risulta un lavoro con meno guizzi ma forse più omogeneo. "Angles" li segnala in una via di mezzo tra un campo minato che risponde al nome di ripetitività (e la seconda traccia pare difatti uscita direttamente da "Is This It") e la voglia di rifuggire certi cliché.

Ebbene, il tentativo riesce a metà: Casablancas e soci tentano di replicare i fasti iniziali, con buona verve ma con una scrittura spesso latitante, tra chitarre in cerca del ritornello catchy - trovandolo nella weezeriana "Taken For A Fool", nei coretti sixties di "Gratisfaction" o nell'incedere primaverile di "Life Is Simple In The Moonlight" (forse il miglior episodio del disco) - e un (power)pop in progressione che in "Two Kind Of Happiness", "Machu Picchu" (con inserti funky) e "Metabolism" scivola via senza lasciare tracce salienti di sé.

Non è il solito disco degli Strokes, perché qui la band dimostra davvero di voler provare ad arrivare a qualcosa di altro rispetto al solito. Purtroppo, però, i propositi non si realizzano compiutamente e i pezzi convincenti alla fine sono non più di tre o quattro, al pari di quelli mediocri. Alla prossima?

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(22/03/2011)



  • Tracklist
  1. Machu Picchu
  2. Under Cover Of Darkness
  3. Two Kinds Of Happiness
  4. You're So Right
  5. Taken For A Fool
  6. Games
  7. Call Me Back
  8. Gratisfaction
  9. Metabolism
  10. Life Is Simple In The Moonlight
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