Maximo Park

Too Much Information

2014 (Daylighting) | alt-pop, alt-rock

Lo ammetto, questa per me non è stata una recensione facile. Penso ai Maximo Park e mi tornano in mente i primi anni di università, i pomeriggi infiniti a casa dei miei compagni di corso passati a commentare i video alla tv come facevano “Beavis&Butthead”, in un periodo più o meno coincidente con gli anni ruggenti dell’indie-rock d’Albione. Ricordo che canzoni come “Our Velocity”, “Books From Boxes” e “Apply Some Pressure” contribuirono a elevare la band di Newcastle nel nostro personalissimo olimpo musicale, insieme ad altri nomi “pesanti” dell’epoca (Libertines, Franz Ferdinand, Bloc Party, Arctic Monkeys). Poi l’università finì, le strade si divisero e i Maximo Park sparirono per un po’ dai miei radar musicali. Com’era inevitabile, gli approcci agli album successivi non poterono più regalarmi le stesse emozioni del loro primo “A Certain Trigger”. Bisognava capire se non fosse solo un problema di coinvolgimento emotivo o se effettivamente la luce dell’indie-rock si era spenta del tutto. Come sempre, probabilmente la verità stava nel mezzo.

Intanto i Maximo Park escono nel 2014 con il loro quinto lavoro in studio, dal titolo “Too Much Information”, prodotto da Dave Okumu e inizialmente concepito come un Ep. Leggeri e molto primaverili, gli undici mattoncini che compongono questo disco risultano piuttosto piacevoli all’ascolto, con la voce di Paul Smith che si fa più riflessiva e controllata rispetto al passato. Se l’apertura saltellante e nervosa di “Give, Get, Take” ci riporta nei territori musicali tipicamente british dibattuti in precedenza, le sonorità dance-rocke vagamente oscure di “Brain Cells” e “Leave This Island” rimandano ai Bloc Party di “Intimacy”, fortunatamente con risultati non così fallimentari.
Ci pensa la smithiana “Lydia, The Ink Will Never Dry” a mettere a posto le cose, abbozzando una linea melodica coinvolgente e catchy impreziosita da chitarre dal sapore balneare tipiche dei Real Estate. L’idea di fondere i lidi sicuri dell’indie-pop con accenni di elettronica tipicamente 80's ritorna per tutto il resto dell’album con risultati altalenanti, inframezzando qua e là veloci schegge di un paio di minuti, come “Her Name Was Audre” o “I Recognize The Light”, più tipicamente riferibili ai Maximo Park degli esordi. Il disco si chiude con la bella e ispirata romanticheria di “Where We’Re Going” con un Smith in un’inedita veste di crooner.

E quindi adesso sono qui che penso a come giudicare un disco di una band che poteva prendersi un pezzetto di mondo mettendosi in scia agli Arctic Monkeys così come sparire nella nebbia dell’anonimato come i vari The Fratellis, The View, The Enemy e almeno altre 10/15 band d’Oltremanica che iniziano con “The”. I Maximo Park si sono invece limitati a sopravvivere stando nel guado con coerenza e dignità, ritagliandosi il proprio angolino felice in cui divertire i propri fedelissimi e qualche nuovo adepto dell’ultim’ora. Questo “Too Much Information” si dimostra comunque un passetto in avanti rispetto agli ultimi album, non proprio un colpo di coda memorabile, ma un segno di vita più che accettabile. Magari, proprio in questo momento, un gruppo di universitari appena ventenni sta guardando il video di “Brain Cells” alla tv pensando “Wow, questa roba non è niente male!”. Esattamente come noi con “Books From Boxes”, sei o sette anni fa. Altri tempi.

(09/02/2014)

  • Tracklist
  1. Give, Get, Take
  2. Brain Cells
  3. Leave This Island
  4. Lydia, The Ink Will Never Dry
  5. My Bloody Mind
  6. Is It True?
  7. Drinking Martinis
  8. I Recognise The Light
  9. Midnight On The Hill
  10. Her Name Was Audre
  11. Where We’re Going


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