Air

Twentyears

2016 (Aircheology / Parlophone) | pop elettronico

Di quell'articolato panorama che tra la seconda metà dei Novanta e i primissimi del Duemila prese il nome di french touch, gli Air hanno rappresentato - a braccetto con i coevi Daft Punk, seppure in modalità differenti - il lato più popolare e spendibile. Più facile passarli in tv (al punto che di "Sexy Boy" e "Kelly Watch The Stars" in molti ancora oggi ricordano anzitutto i videoclip), più semplice venderne i dischi, più agevole inserirne le hit in qualsivoglia contesto pubblico e privato, festoso o rilassato che fosse. Che poi a conti fatti uscite come quelle dei Motorbass abbiano avuto tutt'altra influenza sulla musica transalpina e oltre, è un altro paio di maniche. Gli Air sono stati un po' un ibrido difficile da replicare, e questo vale anche per se stessi.

Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel, studente di architettura il primo, di matematica il secondo, hanno avuto certamente il guizzo di inventarsi non solo un orizzonte sonoro, ma anche un'estetica ben definita che ne potesse corredare le traiettorie. Un po' retrò, un po' futuristica, la musica del duo di Versailles andava a toccare le corde di un pubblico potenzialmente ampio: imbevuti di un approccio colto e di un immaginario vivido, i due francesi erano già dalla prima ora in grado di dirottare sintetizzatori e chitarre verso ovattati sogni spaziali, frullando fascinazioni pop, tocco francese, psichedelia, downbeat, easy listening e via dicendo.
Nel 1995, ufficiosamente, la fucina del sud-ovest parigino offriva il suo primo saggio: "Modular Mix", titolo-omaggio al celebre architetto Le Corbusier. Nel 1996, con i crismi dell'ufficialità, era la volta di "Casanova 70", con le sue atmosfere sornione sospese in un vuoto cosmico. In sostanza, la prima scorribanda "spaziale", un salutare allenamento prima di cimentarsi nel safari lunare.

A due decenni esatti da quella prima uscita discografica, "Twentyears" è la retrospettiva con cui Godin e Dunckel in prima persona si guardano alle spalle per tirare le somme di quanto è stato. Un greatest hits autocelebrativo, una raccolta di B-side, brani inediti e pezzi scritti per colonne sonore, e infine - in tiratura limitata in arrivo a fine luglio - un'edizione extra con remix di brani di David Bowie, Beck, Depeche Mode, MGMT, Neneh Cherry e altri ancora.
Per quel che riguarda il best of, c'è poco da eccepire. Già nelle prime cinque canzoni in scaletta trovano posto i tre brani "storici" da "Moon Safari": "La Femme d'Argent", "Kelly Watch The Stars", "Sexy Boy". Nel mezzo, le atmosfere incantate di "Cherry Blossom Girl" dal sottovalutato "Talkie Walkie" e la sontuosa "Playground Love" cantata da Gordon Tracks alias Thomas Mars, frontman degli altri eroi di Versailles (Phoenix) per la colonna sonora de "Il giardino delle vergini suicide".
Anche se l'intera prima parte della raccolta attinge dai primissimi album degli Air, non sussiste un vero e proprio ordine cronologico. Più avanti, le atmosfere spaziali di "Moon Fever" provengono dal (relativamente) recente "Le Voyage dans la Lune", mentre l'esuberante boogie cosmico "Don't Be Light" con ospite Beck e la leggera "How Does It Make You Feel" riportano all'inizio del millennio e all'album "10 000 Hz Legend".
Interessante, per ragioni diverse, la chiusura della tracklist. "Le Soleil est Près de Moi" è uno dei pezzi scritti nel primissimo periodo, e come gli altri confluito nella raccolta "Premiers Symptomes". Tra atmosfere lounge e vocoder, un degno antesignano delle future produzioni. "Land Me" proviene invece dal recente (2014) "Music for Museum", un pianoforte a dare il la ai vocalizzi "ambientali" di due voci femminili.

Se il primo Lp rappresenta una carrellata di brani storici e in qualche modo "dovuti", il secondo punta tutto sull'effetto sorpresa, vale a dire quattordici canzoni che pescano tra rarità e inediti. Non si può che partire dall'ingresso in campo di Charlotte Gainsbourg e Jarvis Cocker, partner ideali nella soffusa ballata "The Duelist", che guarda dritto alla lezione del padre (naturale e artistico) Serge. Ancora meglio va con l'altra gloria nazionale, Françoise Hardy, la cui voce incornicia la seducente "Au Fond du Rêve Doré".
"Crickets" e "The Way You Look Tonight" provengono dalle sessioni di "Pocket Symphony" e "10 000 Hz Legend", mentre inediti su album sono il downbeat-jazz "Adis Abebah", dalla colonna sonora del film francese "Quartier lontain", e la più estroversa "Roger Song", con pianoforte, fiati e sitar a tirare i fili della trama. Sitar che si erge a protagonista nell'esperimento freak "Indian Summer", non esattamente il punto più alto nella discografia del duo francese. Decisamente meglio l'arioso remix di "Remember" firmato da David Whitaker.

Se lo svuotamento (parziale?) degli archivi può far gola ai fan più accaniti e completisti, è indubbio che la parte del leone la fa - tanto per cambiare - quella sfilza di singoli messi in fila nel primo Lp. Un'uscita confezionata appositamente per chi, parafrasando Isaac Asimov, prova ancora nostalgia del retrofuturismo.

(04/07/2016)

  • Tracklist
Cd 1

  1. La Femme d'Argent
  2. Cherry Blossom Girl
  3. Kelly Watch The Stars
  4. Playground Love
  5. Sexy Boy
  6. Venus
  7. All I Need
  8. Alpha Beta Gaga
  9. Moon Fever
  10. Don't Be Light
  11. How Does It Make You Feel
  12. Once Upon A Time
  13. Alone In Tokyo
  14. Talisman
  15. Run
  16. Le Soleil Est Près De Moi
  17. Land Me

Cd 2

  1. Planet Vega
  2. Flowerhead
  3. Crickets
  4. The Duelist
  5. High Point
  6. Au Fond du reve doré
  7. Danger Zone
  8. Indian Summer
  9. The Way You Look Tonight
  10. Roger Song
  11. J'ai Dormi Sous l'Eau - BBC Session 1998
  12. Remember - David Whitaker Remix
  13. Trente Millions d'Amis - Live KCRW 98
  14. Adis Abebah
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