Twin Shadow

Caer

2018 (Reprise Records) | synth-pop, r'n'b

Ha preso una bella botta, Twin Shadow, ma è comunque riuscito a rialzarsi. Il riferimento non è soltanto al brutto incidente stradale che l'ha coinvolto ormai tre anni fa e con cui rischiò di vedere compromessa la sua capacità di suonare ma anche alla freddezza con cui fu accolto il suo precedente album. Dalla critica, certo, ma soprattutto da coloro che all'esordio l'avevano salutato come un possibile nuovo paladino della black-indie innamorato degli anni 80 e che si erano poi ritrovati a osservare gradualmente un'aspirante popstar.
Rimettendosi in piedi per la realizzazione di "Caer" (che in spagnolo significa appunto cadere) George Lewis Jr. si è così scrollato di dosso il massimalismo sonoro e la muscolosità degli arrangiamenti di "Eclipse" (ne rimane traccia solo nell'elasticità funky di "When You're Wrong") per tornare sui suoi passi e confezionare qualcosa idealmente posizionato a metà strada tra i suoi primi due dischi.

Nononostante i tormenti di "Obvious People", le tensioni new wave del debutto sembrano però ormai del tutto affievolite e della spinta propulsiva di "Confess" si scorgono elementi soltanto quando, in compagnia delle HAIM, Twin Shadow riscrive con successo "The Boys Of Summer" di Don Henley nell'asciutta "Saturdays". Rimane la patina eighties ovviamente (anche se meno didascalica del solito) ma la principale caratteristica di "Caer" è quella di suonare come un album prevalentemente raccolto e intimista.
Quasi mai si scade nell'indolenza, però, anche quando si accenna direttamente all'incidente, come nella pianistica "Runaway", l'ariosità e il romanticismo dei suoi ritornelli cinematografici rimangono comunque intatti. L'impeccabile "Littlest Things" e soprattutto l'agrodolce "18 Years" (purtroppo avara del bellissimo refrain) faranno sicuramente gola a chi apprezzò "Forget", mentre il decadente minuetto della cupa "Little Woman", condita con arabeschi e distorsioni elettroniche, apre inediti e interessanti scenari sui futuri sviluppi della sua carriera.

Nel tentativo di donare maggiore poliedricità al progetto (o per non rinunciare definitivamente alla possibilità di un pubblico più ampio), Lewis Jr. rischia però di far nuovamente storcere il naso a molti, dedicandosi anche a un ideale di pop talmente cristallino da risultare finanche stucchevole, nonostante la buona scrittura.
È il caso del singolo "Brace" e dell'ancor più baldanzoso "Too Many Colors", fin troppo old-fashioned e disperatamente bisognosi di un po' di sporcizia. Sarà forse per contrapposizione che un raro slancio di contemporaneità r'n'b come quello di "Sympathy", il cui il nostro cerca di dire la sua sulla sheeraniana "Shape Of You", riesce nonostante tutto a non suonare fuori luogo.
Dopo una rovinosa caduta fa comunque piacere ritrovare Twin Shadow ancora in piedi seppur barcollante, pronto a rimettersi in carreggiata e con davanti una strada che sembra ancora piuttosto tortuosa ma non più così in salita.

(29/04/2018)

  • Tracklist
  1. Brace feat. Rainsford
  2. Saturdays feat. HAIM
  3. Sympathy feat. Rainsford
  4. 18 Years
  5. Little Woman
  6. When You're Wrong
  7. Twins Theme (Interlude)
  8. Littlest Things
  9. Too Many Colors
  10. Rust (Interlude)
  11. Obvious People
  12. Runaway
  13. Bombs Away (RLP)


Twin Shadow su OndaRock
Recensioni

TWIN SHADOW

Eclipse

(2015 - Warner Bros)
La sconcertante metamorfosi di George Lewis Jr., da brutto anatroccolo indie a cigno nero del pop

TWIN SHADOW

Confess

(2012 - 4AD)
Il secondo capitolo delle confessioni di George Lewis Jr. rispetta le promesse del fulminante debutto ..

TWIN SHADOW

Forget

(2010 - 4AD)
Un affresco synth-wave fascinoso e melodrammatico, dalla provenienza imprevedibile

News
Twin Shadow on web