Mike Gangloff ha fondato i Pelt nel lontano 1993. Due anni più tardi ha reclutato l’amico Jack Rose, giusto in tempo per suonare la chitarra sui primi due album della band americana, “Burning/Filament/Rockets” e “Brown Cyclopaedia”: l’inizio del culto della psichedelia del rumore. Rose ha suonato nei Pelt per tutta la sua vita, ma a fine anni 90 ha sentito l’esigenza di iniziare a registrare anche dischi a proprio nome. Dischi acustici in cui sperimentare più o meno consapevolmente nuove tecniche, partendo dagli insegnamenti di John Fahey per arrivare a scrivere una nuova pagina della musica folk americana.
A dieci anni dalla morte di Jack Rose, l’ex-Arborea Buck Curran ha deciso di tributare un omaggio al grande chitarrista americano, chiamando una dozzina di musicisti a raccolta. “Ten Years Gone: A Tribute To Jack Rose” è il risultato di uno scambio di impressioni e vere e proprie lettere d’amore rivolte al ricordo dell’amico. Non poteva che essere proprio Mike Gangloff ad aprire la scaletta dell’album, con il suo violino in bella mostra tra gli intarsi melanconici della meravigliosa ballata country “The Other Side Of Catawba”. Meno conosciuto da questa parte di mondo il chitarrista nonché produttore Nick Schillace, che mette in mostra le sue abilità al fingerpicking nella movimentata “King’s Head”. Con una mezza dozzina di album già pubblicati, tra i quali un’apparizione su Young God Records nelle fila dei Fire On Fire, Micah Blue Smaldone regala una ballata lenta e avvolgente nei tre minuti scarsi di “Winghole”.
Due dei capolavori dell’album sono a metà scaletta. Il primo è firmato Sir Richard Bishop: la sua “By Any Other Name” cita Shakespeare nel titolo e risuona di armonici alla Popol Vuh; la dedica di un amore incondizionato verso un amico con il quale si è condivisa una filosofia di vita. Subito dopo Buck Curran regala un altro momento imperdibile con la commovente “Greenfields Of America (Spiritual For Jack Rose)”, un’omelia di appena tre minuti e mezzo che potrebbe durare un’eternità.
21/12/2019