Mary Lattimore

Silver Ladders

2020 (Ghostly International) | ambient, post-rock

E’ possibile che Mary Lattimore non l’abbiate mai sentita nominare (cosa comunque difficile se frequentate la musica ambient o la classica moderna), ma il suono della sua arpa, invece, molto probabilmente lo avete udito. Forse ascoltando il lavoro psych-folk a nome “The Valerie Project”, progetto creato con colleghi provenienti da Espers e Fursaxa, o, molto più facilmente, in qualche canzone di Jarvis Cocker, Thurston Moore o Kurt Vile (tanto per dirne qualcuno, l'elenco è molto più lungo), cui ha prestato con piacere la voce evocativa del suo strumento.
La musicista di stanza a Los Angeles non è un’occasionale del panorama indie, bensì una collaboratrice ambita e frequentatrice di festival. E’ proprio in uno di questi festival che è scoccata la scintilla creativa dietro la realizzazione di questo suo sesto Lp (senza contare quelli in collaborazione con Jeff Zeigler, Mac McCaughan o Meg Baird), nel quale ha incontrato Neil Halstead (chitarra, voce e principale mente creativa degli Slowdive) che gliel’ha prodotto nel suo studiolo casalingo.

Quella di Halstead è stata una produzione attiva. Lo Slowdive non si è limitato a lavorare sui demo portati in studio dalla Lattimore, ma ha improvvisato con Mary dando vita ad alcuni brani completamente nuovi. L’impronta del musicista nativo di Luton si sente forte e chiara nella maniera in cui vengono fatte echeggiare le corde dell’arpa di “Sometimes He’s In My Dreams” o nei riverberi misteriosi che avvolgono il finale della lunga “Till A Mermaid Drags You Under”. Dieci minuti e passa di ambient misterica che si evolve ondivaga e scura come una piece post-rock dei Dirty Three.
Con il post-rock, la musica ambient di Mary Lattimore condivide la capacità di narrare senza bisogno di parole. Ascoltate “Chop On The Climbout”, quell’arpa delicata che si inoltra abbacchiata tra fievoli riverberi e i venti freddi disegnati dai droni, e provate a non immaginare un viandante smarrirsi nella nebbia di una scogliera.
Sono certamente meno narrativi i brani più brevi, dove è però intatta la capacità dell’arpa di Mary Lattimore, adornata solo di qualche effetto o accompagnata da una tastiera, all’occorrenza dal pianoforte, di abbozzare paesaggi come un pittore impressionista. Non è un bosco che si risveglia dopo un acquazzone quello che ascoltate in “Thirty Tulips”? O un’attesa su di un molo nebbioso quanto sentite nella title track?

Un cane riposa sul tappeto di stoffa adagiato sul parquet di un soggiorno accogliente, dalla porta-vetrata di casa si intravedono il mare e il cielo divisi in parti uguali dalla linea dell’orizzonte, di fianco ad essa gli otto pianeti e un buco nero disegnano le loro orbite parallele. “Silver Ladders” mantiene quello che la splendida copertina e il titolo promettono: sette brani che sono altrettante scale argentate, portali che dal salotto o dall’automobile in cui state ascoltando il disco vi condurranno verso la volta celeste o il fondale dell’oceano.

(20/10/2020)

  • Tracklist
  1. Pine Trees
  2. Silver Ladders
  3. Til A Mermaid Drags You Under
  4. Sometimes He's In My Dreams
  5. Chop on the Climbout
  6. Don't Look
  7. Thirty Tulips


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