Throwing Muses

Sun Racket

2020 (Fire) | alt-rock, blues, indie-rock

Sentire il piglio ruvido e graffiante della voce di Kristin Hersh dà sempre una certa emozione. Ascoltando l’iniziale “Dark Blue” non sembra trascorso così tanto tempo da “Throwing Muses” (4AD, 2003) e neanche troppo da “University” (Sire/Reprise, 1995), in mezzo al quale sono passati diversi album solisti e libri della cantautrice americana.
Hersh resta sempre una delle più ispirate e intriganti songwriter dell’indie-rock anni 80-90 e “Sun Racket”, decimo album della band che arriva a sette anni da “Purgatory/Paradise” (Harper Collins, 2013), trattiene il fascino e le atmosfere di quegli anni, con una maggiore freschezza nel suono. Sono mesi di riflessioni per molti artisti indie, soprattutto per i più longevi e in costante attività, come i Coriky degli ex-Fugazi Ian MacKaye e Joe Lally, o gli eroi solitari ancora alla ricerca di significati come Phil Elverum/Microphones e David Bazan/Pedro The Lion.

Più inquieto e adrenalinico del precedente, il ritorno del trio di Boston presenta dieci tracce dirette e ruvide, in cui la parte più affascinante resta sempre la scrittura dei testi cruda e visionaria della leader. Ci cattura, ad esempio, l’ermetismo di “St Charles”, dove l’acqua – elemento ricorrente nei testi della cantautrice – si trasforma stavolta in ghiaccio, sopra cui Hersh tenta di specchiarsi trovando il volto (e i suoni) di PJ Harvey

And the snow tells us where to go
Soon as I use up what I bought I’m leaving
And now it’s raining down my shirt
“This won’t hurt”
“You’re joking”

And the snow

Il corpo della musica resta un alternative rock venato di blues, dominato dalle chitarre elettriche e domato dal carisma della Hersh, come in “Bywater”, “Frosting” e la conclusiva “Sue’s”, in cui l’arpeggio portante della chitarra sembra schizzato fuori da “Black Hole Sun” dei Soundgarden per disfarsi in una ballad nera: 

The devil has no soul
Doesn’t love who he fucks
Plays his cards wrong
Down on his luck

But the boy’s a barometer
Polaroid of god

Lightning in bottles
Flies on walls
In a heaven hell made

A volte si è disorientati nel capire se è la musica dei Throwing Muses ad aver influenzato il grunge, o viceversa, o se si sono contaminate vicendevolmente. In “Bo Diddley Blues” la Hersh sembra trasfigurarsi in Mark Lanegan sulle note di un blues metropolitano à-la Screaming Trees, mentre la ballad “Upstairs Dan” va più in profondità, alternando mood nostalgico e atmosfere grottesche, in cui la voce scura della cantante e le chitarre sature di fuzz bruciano l’ossigeno nell’aria mentre ci traghettano oltre le colonne d’Ercole.

“Sun Racket” è un disco ineccepibile, frutto della maestria di una band lucida e in forma, ma gli manca qualcosa. Forse qualche eccesso o sbavatura in più, qualcosa che sul piano emotivo ci graffi più intensamente, o qualche limite travalicato in termini musicali. Forse qualcosa che ci separi dagli anni 90.

(04/09/2020)

  • Tracklist
  1. Dark Blue
  2. Bywater
  3. Maria Laguna
  4. Bo Diddley Bridge
  5. Milk At McDonald’s
  6. Upstairs Dan
  7. St. Charles
  8. Frosting
  9. Kay Catherine
  10. Sue’s
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