Blanco

Blu celeste

2021 (Island) | pop-rap, r'n'b

Qualcosa è cambiato nella musica italiana degli ultimi anni, e il 2003 Riccardo "Blanco" Fabbriconi ben rappresenta questa trasformazione. Come Madame, è schietto nei testi e molto emotivo nel canto, ma come Anna Pepe ha iniziato da un type-beat e il suo successo è arrivato all'improvviso, spinto dal passaparola web. Come i Maneskin è arrivato in alto nelle classifiche mondiali di Spotify, tanto che il suo album è stato il terzo più ascoltato fra il 10 e il 12 settembre scorsi, dietro solo a J Balvin e Baby Keem. Come Achille Lauro, gioca con il rock, frullando riferimenti differenti e distanti secondo un occhio contemporaneo.

Anche Blanco appartiene alla terra di confine fra trap, pop e r'n'b che Mahmood ha già esplorato con successo, fra lavori solisti e tante collaborazioni. Il primo successo a cui ha partecipato, cioè "La canzone nostra" (gennaio 2021) di MACE, da lui introdotta intonando una lunga melodia acrobatica, ha ottenuto un quadruplo platino ed è sicuramente uno dei brani italiani dell'anno, mentre "Mi fai impazzire" (giugno 2021), con Sfera Ebbasta, altro quadruplo platino, ha agitato l'estate col suo curioso pop-punk robotico.

Su questo album d'esordio, "Blu celeste", Blanco canta, urla e si dispera a cuore aperto, sin dall'iniziale "Mezz'ora di sole", solo l'inizio di un album centrato sulle evoluzioni della voce, fra sussurri, balbettii, arie melodiche e grida travolgenti. Coraggiosamente, non ci sono collaborazioni acchiappa-stream, così da lasciare tutto lo spazio alla voce del diciottenne.
È l'intensità e l'istintività del tutto a colpire durante l'ascolto, un'irrequietezza adolescenziale che innerva l'electro-rock esaltante di "Notti in bianco", la post-trap di "Figli di puttana", il pop-punk androgino, assordante e urlato di "Paraocchi". Il momento più sorprendente è però "Pornografia (Bianco Paradiso)", il punk-rock ripensato ai tempi della trap (qualcuno spieghi a J-Ax come farlo).

Il contrappeso a questa irruenza è la malinconia cantautorale della title track, "Lucciole" e "Afrodite", dove alla voce è lasciato l'arduo compito di dominare gli arrangiamenti, con l'effetto collaterale di sperticarsi fino al naïf o caricarsi nell'interpretazione fino al patetico.
Discorso a parte meritano i testi
teen, genuinamente immediati, ma anche epidermici fino al banale. Funziona tutto meglio quando la spinta del brano premia più l'energia che la profondità lirica.

"Blu celeste" dovrebbe giustificare gli entusiasmi e confermare Blanco come un astro nascente. Ci prova senza strafare, con dodici brani in 33 minuti, ma non per questo risulta poco ambizioso. Quando tutto procede veloce e irruente, il modo fantasioso di usare la voce si accoppia bene con le produzioni (firmate da Michelangelo, tranne una di Greg Willen), ma quando la musica rallenta e si fa meno densa, si notano dei testi un po' ingenui e manca il guizzo compositivo che superi la reinterpretazione.
"Blu celeste" è una foto a un soggetto in movimento: sfocata e imperfetta, ma capace di trasmetterne il grande dinamismo. E cos'è, se non questo, l'album d'esordio di un promettente diciottenne?

(18/09/2021)

  • Tracklist
  1. Mezz’Ora Di Sole
  2. Notti In Bianco
  3. Figli Di Puttana
  4. Blu Celeste
  5. Sai Cosa C'è
  6. Paraocchi
  7. Lucciole
  8. Finché Non Mi Seppelliscono
  9. Pornografia (Bianco Paradiso)
  10. David
  11. Ladro Di Fiori
  12. Afrodite
  13. Follia 


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