Colin Fisher

Reflections Of The Invisible World

2021 (Halocline Trance) | jazz-elettronica

Ex membro del duo jazz-rock sperimentale Not The Wind Not The Flag, collaboratore  della band noise-rock Many Arms (due dischi in casa Tzadik), nonché di Anthony Braxton, Rhys Chatham, William Parker, Joe McPhee, Metal Kites, Eric Chenaux, Evan Shaw, Constantines, Caribou, Born Ruffians e tanti altri, Colin Fisher è un polistrumentista canadese dalla vena creativa irrequieta e imprevedibile.

“Reflections Of The Invisible World” è l’ultima sfida, una serie di esoterici landscape che attraverso l’elettronica violentano la natura estetica del sax e della chitarra, ovvero i due strumenti base della formazione artistica di Fisher.
Per un musicista passato indenne tra le maglie del jazz, del punk, della dance e dell’avanguardia, avventurarsi in oniriche e psichedeliche meditazioni alla Jon Hassell non era affatto semplice.
Il rischio di restare impigliato in una marea di citazioni senza una finalità espressiva ha di fatto minato la realizzazione di queste sette composizioni. Il musicista canadese ha tenuto però a bada l’enorme mole di materia sonora messa a disposizione, avvalendosi di formule d’astrattismo sonoro originali e ingegnose, assimilando linguaggi musicali affini o paralleli, dando vita a una sorprendente eufonia.

“Reflections Of The Invisible World” è un album che della musica ambient sfrutta solo l’estetica (“Zero Experience”), essendo la natura delle composizioni più simile alla musica jazz e sperimentale, tra stratificazioni di suoni, accordi, effetti, virtuosismi e assolo virtuali che si annullano e si condensano in destrutturate e invisibili sinfonie ambient-jazz (“Sanctum”).
Brani inebriati di minimalismo e spiritualismo navigano su onde di loop e trasfigurazioni, le quali addomesticano la chitarra fino a mutarne la natura. Le modulazioni di “Salient Charm” o “Monadic Mirror” hanno infatti un tratteggio che rimanda a Durutti Column o Dif Juz
Le atmosfere vaporose e le fini elaborazioni elettroniche di Fisher si piegano a una più organica dialettica strumentale, che genera una delle performance più trascinanti dell’album, dove distorsioni chitarristiche dialogano con malsane atmosfere jazz-noir, in un orgiastico crescendo che sfuma in un poetico lamento alla Low (“Double Image”).

L’eclettismo di questa nuova prova discografica di Colin Fisher a molti potrà ricordare alcune pagine di David Torn, ma l’algida e fluida formula jazz-elettronica messa a punto dal produttore Jeremy Greenspan (Jessy Lanza, Junior Boys) sfronda le note superflue fino a estrapolare sonorità sincopate, spettrali, tra sax e chitarra che duellano senza virtuosismi (“Coalescence”). Ed è proprio questa scarnificazione che dona a “Reflections Of The Invisible World” un fascino inaspettato. Un brano come “Unchanging Awareness” è come un miraggio, il sogno di chiunque abbia immaginato Brian Eno alle prese con l’intensità creativa del jazz; un mix di ariosi intrecci di chitarra e sax che come caligine ammantano il mondo visibile, trascinando l’ascoltatore in una dimensione epica, estatica e rassicurante.

(25/06/2021)

  • Tracklist
  1. Zero Experience
  2. Salient Charm
  3. Monadic Mirror
  4. Double Image
  5. Coalescence
  6. Unchanging Awareness
  7. Sanctum


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