Painted Shrines

Heaven And Holy

2021 (Woodsist) | folk-rock, psichedelia, indie-rock

Le figure di Jeremy Earl (Woods) e Glenn Donaldson (Skygreen Leopards, The Reds, Pinks & Purples) sono sempre state legate da importanti affinità umane e artistiche, a partire dalle numerose collaborazioni nate già nel corso della prima metà degli anni 80. Entrambi, nei loro attuali progetti artistici, ondeggiano su interpretazioni molto personali di classico pop chitarristico, piegando le sonorità a una sorta di misticismo addolcito da garbate e malinconiche narrazioni. Il caratteristico falsetto sottile di Earl dona un’aura spettrale alle sue strimpellate folk, mentre la figura di Donaldson è efficace nell’aggiungere contrasto alle eteree trame create dal collega.
 
Tra i solchi di “Heaven And Holy”, prima loro attività ufficiale sotto il moniker Painted Shrines, alla quale partecipa anche il bassista Jeff Moller (Papercuts), è palese il grande affiatamento che modella le singole indoli. L’approccio di Earl appare leggermente più dominante nel forgiare l’aplomb stilistico dei dodici brani che completano la scaletta dell'album, molto vicini al taglio caratteristico dei Woods e figli di antiche acustiche che riconducono alle seminali gesta dei compatrioti Byrds, per poi sconfinare in alcuni richiami ai Chills e agli Stone Roses degli esordi.

“Saturates The Eye” e soprattutto "Gone", il primo singolo estratto, incorniciano la voce vibrata di Earl in brillanti linee di chitarra elettrica. La conduzione vocale avvolge armonie folk-rock agrodolci e ne amplia la mestizia di fondo con indovinati ritornelli (“Painted Shrines”), talvolta intrecciati da zuccherini respiri d'organo e mellotron.
I due artisti americani si concedono qualche libertà nei numerosi strumentali intrisi di venature psichedeliche, come la ronzante e spaziosa "Panoramic”, che sibila con tipiche divagazioni beatlesiane occasionalmente dentellate da segmenti d’elettrica. Si vira verosimilmente verso est sia in "Pacem In Terris", con chitarre schiacciate su effetti simili al sitar e circondate da bisbigli elettronici, che in "Soft Wasp", probabilmente il passo più interessante del disco, sminuzzato da accordi shoegaze e intricati ritmi di batteria, laddove sono invece percussioni tribali a delineare l’aspetto di “Coast” o i guizzi country-pop vicini ai Rem d’annata (altra attinenza costante) nella desertica “The Bzc”. 
Spensierate percezioni di recondito pop-punk fanno capolino in “Not So Bad”, grazie al tipico groove di percussioni battute su semplici e proficue note di chitarra, mentre nel trittico “Moon Will Rise”, “Fool” e nella title track sono visibili i rimandi alle melodie sixties dei Byrds del periodo “Fifth Dimensions”, “Younger Than Yesterday”, qui ricamate con l’aggiunta di alcuni ruvidi sottofondi lisergici.

Earl e Donaldson trattano le loro strutture alla stregua di un parco giochi, più che di una dimora stravissuta in ogni meandro. I princìpi sono familiari, ma il risultato finale è spinto dalla voglia di uscire dai propri canonici confini artistici. Non si rilevano brani identici fra loro, anche nei momenti più classici segnati dall’originale voce di Earl che funge da vero e proprio trait d’union.
“Heaven And Holy” è un album facilmente digeribile, perfetto per un pomeriggio soleggiato, dove si decide di lasciare da parte fastidi e malesseri, anche solo temporaneamente, lasso di tempo che i Painted Shrines tenteranno di estendere il più a lungo possibile con la loro solare musicalità.

(11/04/2021)

  • Tracklist
  1. Saturates The Eye
  2. Panoramic
  3. Gone
  4. Painted Shrines
  5. Not So Bad
  6. Soft Wasp
  7. Heaven And Holy
  8. The BZC
  9. Fool
  10. Coast
  11. Moon Will Rise
  12. Pacem In Terris


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