Pochi autori hanno le capacità da songwriter e da strumentista che ha Mark Kozelek (Red House Painters, Sun Kil Moon), e nessuno lo mette in dubbio. Nessuno inoltre vuole cancellare le pagine significative che ha scritto, anche da paroliere. Ma “Welcome To Sparks, Nevada”, uscito in sordina a inizio anno, dopo mesi di rinvii dovuti probabilmente alle beghe legali dell’autore, ci pone davanti a un progetto che appare stanco e ormai privo di vita. Siamo lontani anni luce dall’incanto intimo di “Ghosts Of The Great Highway” (Jet Set, 2003), ma anche dall’emotività intensa di “Benjii” (Caldo Verde, 2014) e dalla cupezza metallica di “Jesu/Sun Kil Moon” (Caldo Verde, 2016). Kozelek presenta geometrie armoniche già note (“Morning Cherry”), che rivelano arrangiamenti sciatti e cantati sbilenchi, poco tollerabili soprattutto nella versione Daniel Johnston (“The Johnny Cash Trailer”), oltre a esercizi di spoken-word monotoni e al limite del sopportabile (“Welcome To Sparks”).
Il disco è stato registrato tra aprile e giugno 2020 tra San Francisco e Duluth. Le coordinate sono simili a quelle del precedente secondo album in trio con Ben Boye (Bonnie “Prince” Billy, Ryley Walker) e Jim White (Dirty Three, Xylouris White), “2” (Caldo Verde, 2017), in cui la musica risulta particolarmente incolore e a volte in forme di durata inspiegabilmente emorragica (“William McGirt”, “Hugo”). Kozelek sembra rincorrere lo stile poetico del recitato di Phil Elverum, anche dell’ultimo splendido “Microphones in 2020” (P.W. Elverum & Sun, 2020), ma il risultato non è né soggettivamente emozionale, né oggettivamente clinico, se si considera che i testi hanno perso la capacità narrativa e il potere evocativo che avevano in passato.
A salvare l’intera operazione sono i brani con gli ospiti – come l’iniziale “Angela” con Mimi Parker dei Low (vertice dell’intero lavoro) – che ci avrebbero fatto ben sperare in un album di duetti.
Kozelek ha fatto uscire da pochi giorni l’ennesimo disco, “Lunch In The Park” (Caldo Verde, 2021), il cui primo ascolto ci conferma soltanto che il suo autore avrebbe bisogno di una bella pausa riflessiva e processuale.
19/04/2021
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