Blood Incantation

Timewave Zero

2022 (Century Media) | space ambient, progressive-electronic

Difficile anticipare questo viaggio spaziale totalmente strumentale degli statunitensi Blood Incantation, chiacchierati e ammirati alfieri di un death-metal cosmico e fantascientifico. Questa volta nessuna chitarra distorta a macinare riff assassini, nessuna mitragliata ritmica e nessun ruggito da proporre agli ascoltatori, bensì un viaggio di 40 minuti nello spazio, seguendo i canoni dell'elettronica progressiva di formazioni come i Tangerine Dream. Fra le pieghe del nuovo sound, poi, si rintracciano elementi inquietanti e solenni, riconducibili a certi Popol Vuh e qualcosa delle disorientanti esplorazioni atmosferiche dei Can, mentre della musica discreta di Brian Eno, più suggestione che composizione, troviamo pochi elementi.

 

Inevitabilmente, al primo ascolto, chi già li conosce rimane disorientato, eppure la traiettoria intrapresa dai musicisti di Denver prosegue in una logica di sempre maggiore allontanamento dal death-metal da cui sono partiti. Invece che puntare al sottosuolo di cadaveri e vermi, hanno sempre puntato allo spazio profondo, il deserto sconfinato del cosmo.
Non è però un caso analogo a quello di "Celestite" dei Wolves In The Throne Room o allo storico passaggio all'ambient di Burzum, inseriti in un ambito come quello del black-metal dove è ormai sdoganata l'apertura sull'ambient, semmai più in scia ad altre deviazioni atmosferiche nate da esperienze più affini al death-metal, come per i Tribes Of Neurot nati dagli dèi dello sludge Neurosis.
Appurato che è stravagante il binomio fra band e sound, finanche raro nel suo contesto, rimangono le composizioni: due, strumentali, di 21 e (quasi) 20 minuti, immerse in un revival dei suoni e delle atmosfere della space-ambient di qualche decennio fa.

Non è il "tradimento" al death-metal, quindi, a far considerare l'album un'opera minore nella loro discografia, quanto il fatto che nel nuovo stile i Blood Incantation sembrano muoversi da imitatori nostalgici, capaci al massimo di citare i classici senza particolare personalità. Al netto di qualche tocco qua e là, in primis una chitarra che anima l'arrangiamento, questi 40 minuti confondono l'atmosfera con la monotonia, risultando un ascolto consigliato ai fan e poco altro. Per il prossimo futuro meglio puntare su qualcosa di più originale, in qualsiasi stile o genere.

(28/06/2022)

  • Tracklist
  1. Io
  2. Ea


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