King Princess

Hold On Baby

2022 (Zelig) | alt-pop, indie-rock, songwriiter

“I hate myself and I wanna die”: così recitava un adagio messo nero su bianco da Kurt Cobain. Fa un effetto quasi straniante vederlo riscritto, trasfigurato, da una delle figure più hype della popmuzik contemporanea. “I Hate Myself, I Want To Party” inizia con un pianoforte e detriti di elettronica, sui quali si stende una voce che ricorda la Alanis Morissette dei tempi migliori. Mikaela Straus, che, giunta al secondo album, si pone anche come nuova autorevole bandiera dell’onda LGBTQ++., scrive canzoni nelle quali narra di disagi post-adolescenziali, depressioni, amicizie per la vita e amori complicati, con le quali si pone in pole position per conquistare un posto di rilievo sul palcoscenico indipendente degli anni Venti.

 

Ma a colpire, prima ancora della qualità delle canzoni, è il dispiegamento di forze schierato in campo. Oltre al vantaggo di essere figlia d’arte (il disco è stato registrato negli studios di proprietà del padre, Oliver Straus), King Princess dimostra di avere talento, e all’appuntamento non vogliono mancare sia Mark Ronson (fra gli artefici del fenomeno Amy Winehouse, e non solo) che i fratelli Dessner (sì, quelli dei National), la pluripremiata coppia Shawn Everett/Tobias Jesso Jr (co-autori di “Dotted Lines”) e persino Taylor Hawkins, il quale una delle ultime volte che si è seduto dietro una batteria lo ha fatto per registrare “Let Us Die”: brividi. 

“Hold On Baby” a momenti indie-rock (“Little Bother”, con il featuring di Fousheé, è un ibrido fra Torres e Avril Lavigne, “Too Bad” è il prototipo della hit “alternativa”) e alt-pop (“Sex Shop”, dal suono decisamente urban) alterna tracce dai contenuti fortemente introspettivi (“Hold On Baby Interlude”) se non addirittura confessionali (“Change The Locks”), mostrando la costante ricerca del twist dal forte contenuto emozionale, non di rado espresso nell’architettura di ritornelli killer, come avviene nel caso di “For My Friends”.

Tanti i riferimenti più o meno involontari: ascoltate la malinconica energia di “Cursed”, e immaginatela cantata da Julian Casablancas, lasciatevi trascinare dalla sinuosità di “Crowbar” e vi sembrerà di scorgere St. Vincent, poi tuffatevi nell’avvolgente “Winter Is Hopeful”, per accertarvi di quanto le tracce più soffuse della cantautrice newyorkese si approssimino al lavoro che proprio Aaron Dessner ha svolto di recente assieme a Taylor Swift nella doppietta “Folklore”/“Evermore”. Un paragone che vuol essere di buon auspicio per la giovane principessina.

(05/08/2022)

  • Tracklist
  1. I Hate Myself, I Want To Party
  2. Cursed
  3. Winter Is Hopeful
  4. Little Bother
  5. For My Friends
  6. Crowbar
  7. Hold On Baby Interlude
  8. Too Bad
  9. Change The Locks
  10. Dotted Lines
  11. Sex Shop
  12. Let Us Die






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