Material

Hallucination Engine (ristampa)

2024 (Axiom)
jazz-rock-funk-ambient-dub

Bill Laswell continua a ristampare i capolavori del suo sterminato catalogo in file a 24bit. Come “Hallucination Engine”, l'imperdibile album del 1994 dei Material, la sua creatura più leggendaria. L’album, per dirla con una locuzione cara a OndaRock, è una pietra miliare della musica degli anni 90.

Da ancora prima della pandemia Laswell ha smesso di suonare e produrre musica. Oggi rischia di perdere casa e studio di registrazione. Per questo motivo è stata attivata una campagna di raccolta fondi. Da almeno due anni esiste poi una forma di sottoscrizione alla pagina Bandcamp ufficiale di Laswell, dove mensilmente viene caricata una vera e propria montagna di registrazioni inedite. Ce n’è per tutti i gusti.

A fine anni 70 Bill Laswell aveva girovagato in lungo e largo gli Stati Uniti per trovare menti affini alla sua debordante creatività. Infine, nella solita New York, aveva trovato l’esule David Allen, in fuga dagli spettri di un’Europa troppo conservatrice. Erano nati così i New York Gong. L’embrione dei Material.
Durante tutti gli anni 80 Laswell ha continuato a cercare visionari in grado di dare forma alle sue intuizioni. I Golden Palominos. Kip Hanrahan. Jack Bruce. La famiglia psych-funkadelica di George Clinton. Brian EnoFred Frith e i mostri sacri del free jazz come Peter Brötzmann, Ronald Shannon Jackson e Sonny Sharrock. Un filosofo e scrittore come William Burroughs. I precursori del crossover funk-metal Praxis. E poi: musicisti in ogni angolo del mondo. India e Sud America. Palestina e Israele. Oriente e Occidente. Herbie Hancock e John Zorn. In una visione accecante.

Nasce in questo clima il suo disco più riuscito. Per le registrazioni Bill continua a utilizzare gli studi GreenPoint di New York dove lavorano tre vecchie conoscenze: Robert Musso, Oz Fritz e Martin Bisi. Mani fidate a cui affidare i suoni di un universo in continua mutazione. Menti in grado di amalgamare la fusion dei Weather Report (Wayne Shorter), con la musica indiana (Shankar, Zakir Hussain) e quella mediorientale (Simon Shaheen, Fahim Danda).
Per la sezione ritmica Laswell si affida agli amici di sempre: Bootsy Collins, Jonas Hellborg e Sly Dunbar. E ancora Jeff Bova e Bernie Worrell, oltre al fidato chitarrista Nicky Skopelitis, vero alter ego del geniale padrone di casa.

Con questa super-band Laswell registra il capolavoro dei Material, un gruppo in perenne mutazione. “Hallucination Engine” parte con la fusion iperuranica di “Black Light”, un salto in un tunnel spaziale che trasporta in una dimensione lontana eppure conosciuta. Un groove funk accompagna il sassofono in una storia che sa di Miles Davis e Saturno. Un accompagnamento graffiante che colpisce fin dal primo ascolto.
Poi il mondo cambia. E l’ambient spettrale di “Mantra” regala un viaggio psichedelico nella notte dei tempi. Il tempo si ferma, l'elettronica riempie gli spazi lasciati dall'acustica degli strumenti. Un groove lento e sinuoso si incolla ai neuroni per l’eternità. Esiste una versione extra-large di "Mantra" remixata dagli Orb e pubblicata su un imperdibile 12”. “Eternal Drift” è il ritorno al futuro. Depeche Mode e Cure raccolti in un riff che apre le danze all’ennesimo viaggio di Wayne Shorter.

Nella seconda metà del lunghissimo disco, Bill Laswell dà prova della sua capacità di reinterpretare il verbo funk e soul. Su “Words Of Advice” c’è il leggendario William Burroughs a incendiare il groove con il suo irriverente sproloquio. Nella seguente “Cucumber Slumber (Fluxus Mix)” i Material cercano di costruire un tributo a Joe Zawinul e ai suoi Weather Report. Chiudono la scaletta dell’album la languida e romantica “Hidden Garden/ Naima” e la più liquida e spettrale “Shadows Of Paradise”.

02/07/2024

Tracklist

  1. Black Light
  2. Mantra
  3. Ruins (Submutation Dub)
  4. Eternal Drift
  5. Words Of Advice
  6. Cucumber Slumber (Fluxus Mix)
  7. The Hidden Garden / Naima
  8. Shadows Of Paradise

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