Già tre anni fa, ai tempi della pubblicazione dell’apprezzato “Ultra Truth”, presentammo Daniel Avery su queste pagine come un talentuoso electronic producer innamorato e grande conoscitore del mondo della musica rock. Da teenager militò in piccole formazioni garage che guardavano alle esperienze stoner e shoegaze del passato, e non di rado ha collaborato con musicisti che adorano le terre di confine, basti guardare al progetto in coabitazione con Alessandro Cortini (“Illusion Of Time”) risalente al 2020. Quello delle intersezioni stilistiche è un aspetto che non passa inosservato ascoltando i suoi lavori, ancor più nel caso di "Tremor”, il capitolo che sposta in maniera definitiva l’asse della musica di Avery dall’elettronica verso imprecisati confini del "rock fatto con le chitarre".
Avery, dotato di abilità fuori dal comune, dimostra così di saper affrontare con disinvoltura, competenza e padronanza tanto l’Edm quanto i territori che si slanciano verso il versante dark della new wave, tanto le rarefazioni ambient quanto i muri di suono che caratterizzano l'estetica nu-gaze: un percorso che ricalca le orme di Trentemoller, altro artista che gradualmente si è spostato dalla consolle ai palchi rock oriented.
Di nuovo folto il parterre degli ospiti, ma mentre in “Ultra Truth” i featuring restavano relegati in ambito electro (Kelly Lee Owens, HAAi, A.K. Paul, Sherelle, Jonnine, James Messiah), questa volta - come a voler imprimere autorevolezza alle proprie scelte evolutive - i contributi giungono in prevalenza da artisti di area indie.
I due casi che hanno catalizzato l’attenzione sono quelli di Alison Mosshart, che nobilita le oscure spire nelle quali è immersa “Greasy Off The Racing Line”, e di Ellie Rowsell, brava a svettare fra le chitarre di “Haze”, che si aggirano dalle parti di stoner e nu-metal. I movimenti dilatati di “Neon Pulse” fungono da eterea prefazione strumentale per il dream-pop di “Rapture In Blue”, con le chitarre di Andy Bell dei Ride e la voce di Cecile Believe, artista con solide radici nel giro della pc music. Le cangianti sembianze wave di “A Silent Shadow” sono invece frutto della collaborazione con i bdrmm (la recente svolta electro del gruppo inglese, messa a punto con “Microtonic”, sarebbe stata influenzata proprio da Avery, con il quale hanno condiviso alcune date live), mentre “New Life” (con la cantante irlandese yunè pinku, qualche presenza all’attivo nelle dance chart britanniche) mantiene cadenze da club, pur integrando suoni di derivazione industrial.
Il diluvio di synth e chitarre è confermato in “The Ghost Of Her Smile (qui le parti cantate sono affidate a Julie Dawson, voce, chitarra e principale autrice dei NewDad), mentre Yeule aggiunge un tocco "di frontiera" a “Disturb Me”. Ma lì dove Daniel Avery vince la partita è sul difficile e super-saturo terreno nu-gaze, calcato in particolare nella doppietta formata da “In Keeping” (insieme a Walter Schreifels, altro culto del circuito indipendente) e dalla successiva “Tremor”, il frangente più entusiasmante e inatteso del disco.
A chiudere l’opera provvede “I Feel You”, condivisa con Art School Girlfriend, cantautrice, musicista e producer gallese, che ama oscillare fra elettronica, pop, indie-rock e shoegaze, esattamente come Daniel Avery. Menti illuminate che si incontrano per ideare musiche prive di confini oggettivi, in grado di conquistare il cuore tanto dei post-raver quanto dei nu-gazer.
Il sound mixing è stato affidato ad Alan Moulder e David Wrench, il mastering a Heba Kadry. Il disco esce per la storica etichetta Domino: più indie di così...