TVAM - Ruins

2026 (Invada)
post-punk

Alcuni album prodotti in questo periodo assolvono alla funzione di enciclopedia, o quantomeno sommario, di esperienze musicali passate che nell’era di Tik Tok tornano per un refrain, un uncino melodico, un incipit significativo agganciato a un meme. Così i giovani scoprono la musica ai tempi dei social: frame, bit, secondi di estasi sonora. Chi raccoglie questi stimoli sonori in forma compiuta fa un lavoro simile a quello di Joe Oxley, musicista di Manchester che dedica la propria opera a inserire la musica del passato in un flusso musicale nel presente. Musica compilativa, si potrebbe dire, a tratti citazionista, ma è proprio questa la funzione apprezzabile.

Attraverso un album di TVAM, alter ego del musicista, si può scoprire o riscoprire un frammento di band e musiche che hanno rappresentato il post-punk venato di elettronica. Un’operazione che ha una sua congruenza perché approfondisce, sviluppa, invita alla scoperta andando oltre la superficialità del meme.

Il primo album “Psychic Data” del 2018 raccoglieva prevalentemente gli ascolti in ambito kraut-rock e industrial del nostro, con abbondante uso di synth analogici e strutture potenti di musica cosmica. Si trattava di un dialogo tra sé e i sintetizzatori, trascinatori di un suono cupo e spaziale. Con “High Art Life” del 2022 (uscito per la Invada Records) TVAM spruzzava di psichedelia una tavolozza sonora consolidata nella sua espressività elettronica, continuando a trasformare il passato in musica nuova. In quell’album potenza ritmica e utilizzo delle chitarre arricchivano il suono di influenze shoegaze, tanto per confermare lo spirito enciclopedico del progetto.

Questo terzo “Ruins”, appena uscito per la Invada, si presta ancora più dei precedenti al divertente gioco del citazionismo, allo stesso tempo sviluppando il discorso post-punk, quello più dark e confermando un interesse per le atmosfere eteree dello shoegaze. Ogni canzone è una citazione, come un meme da cui estrapolare una gemma del passato (soprattutto anni 80), ogni suono è studiato per rinnovare ciò che ha reso ineguagliabile quel suono.

L’iniziale “Comfort Collar” parte con un giro di accordi gotico e richiama alcuni brani dei Cure periodo “Disintegration”, con la stessa cura delle sonorità che caratterizza la band di Robert Smith. C’è una stratificazione del suono delle chitarre e l’arricchimento con svolazzi di tastiere, in un brano principalmente strumentale. Con “The Gloom” si assiste a un richiamo alle sonorità etereo-drammatiche dei primi Ride, siamo quindi nel campo delle versioni più lente e oscure dello shoegaze, genere figliato dal post-punk negli anni 90.

“Real Life”, maestosa, ripropone la marzialità 4/4 della darkwave di derivazione ottantiana ma espressa al meglio da artisti recenti quali Soft Moon o Cold Cave. Il brano è retto da una linea di basso torva e un drumming ossessivo, oltre che dalla voce sussurrata di Oxley. “Powder Blue” si spinge addirittura verso l’alternative rock di metà anni 80 alla Big Country: brano potente e tirato, in cui tastiere acide rincorrono le svisate di chitarra. “Follow Me” è un ballabile elettronico alla Cabaret Voltaire, con gli assiomi ossessivi che ne derivano.

“Winter Rose” è un omaggio agli amati Sisters Of Mercy, il suono è addolcito dalla voce lontana ma i giri armonici sono vicini a quelli della band dark per eccellenza. “Love Like Glue” è invece un divertimento elettronico che richiama le peripezie dei New Order di “Power Corruption & Lies”, con le stesse ariose aperture melodiche.

“Ruins” è un inebriante ottovolante in cui si perde la testa, una giostra da cui non si vorrebbe mai scendere, un concentrato di bella musica che ne fa scoprire tanta altra. Fate il biglietto e salite sulla giostra.

05/04/2026

Tracklist

  1. 1. Comfort Collar
  2. 2. The Gloom
  3. 3. The Words
  4. 4. Real Life
  5. 5. Powder Blue
  6. 6. Follow Me Home
  7. 7. Winter Rose
  8. 8. In Memory
  9. 9. Love Like Glue
  10. 10. Sweetness & Light
  11. 11. The Haunted

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