Notwist

Superheroes, Ghostvillains & Stuff

2016 (Alien Transistor / Sub Pop) | electro-pop, indie-rock

Ascoltare il nuovo album live dei Notwist equivale a fare un tuffo all’inizio degli anni Zero. Quando, in particolare con l'uscita di “Neon Golden” (Virgin e Domino Records, 2002), la musica electro-pop tedesca della Morr Music e di band come Notwist e Lali Puna rappresentava una delle maggiori novità nel panorama indie, insieme al post-rock di Mogwai e Godspeed You! Black Emperor e alle band che uscivano su Constellation Records. Lo sanno bene i Giardini di Mirò, che soprattutto in "Punk… Not Diet!" (Homesleep Music, 2003) prendono ispirazione dalle sonorità glitch dei Notwist, i quali – già allora – suonavano la loro musica dal vivo in gran parte con gli strumenti "tipici" delle band indie pop-rock, quindi chitarra, basso e batteria. Niente di così distante da un concerto degli Yo La Tengo o dei Sea & Cake, non fosse proprio per il personalissimo inserto di arrangiamenti elettronici e per la scelta delle melodie vocali.

Non stupisce che nel 1989 i fratelli Markus e Michael Archer abbiano formato i Notwist – con Martin Messerschmid, nella band fino al 2007 – per suonare musica grunge nella natia Weilheim, una cittadina vicino a Monaco. Non stupisce nemmeno che “Superheroes, Ghostvillains & Stuff” esca negli Stati Uniti per Sub Pop Records, etichetta che ha nel proprio roster tra le migliori band indie di “ieri” e di “oggi” (Mudhoney, Sleater-Kinney, J Mascis, Afghan Whigs, Low, Postal Service, Metz, Beach House e Fleet Foxes, per citare solo alcuni nomi). In Europa invece Alien Transistor ne realizza un doppio cd e un triplo vinile, creando un vero e proprio oggetto celebrativo della band.

Il disco è stato registrato durante la seconda di tre serate live complessive fatte dai Notwist al UT Connewitz di Lipsia a metà dicembre del 2015, tutte rigorosamente sold-out.
Proprio le sonorità che i membri dei Notwist hanno esplorato con i loro progetti paralleli (Lali Puna, Ms. John Soda, Tied & Tickled Trio), e che dal 1997 sono sostenute dall’ingresso nella band di Martin Gretschmann, sono in gran parte presenti nella prima parte del live dedicata a quattro brani dal loro ultimo disco "Close To The Glass" (Sub Pop Records, 2014)", in particolare "They Follow Me", "Into Another Glass" e "Into Another Tune". Quello che colpisce subito della registrazione è la carenza di suono d’ambiente, frutto, con molta probabilità, dei suoni degli strumenti principalmente catturati dal banco mixer e missati in studio in un secondo momento. Niente di diverso da ciò che accade di solito con le registrazioni dal vivo, ma nel caso di questo disco il suono sembra perdere d’impatto e immediatezza. Quella complessa e fragorosa miscela di corde elettrificate, beat, riverberi e campionamenti, che di solito riempie le orecchie degli spettatori dei concerti dei Notwist.

La vena indie pop-rock della band viene pienamente fuori in "Kong", "Gloomy Planets" e "One With The Freaks", quest’ultima in una versione particolarmente emozionante (che ci ricorda anche la chiusura de “L'amico di famiglia” di Paolo Sorrentino, film del 2006 in cui è usata). Alcune canzoni diventano esemplari della convivenza tra pop e sperimentazione, come "This Room", che segue a uno degli inni della band, "Pick Up the Phone". Giro di basso indie-rock, inserti dissonanti di synth, melodia della voce pop e coda strumentale free jazz caratterizzano questa versione. Successivamente rompe con gli inserti jazzy l’indie-rock sostenuto di "One Dark Love Poem", brano presente nell’album di esordio "Nook" (Big Store Records, 1992), nonché il più lontano nel tempo tra quelli in scaletta.

Tutti gli stili suonati sono assolutamente organici nella musica dei Notwist, poiché molecole ben sperimentate e da sempre presenti nelle loro composizioni. Molecole riequilibrate e normalizzate tra loro dalla splendida voce di Marcus Archer che, come quella di Robert Smith, non sembra invecchiare.
L’ultima parte del disco è puro godimento: 13 minuti tirati di "Pilot", il sing-along di "Consequence” e la chiusura romantica di "Gone Gone Gone". Una chitarra, un rhodes, pochi tocchi di basso e batteria e una dichiarazione prima di congedarsi: "Gone gone gone gone gone gone/ We will never let you go/ I will never let you go".

La musica dei Notwist è unica: una miscela di melodie, beat e cantati malinconici indimenticabili. Cosa risulta evidente da questo live è che potrebbero suonare di tutto, e che si divertono tantissimo a farlo. In una carriera ormai decennale di canzoni e sperimentazioni, i Notwist decidono di realizzare non una collezione di brani già editi, ma un disco registrato dal vivo nel loro paese, insieme al pubblico che li ha sostenuti fin dall’inizio e che non manca di partecipare anche all’ultimo appuntamento in agenda.
Peccato solo per quella punta di immediatezza. E’ chiaro che questo disco rappresenta l’ultima incarnazione live della band – una versione molto raffinata, che vede la collaborazione di Andi Haberl, Max Punktezahl, Karl Ivar Refseth e Cico Becka – ed è vero che, proprio in questa dimensione, i suoni elettronici della band sono spesso coperti dagli altri strumenti, ma un'aggiunta di suono d’ambiente degli amplificatori avrebbe reso più "fedele" testimonianza dell’impatto e del calore dei loro concerti.

Something more than this
Don’t be long
Others are coming in, others are coming in
House will fall, and we’ll go on

(09/11/2016)

  • Tracklist
1. They Follow Me
2. Close to the Glass
3. Kong
4. Into Another Tune
5. Pick Up the Phone
6. One with the Freaks
7. This Room
8. One Dark Love Poem
9. Trashing Days
10. Gloomy Planets
11. Run Run Run
12. Gravity
13. Neon Golden
14. Pilot
15. Consequence
16. Gone Gone Gone
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