Risponde il critico

David Bowie - Indagine sul Duca Bianco

di Claudio Fabretti
Per questa puntata, dedicata a David Bowie, il critico musicale Eddy Cilia (firma di punta di "Blow-Up" e del "Mucchio Selvaggio", nonché autore del libro "Storia del post-rock" e di volumi monografici dell'Arcana su Velvet Underground, Eric Clapton, REM, Bruce Springsteen, Smashing Pumpkins) ripercorre la lunga carriera del "Duca Bianco", dagli esordi glam-rock al periodo della trilogia berlinese con Brian Eno sino all'ultimo, controverso ventennio. Un'avventura musicale che ha sedotto molti critici, ma ha anche attirato all'artista inglese più di una velenosa accusa.

1. Per alcune frange della critica più "revisionista",
David Bowie non sarebbe mai stato un "anticipatore dei tempi", come viene generalmente considerato, bensì un opportunista, abile solo a saltare sul carro della moda di turno, copiando, volta per volta, i "pionieri" di ogni genere, da Iggy Pop a Lou Reed, da Marc Bolan a Brian Eno. Che cosa ne pensi?
Se parliamo del Bowie "classico", quello compreso tra "Hunky Dory" e "Scary Monsters (o anche "Let’s Dance", che resta comunque un disco con ottime canzoni), non sono assolutamente d’accordo. Credo che sia stato uno che ha anticipato i tempi, dimostrandosi sempre abilissimo a cogliere le vibrazioni che erano nell’aria. E’ vero che Bolan fece glam-rock prima di lui o che Brian Eno iniziò certe sperimentazioni prima della trilogia berlinese, ma fatemi ascoltare un disco in cui Eno, da solo, facesse quelle cose!
Credo che magari vent’anni di dischi mediocri abbiano nuociuto a Bowie: in quei casi si è trovato a rincorrere, e questo ha evidentemente convinto qualcuno ad addebitargli la stessa colpa anche per il passato. E se poi si guarda al semplice valore delle canzoni, Bowie negli anni 70 ne ha scritte tante belle e memorabili.  

2. Un'altra critica nei confronti di Bowie è quella di essere stato semplicemente un docile esecutore delle direttive dei vari produttori di turno, che - da Visconti a Eno - ne avrebbero forgiato il suono...
Credo che fosse casomai il contrario: che fossero i produttori ad adattarsi ai desideri di Bowie. Per quanto riguarda il rapporto con Eno, in particolare, credo che fosse paritario. Quantomeno "Low" e "Heroes" sarebbero potuti uscire con la doppia denominazione "Bowie-Eno". Ma venire a dire che Tony Visconti abbia plasmato Bowie mi sembra patentemente ridicolo: Visconti è stato solo un ottimo professionista che ha lavorato bene con Bowie e si presume che abbia messo in atto i desideri dell’artista. E non dimentichiamo che Bowie di suo è stato un ottimo produttore di Iggy Pop, Lou Reed, Mott The Hoople. Quando si dice che Bowie rincorse il glam mi sembra francamente una cosa ridicola. Basti pensare ai Mott The Hoople, che ebbero il loro più grande successo con una canzone scritta da Bowie e che loro non volevano nemmeno fare...  

3. Che ruolo ha avuto, a tuo giudizio, il Bowie "glam" per la storia del rock e del costume musicale? Dischi come "Hunky Dory", "Ziggy Stardust" hanno lasciato qualcosa in eredità o è stata solo un’effimera moda?
E’ stato un fenomeno molto di costume, ma affermare che sia stato effimero mi pare molto relativo, visto che è stato un "effimero" che è tornato più volte, ragion per cui è stato molto meno effimero di quanto sembrasse... Anche sulla sua frivolezza, non avrei niente da ridire: se parliamo di dischi come "Electric Warrior" dei T-Rex o "Ziggy Stardust" di Bowie, tanto di cappello al glam; certo, se poi parliamo di Gary Glitter, degli Sweet o degli Slade, sinceramente penso che se ne possa fare a meno.

4. E' vero che con le sue parodie, con i suoi travestimenti, con la sua ironia dissacrante, ha contribuito a distruggere la figura della rockstar sincera e passionale, così come era stata concepita negli anni 60?
In realtà la figura della rockstar sanguigna è un po’ una contraddizione in termini, perché stiamo pur sempre parlando di "stardom". Personaggi che vorrebbero essere la rappresentazione dell’uomo comune, tipo Springtseen che comunque amo molto, vennero dopo. Io vedo, ad esempio, una diretta linea di discendenza tra Little Richard e Esquerita da un lato, e David Bowie e Marc Bolan dall’altro, soprattutto dal punto di vista del costume, del modo di porgersi. In questo c'è molta più continuità di quanto potrebbe sembrare.  

5. Bowie è l'icona vivente dell'ambiguità e del trasformismo. E' tutto e il contrario di tutto. Qual è a tuo parere il Bowie più "autentico"?
Credo che accostare il termine "autenticità" al nome di Bowie sia quasi impossibile. Che esista o meno un Bowie "vero" è assolutamente ininfluente. In lui c’è una scissione nettissima tra l’artista e l’uomo: è sempre stato molto attento a mettere in mostra l’artista preservando l’uomo. Chi è che mi può raccontare, ad esempio, come sia Bowie nella vita di tutti i giorni? E in ogni caso, mi risulta un po’ difficile immaginare Bowie nella vita di tutti i giorni... E’ uno che ha fatto della propria vita "un'opera d’arte", il suo è un modo di rapportarsi al rock diverso da quello di tanti altri, ma va bene così. E comunque non bisogna dimenticare che certe cose andavano bene solo se fatte da Bowie: se le avesse fatte chiunque altro, sarebbero apparse grottesche.  

6. La trilogia berlinese segna una delle fasi più sperimentali di Bowie. Si può dire che abbia realmente influenzato le generazioni successive, new wave in primis? Anche questo è un punto piuttosto controverso...
Secondo me, ha contribuito moltissimo a plasmare la new wave. "Low", ad esempio, è un disco che si sentirà in tantissima successiva new wave radente l’elettronica. Io ho sempre considerato quei tre dischi come facenti parte a tutti gli effetti della new wave, così come i due album di Iggy Pop prodotti da Bowie. Si tratta certamente dei primi suoni di quel tipo, che vennero ripresi clamorosamente da gruppi come gli Ultravox, che senza quel Bowie elettronico non sarebbero mai potuti esistere. Ma anche il periodo glam di Bowie ha influenzato la new wave, basti pensare ai Bauhaus, che hanno rielaborato quello stile in chiave molto originale.  

7. Passiamo allo stile di canto di Bowie. A me pare uno dei suoi punti di forza: è capace di spaziare dagli striduli falsetti del periodo glam al cupo baritonale di "Heroes" e si è rivelato negli anni piuttosto influente. I suoi detrattori, invece, lo considerano un "crooning" che riprende gli stereotipi della musica leggera, eccedendo in patetismo e melodrammaticità. Qual è il tuo giudizio in proposito?

Secondo me, Bowie non ha una grande voce dal punto di vista tecnico, così come, ad esempio, Dylan, Reed, Young. Però, esattamente come loro, Bowie è sempre riuscito a sfruttare al massimo questo mezzo dal punto di vista espressivo. La sua è una voce particolare, che non trasmette emozioni, ma rappresentazioni di emozioni. Nelle corde vocali non ha i limiti di Young, ma nemmeno una grande estensione. Con la voce, d’altra parte, è soprattutto questione di esperienza. E l’esempio più classico è Elvis Costello: se ha imparato a cantare lui, può farlo chiunque! Senti i primi dischi di Costello, che sono meravigliosi e pieni di canzoni straordinarie, e lui è un ranocchio, è terribile! Senti Costello in dischi più recenti, che certamente sono molto meno belli, e lui, incredibilmente, riesce a cantare molto bene. In ogni caso, il canto di Bowie ha sicuramente dei tratti di originalità: lo stile molto teatrale e melò del periodo glam, e lo stile altrettanto teatrale, ma ghiacciato del periodo berlinese. E comunque, nel cantato ben pochi inventano, e nella musica popolare in genere, credo che quello dell’originalità sia quasi sempre un falso problema.  

8. Nel campo dello spettacolo, della comunicazione e della multimedialità, quale è stato l'apporto di Bowie?

Lui è stato sempre all’avanguardia nel campo dello spettacolo e della comunicazione, e lo è anche in anni recenti. Credo, ad esempio, che sia l’unico cantante al mondo che si sia quotato in Borsa. E' un fatto che a noi ascoltatori potrà non importare, ma che è indubbiamente interessante. E' sempre molto attento a sfruttare le possibilità dei mezzi di comunicazione, basti pensare al rapporto che ha con internet e alla presentazione in contemporanea nei cinema di tutto il mondo del suo ultimo disco. Oggi gli è venuta meno principalmente l’ispirazione nello scrivere canzoni, ma il Bowie che si mette a fare drum’n’bass, pur arrivando ormai in ritardo e non più in anticipo, dimostra d'essere ancora vivo e di mettersi in gioco. Magari quell’esperimento non gli è venuto bene, però vivaddio c’ha provato!  

9. Bowie è probabilmente il più grande comunicatore e manager della storia del rock. Pensi che queste sue capacità, molto adatte al mondo dello show business, gli abbiano alienato le simpatie di certi paladini delle critica "alternativa"? Penso ad esempio a Piero Scaruffi...
Queste sono cose molto italiane e molto stupide, a mio parere. Io sono molto contento quando mi imbatto in un artista che sa gestire bene se stesso da tutti i punti di vista, compreso quello economico e della comunicazione con i media e con il mondo discografico. Tanto di cappello a lui per questo. Quando sto ad ascoltare un disco non mi interessa se sia stato realizzato da un povero artista sfruttato o da un multimiliardario: lo ascolto e lo giudico in base ad altri parametri. Questi sono i fastidiosissimi residui del peggio della cultura del ’68 e del ’77. Una cultura che sarebbe stato meglio conservare da altri punti di vista.
Quanto a Scaruffi, a parte il fatto che penso che abbia scritto molte cose su dischi che non ha mai ascoltato, basterebbe ricordare il fatto che nella sua Storia del rock aveva dedicato 4 pagine ai Beatles e 26 a Frank Zappa, il che, con tutto il rispetto per Zappa, mi sembra un pochino sproporzionato (e poi bisognerebbe anche leggere che cosa ha scritto, in quelle 4 pagine sui Beatles...). Se mi mettono sotto il naso un suo scritto in cui parla malissimo di qualcuno che non conosco, sono sinceramente sollecitato ad andarlo a cercare, e viceversa. Resto sempre allibito per la rilevanza che ha in Italia. Non ho niente di personale contro di lui, ma mi irrita la sua supponenza, non mi piace come scrive e mi chiedo semplicemente se i suoi estimatori abbiano mai fatto il calcolo di quanto tempo ci vuole per ascoltare una sola volta tutti i dischi di cui scrive. Se usassero una calcolatrice, scoprirebbero che ha 350 anni e che le sue giornate durano 36 ore! A meno che non sia Harry Potter...  

10. Per molti, Bowie si è fermato a "Scary Monsters". Riesci a trovare qualche lavoro da salvare nella produzione successiva? Sui dischi più recenti di Bowie, invece, il giudizio negativo della critica è pressoché unanime. C'è ancora un futuro possibile per Bowie, secondo te, oppure il suo declino è ormai irreversibile?
Anche per me si è fermato lì. Diciamo che sarebbe stato carino da parte sua se dopo "Scary Monsters" si fosse ritirato, ma non mi sento di "rimproverarlo": se continua a fare album è perché è intimamente convinto che possano aggiungere qualcosa alla sua produzione. D’altra parte non ha certo bisogno di pubblicare dischi per vivere. Il vero problema è che negli ultimi 20 anni non ha fatto un solo grande disco, a differenza di gente come Dylan, che in ogni decennio ha saputo piazzare un "classico", di Young, che anche dopo tanti album orrendi resta capace di sfornare il capolavoro, e di Reed che ha fatto cose perfino migliori in età più avanzata (quando ha composto "New York", ad esempio, non era certo un pischello).
Bowie, negli ultimi 20 anni, non ha più realizzato un disco che fosse più che gradevole. Ogni tanto può capitare di imbattersi in qualche sua nuova canzone che forse avrebbe potuto non sfigurare su "Ziggy Stardust", ma sarebbe molto sorprendente se arrivasse un suo album straordinario. Oggi, insomma, non aspetto più con un brivido di eccitazione i suoi dischi. Bisogna pur sempre ricordarsi che quest’uomo tra tre anni ne compie 60, e non stiamo parlando di un compositore classico o di un jazzista, ma di uno che scrive canzoni pop... Ogni tanto tira fuori anche qualche disco grazioso, perché il mestiere c’è, se uno è capace a scrivere, la canzone come minimo gradevole, la tira fuori. In realtà, i lavori di Bowie post-"Let’s Dance" – a parte quelli con i Tin Machine che a mio parere sono proprio brutti – non è che siano dischi orrendi, dischi che non riesci ad ascoltare fino alla fine per il disgusto. Rifà le stesse cose di prima, ma è rimasta solo la forma, senza più la sostanza. Tutto è possibile, comunque: se uno sa scrivere canzoni, un guizzo potrebbe sempre averlo e sarei contento di essere smentito.
Gli album importanti di Bowie, comunque, non sono pochi, sono 7-8: non è che ci sia molta gente negli annali del rock che possa vantare otto album eccellenti, tre o quattro dei quali capaci anche di avere un’enorme influenza. Pur essendo l’antitesi di tanti artisti che amo, credo che Bowie sia uno che merita molto rispetto anche oggi: è dotato di una enorme intelligenza, è ancora in movimento, e questo è comunque apprezzabile.
Playlist
 David Bowie (1967)

5

 Space Oddity (Rca 1969)

5,5

 The Man Who Sold The World (Rca 1971)

6,5

Hunky Dory (Rca 1971)

8

The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars (Rca 1972)

9

Aladdin Sane (Rca 1973)

8

 Pin-Ups (Rca 1973)

5

 Diamond Dogs (Rca 1974)

5,5

 David Live (Rca 1974) live

6

 Young Americans (Rca 1975)

5,5

Station To Station (Rca 1976)

7,5

 Changes One Bowie (Rca ,1976) ant.

 

Low (Rca 1977)

8,5

Heroes (Rca 1977)

9

 Stage (Rca 1978) live

7,5

 Lodger (1979)

7

 Scary Monsters (And Super Creeps) (Rca 1980)

7

 Changes Two Bowie (Rca 1981) ant.

 

 Bowie Rare (Rca, 1982) ant. con inediti

 

 David Bowie In Bertold Brecht's Baal (Rca 1982) ep

 

Ziggy Stardust - The Motion Picture (Rca, 1983) live

8

 Golden Years (Rca, 1983)

 

 Fame And Fashion (Emi, 1984)

 

 Let's Dance (Emi, 1984)

6

 Tonight (Emi 1984)

4

 Never Let Me Down (Emi 1987)

3

 Changesbowie (Emi 1990)

 

 Sound + Vision (Rca 1990)

 

 Early On (1964-1966) (Rhino 1991)

 

 Black Tie White Noise (Arista 1993)

5

 The Singles Collection 1969-1993 (Rykodisc, 1993)

7

 The Buddah of Suburbia (Arista 1995)

6

 Santa Monica 72 (Golden Years 1994)

 

Outside (Arista 1995)

7

 Deram Anthology 1966-1968 (Polygram, 1997)

5,5

 Earthling (Arista 1997)

6,5

 Hours (Arista 1999)

4

 Bowie At The Beeb (Emi 2000)

 

 Heathen (Virgin 2002)

5

 Reality (Virgin 2003)

4

 

 

 TIN MACHINE

 

  

 

 Tin Machine (Emi 1989)

5

 Tin Machine II (London 1991)

4

 Live - Oy Vey, Baby (Victory 1992)

 

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.