Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci piccoli italiani - N. 3

AA.VV.
evamonamourEVA MON AMOUR - La Malattia Dei Numeri (29 Records, 2011)

La formazione romana, dopo i due album pubblicati nel 2009 e nel 2010, torna con questo Ep in free download. Tra il primo e il secondo Lp il gruppo ha visto un cambio di line-up da quartetto a trio e, di conseguenza, lo stile era divenuto crudo, diretto e viscerale. Questi cinque nuovi brani confermano la scelta di un suono abrasivo e spigoloso, di melodie difficilmente assimilabili al primo ascolto e del ruolo di primo piano affidato ai testi, cantati con l'ormai riconoscibile timbro vocale del leader Emanuele Colandrea, che nella sua ruvidezza mantiene una certa pulizia. La cosa più importante è che la specificata continuità stilistica consente agli Eva Mon Amour di mantenere intatti anche il pregio più importante che caratterizzava l'ultimo lavoro "La Doccia Non È Gratis", ovvero la capacità di mettere a nudo in modo sincero e genuino il disagio verso le prove che la quotidianità mette di fronte ad ognuno di noi. È impossibile non immedesimarsi nelle storie raccontate da questa band e non per un qualsivoglia tentativo di parlare a più persone possibile, ma perché le soluzioni adottate, nella loro semplicità, sono tutte talmente intelligenti da rendere il risultato sempre estremamente realistico. Un'importante conferma per un progetto ancora troppo sottovalutato. (Stefano Bartolotta) 7/10



guylittelGUY LITTELL - Later (Autoproduzione, 2011)

Gaetano Di Sarno, da Napoli, in arte Guy Littell, regalò tre anni fa un bell'Ep, dall'eloquente titolazione "The Low Light And The Kitchen". Torna ora con un album intero di dieci nuove canzoni che mostrano l'affinamento e l'avvenuta maturazione del suo stile cantautorale, sempre ben orientato verso sonorità americane in odore di Smog, Vic Chesnutt, Elliot Smith o Sparklehorse. Arrangiamenti asciutti ed essenziali, ma non poveri, accompagnano l'incedere sinuoso di composizioni come "The Nightmare Came" o "Small American Town", senza disdegnare incursioni in un lo-fi più ispido e rumoroso, come quello della pavementiana "Needed That Call", o curiosi acrostici proto-beckiani come "A Gifted Summer". Di carne al fuoco pare essercene molta eppure il nostro la maneggia con invidiabile naturalezza e senso della misura. Davvero un bel disco. (Francesco Giordani) 7/10



depressedDYSKINESIA / GSS - Stay depressed kill yourself (Scorze Records, 2011)

La Scorze Records è un'etichetta indipendente dell'area romana creata da Lorenzo Chiarofonte (Autocancrena) nel 2009. Le pubblicazioni, tutte in edizioni limitate, sono proposte in vari formati, dai classici vinili ai moderni cd-r ma senza dimenticarsi della sempre utile cassetta; in pratica il formato musicale usato per questa quattordicesima release del catalogo. Questa nuova uscita, solo venti copie disponibili, è uno split fra due artisti o band dell'area milanese ossia Emanuele Ratti (Aethere) nei panni di GSS (Gioventù Suicida Studentesca) e i Dyskinesia. Due sole tracce compongono questo disco, Nel lato A la traccia "Sgarbi Electronic Mafia" di GSS, nella quale field recordings o meglio ancora spezzoni e ritagli di programmi televisivi si alternano a possenti basi di chiara matrice industrial, marziale e noise. Il lato B, invece, è occupato dai Dyskinesia con la canzone "Disturbo Disintegrativo Dell'Infanzia", band composta di cinque elementi e che già conta al suo attivo due full-lenght (Live In Pripyat e Dyskinesia) e un altro split con i piemontesi Corpoparassita. Ossessive e corpose chitarre sono la peculiarità dei sedici minuti di questa canzone, una buona dose di sano post-rock con forti richiami stilistici, come loro stessi confermano, ai Godspeed You! Black Emperor. L'inquietante copertina e l'assemblaggio di sonorità distinte e distanti tra loro sembrano aver fatto centro; un'etichetta e due artisti che sicuramente meritano di essere seguiti. (Massimiliano Mercurio) 7/10



newsrocketcNEVROSHOCKINGIOCHI - L'Imperfetto Storico
(Onlyfuckingnoise/Hvr/Sweet Teddy, 2011)

La seconda uscita ufficiale dei maceratesi Nevroshockingiochi (a sette anni dall'esordio "La Finzione Necessaria" e a due da una prima versione di questo album, uscita in maniera autoprodotta nel 2009) è di quelle che non può lasciare indifferenti. Per citare le parole dello stesso gruppo, è "la vittoria della follia", incanalata, se così vogliamo dire, sui binari di un post-rock talvolta più ruvido e violento, vicino quasi all'hardcore (l'iniziale "AtaviTV", "Il Mio Più Bel Risveglio", "Con Dignità") talvolta più dilatato e psichedelico, contaminato da ronzii sintetici ("San Sebastiano").
Si sentono vagheggiamenti noise, le lezioni dei Massimo Volume (ascoltare "Il Matto e la Morte", con testo di Dario Fo recitato con tono cadenzato ai limiti del rap), i deliri di Mike Patton, l'oscurità industriale dei Nine Inch Nails, ma benché tutti questi elementi facciano capolino qua e là, la sostanza dei fatti è ben diversa, unica nella sua teatralità sghemba e inafferrabile ma gravida di bollori ancestrali: basta lasciarsi trasportare dalle poderose rullate che scandiscono il passo di "Sig. Primogiorno" per sentirsi trasportati al centro di un rito atavico, circondati da presenza sintetiche che ronzano in circolo e a turno affondano il loro pungiglione nel nostro orecchio. Un mondo buio, popolato di figure mostruose che interagiscono col nostro cervello come un incubo nelle nostre peggiori notti, un film horror nel quale, benché consci della sua finzionalità, ci lasciamo andare disponendoci ad essere impauriti. Difficile capire come un disco di tale portata possa essere ancora nascosto nel sottobosco marchigiano. I Nevroshockingiochi si mostrano gruppo tanto maturo nel sound (anche se non manca qualche caduta di stile: penso a "L'Inetto", scialba nel contesto più sperimentale del disco) quanto ancora nel pieno della propria creatività. (Marco Pagliariccio) 7/10



tomviolenceTOMVIOLENCE - God Is Busy
(Black Candy, 2011)

La formazione fiorentina ha già all'attivo due album, di cui l'ultimo è datato 2009, ed ora torna con un Ep che ha il chiaro intento di ampliare il ventaglio sonoro della band, la quale finora si era contraddistinta più per un songwriting piuttosto articolato accompagnato, però, da arrangiamenti che non andavano al di là del classico triangolo rock. Detto che, comunque, già in passato il suono era tutt'altro che uniforme, l'ingresso di una componente sintetica giova al risultato finale in termini di efficacia. Finora, infatti, nel repertorio del gruppo c'erano alcuni momenti nei quali gli stacchi melodici o i cambi di ritmo apparivano un po' fini a se stessi, mentre qui tutto ha un ruolo ben definito e la macchina compositiva non gira mai a vuoto. Sia nei brani più diretti e compatti (l'iniziale "A Suit, Fake Hair, A Diamond Smile" e "Me Vs. You") che in quelli più ariosi e dilatati (la title track e "Horizons") lo spiccato dinamismo in tutti gli aspetti propri di ogni canzone, anche quello vocale, non manca mai della giusta incisività e l'ascoltatore non si sente solo sorpreso, ma anche e soprattutto coinvolto. Per rendere ancora più chiara e riconoscibile questa nuova direzione, I Tomviolence hanno inserito in coda ai cinque brani inediti due remix di brani contenuti nel precedente disco; inoltre, i contenuti multimediali di questo cd permettono a ognuno di remixare uno dei brani, "The Wizard", a piacimento. Una bella evoluzione per un gruppo a cui ormai non manca più nulla per essere considerato una solida realtà nel panorama underground italiano. (Stefano Bartolotta) 7/10



teodoraniAA.VV. - Alda Teodorani presents Quindici Desideri
(Etichette Varie, 2011)

Avevamo già conosciuto Alda Teodorani attraverso l'album "L'isola delle "Forbici Di Manitù" dello scorso anno. "Quindici Desideri" è un audio-book ed esce in formato cd per merito della collaborazione di venti etichette indipendenti italiane. Quarantotto pagine di booklet, contenenti quindici racconti erotici scritti dalla stessa Teodorani, illustrati e tradotti in francese, inglese e tedesco, seguono il supporto musicale. Ogni racconto è narrato dalla stessa Teodorani, ed è accompagnato da un sottofondo musicale di quindici canzoni, composte da altrettanti artisti italiani musicalmente differenti fra loro, spaziando tra il rock e il noise, e tra il punk e la musica sperimentale. Nell'interezza del disco, la voce narrante sembra non sposarsi bene con le musiche. Fanno eccezione il "Primo Desiderio" attraverso il prog-rock orchestrale dei Lato Due, le tonalità malinconiche dei Kalashinkov nel "Secondo Desiderio" ed il post-rock e stoner degli Slask del "Nono Desiderio". Nei restanti racconti, lo spoken word di Alda Teodorani, non sempre è perfetto e spesso sembra essere poco sincrono con le musiche; probabilmente suoni come il noise di Filippo Panichi nel "Terzo Desiderio" o l'ambient-industrial di Autocancrena del "Dodicesimo Desiderio" creano questa sorta di sfasamento fra le due parti risultando così non idonei allo scopo finale. Lodevole comunque lo sforzo comune di queste etichette italiane, protese nell'impresa di portare a conoscenza artisti sconosciuti del vasto e vario underground musicale italiano attraverso i racconti della scrittrice Teodorani. Purtroppo lo splendido artwork non fa pari con la parte sonora e pertanto resta, ahimè, un lavoro compiuto a metà. (Massimiliano Mercurio) 6/10



deathmantraDEATH MANTRA FOR LAZARUS - Mu
(Grammofono alla Nitro, 2011)

Sono arrivato ai Death Mantra For Lazarus seguendo le scorribande di Umberto Palazzo, un artista che ha tutta la nostra stima e che è finito dentro questo debut album per prestare la propria voce (e la propria scrittura) sull'unico episodio non strumentale: "Maria Callas". Ma non ditegli che il suo cantato / parlato paga pegno a Mimì Clementi, potreste essere presi a calci nel sedere da chi i Massimo Volume li co-inventò una ventina d'anni or sono. Palazzo ha fatto molto per la scena pescarese: fin quando ha retto, il Wake Up forniva una bella valvola di sfogo per le band di quel territorio, poi è diventato tutto un po' più difficile, come in gran parte del resto della penisola. "Mu" è un lavoro perennemente a cavallo fra tensioni elettriche e solennità, un disco scuro e dilatato, costruito con distorsori e violini malinconici (suonati da Federica Vignoni) nel quale le stratificazioni post rock si fondono con echi orientaleggianti, le progressioni matematiche si sposano con atmosfere tribali, digressioni ai limiti del noise si stemperano in vortici classico-operistici. I Death Mantra For Lazarus sono Alessandro Di Fabrizio (chitarre), Lorenzo Conti (chitarre e rumorismi assortiti), Tonino Bosco (basso) e Federico Sergente (batteria e percussioni). "Mu" non è un disco facile, in molte parti ci riporta ai primi Mogwai, ed i Death Mantra For Lazarus dimostrano di avere coraggio da vendere: il loro nome è fra i primi della nostra lista di band da tenere sott'occhio. (Claudio Lancia) 6/10



foto_de_blasiLUCIANO DE BLASI E I SUI GENERIS
- Contronatura (Minoranza D'Autore, 2011)

Disco d'esordio per questo cantautore torinese e la sua band, formata nel corso di anni di attività nel sottobosco della scena del capoluogo piemontese, attività che ha anche portato a contatti con artisti importanti, come Mao ed i Perturbazione (la produzione artistica è di Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele). L'impostazione dei brani ammicca al folk balcanico, con un suono semiacustico sempre piuttosto vivace ed un'impostazione teatrale della voce, ma non dimentica la tradizione della canzone di casa nostra, mantenendo una certa morbidezza di fondo negli arrangiamenti e concedendo al ritmo di muoversi a briglie sciolte ma mai fuori controllo. I testi non possono che trattare tematiche legate alla quotidianità in modo scanzonato ed ironico. Il risultato finale non offre particolari motivi di interesse ma risulta sempre ben costruito e con la giusta dose di spontaneità e dunque si lascia ascoltare. Fa piacere constatare che De Blasi ed i suoi hanno già le idee chiare e soprattutto sanno come concretizzarle, ora per il futuro sono auspicabili maggiori personalità e profondità emotiva. Niente impedisce di pensare che arriveranno. (Stefano Bartolotta) 6/10



weweWEWE - Wolf In The Piano
(Videoradio, 2011)

I Wewe sono cinque musicisti di Torino, "Wolf In The Piano" è il loro esordio discografico, composto da dodici tracce concepite in maniera fondamentalmente acustica, con qualche inserto elettrico mai troppo invadente. Lo stile si posiziona a metà strada fra gli Alice In Chains unplugged ed il Nick Cave delle murder ballads. Caratteristica peculiare del quintetto è la voce di Davide Raccagni, greve e calda; accanto a lui si muovono Silvio Ortolani alla batteria, Fulvio Ortalda al basso, Francesco Di Lernia e Valter Cavallaro alle chitarre. Fra fascinazioni afro ("Bomu", "Masai"), solitudini metropolitane ("Long Night", "Shout In Silence"), e reminescenze wave (in certi momenti sembra di essere dentro "Seventeen Seconds") il disco scorre piacevole, senza però mai riuscire a far accendere la fiamma. La scrittura viene indirizzata prevalentemente verso crescendo elettroacustici e ballate dal sapore desertico, in grado di far ben risaltare la perizia tecnica del gruppo. "Wolf In The Piano" getta nel vortice un ventaglio di idee già piuttosto chiare, pur contenendo qualche sporadica ingenuità. Di sicuro il loro interessante mix sarà meglio focalizzato ed ampliato nei successivi lavori, i quali serviranno a delineare il reale valore compositivo della band piemontese. (Claudio Lancia) 5,5/10



milfMILF - Happy Milf
(Grammofono alla Nitro, 2011)

Scandagliando il sottobosco indipendente nazionale si possono scovare prodotti davvero singolari, che lì per lì possono anche lasciare perplessi. Prendiamo questo fulminante EP dei Milf, il quale raccoglie sei tracce in una manciata di minuti. I ragazzi ci sanno fare, suonano in maniera eccellente e dimostrano di avere le idee molto chiare. Ma perché castrarsi in maniera così totale, costruendo bozzetti musicali che rappresentano quanto di più anti commerciale si possa immaginare? In un momento di crisi dell'oggetto disco ha senso tutto ciò? "Happy Milf" è un treno metal - hardcore lanciato a mille all'ora su binari saldamente poggiati su scenari sadic-porno, dove i titoli dei brani ("Squirt", "James Bondage", giusto per citare i primi due) ed il nome stesso della band (per chi ignorasse il significato, sarà sufficiente una rapidissima ricerca sul web) rendono perfettamente l'idea dei contenuti. I ragazzi hanno mandato a memoria i lavori di Zu e Zeus!, e propongono riff micidiali, grida disumane ed una sezione ritmica che macina come una macchina da guerra. Oceani di noise e fiati distorti, omaggi ad attrici porno (la Heather Brooke della traccia sei, non è certo la giornalista britannica iper attivista...) ed un solo momento di calma atmosferica (la title track). Sul retro copertina la frase "to be continued" lascia presagire nuove future scorribande. Musica assolutamente di nicchia e senza mezze misure: imperdibile per gli amanti del genere, inudibile per i suoi detrattori. (Claudio Lancia) 5,5/10

Playlist
Eva Mon Amour - La Malattia Dei Numeri (29 Records, 2011)
Guy Littell - Later (Autoproduzione, 2011)
Dyskinesia / GSS - Stay Depressed Kill Yourself (Scorze Records, 2011)
Nevroshockingiochi - L'imperfetto Storico (Onlyfuckingnoise/Hvr/Sweet Teddy, 2011)
Tomviolence - God Is Busy (Black Candy, 2011)
AA.VV. - Alda Teodorani Presents Quindici Desideri (Etichette Varie, 2011)
Death Mantra For Lazarus - Mu (Grammofono Alla Nitro, 2011)
Luciano De Blasi E I Sui Generis - Contronatura (Minoranza D'autore, 2011)
Wewe - Wolf In The Piano (Videoradio, 2011)
Milf - Happy Milf (Grammofono Alla Nitro, 2011)
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