Cure

La migliore intro della storia del rock secondo Robert Smith, che le dedicò un remix

Robert Smith non ha mai nascosto il debito dei Cure nei confronti degli artisti che hanno preceduto e accompagnato la loro evoluzione. Da David Bowie, Nick Drake e Jimi Hendrix fino agli Psychedelic Furs, le sue influenze attraversano epoche e linguaggi differenti. Agli esordi, la band era solita reinterpretare brani dei propri idoli degli anni Sessanta e Settanta, includendo persino una cover di “Foxy Lady” nel primo album “Three Imaginary Boys”. Tra tutti, Bowie occupava un posto speciale. Smith lo ha definito l’unica persona capace di farlo sentire davvero al cospetto di una star: “È successo una sola volta, quando David Bowie mi ha chiesto di suonare al concerto per il suo compleanno al Madison Square Garden. Quando sono salito sul palco per provare ‘Quicksand’ con lui, mi sembrava di sognare. Quando ha iniziato a suonare la chitarra, ho pensato: ‘Quest’uomo è il mio eroe fin da quando ero adolescente e adesso ci siamo soltanto noi due su questo palco enorme. Come è potuto succedere?'”.

Smith, tuttavia, non ha mai rivolto lo sguardo soltanto al passato. Durante gli anni Ottanta i Cure ampliarono progressivamente il proprio stile post-punk, trasformandolo in una musica capace di raggiungere il grande pubblico senza perdere inquietudine e profondità. Il musicista inglese continuò intanto ad assorbire stimoli dalle nuove scene alternative, rimanendo particolarmente affascinato dalle atmosfere dello shoegaze, dal suo uso massiccio delle distorsioni e dalla capacità di dissolvere melodie e strumenti in una nube sonora.
L’incontro decisivo con i Ride avvenne nel 1991, quando la formazione di Oxford aprì un concerto dei Cure al Great British Weekend. Sebbene appartenessero a generazioni differenti, i due gruppi scoprirono una forte affinità. I Cure erano stati un riferimento importante per i Ride, ma l’influenza finì per funzionare anche nella direzione opposta. Il brano che più conquistò Smith fu “Vapour Trail”, traccia conclusiva dell’album d’esordio dei Ride, “Nowhere“, pubblicato nel 1990 e diventato uno dei dischi fondamentali dello shoegaze. Nel documentario del 2014 “Beautiful Noise”, dedicato al genere e ai suoi protagonisti, il leader dei Cure espresse il proprio entusiasmo con una frase inequivocabile: “‘Vapour Trail’ ha una delle migliori introduzioni di quindici secondi di tutti i tempi”.

La canzone si apre con un riff distante e sfocato, quasi il ricordo di un’estate ormai irraggiungibile. La batteria entra mentre le chitarre iniziano a sovrapporsi e, un istante prima del previsto, la voce emerge dalla foschia sonora. Bastano pochi secondi perché il brano muti forma completamente: è proprio questa capacità di modificare immediatamente la percezione dello spazio ad aver reso la sua introduzione tanto memorabile.
L’ammirazione di Smith si tradusse anche nei fatti. Nel 2015, in occasione del venticinquesimo anniversario di “Nowhere”, il frontman dei Cure realizzò due riletture di “Vapour Trail”, intitolate “Vapour Mix” e “Trail Mix”. I remix furono diffusi per accompagnare la ristampa celebrativa dell’album, pur senza essere inclusi nella nuova edizione.

L’impronta lasciata dai Ride sulla musica dei Cure sarebbe inoltre riconoscibile in alcuni lavori successivi. L’esempio più evidente è “The Hungry Ghost”, contenuta nell’album del 2008 “4:13 Dream“: affiancando la sua introduzione a quella di “Vapour Trail”, emergono somiglianze nelle sonorità delle chitarre e nella costruzione dell’atmosfera. Non si tratta di una copia, ma della traccia lasciata da una canzone che per Robert Smith contiene una delle più folgoranti intro nella storia del rock.

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