LEMONHEADS - Love Chant

2025 (Fire)
alternative-rock, power pop

Un po’ ci avevamo creduto e sperato, sulla scorta della pubblicazione dell’amabile comeback album del 2006, pubblicato dopo dieci anni di silenzio: i Lemonheads erano tornati ed erano in eccellente forma, pronti a deliziarci con nuovi progetti.

La storia della band di Boston è purtroppo da sempre ricca di colpi di scena: il leader Evan Dando è il tipico esempio di artista in bilico tra genio e sregolatezza. Le cronache dell’ultimo ventennio parlano di gesti irriverenti nei confronti della critica e dell’establishment (nel 2008 buttò nell’immondizia il premio ricevuto ai Nme Us Awards), di concerti disastrosi (tra gli altri quello all’Hollywood Forever Cemetery del 2021 e quello di Zagabria nel 2025), mentre l’attività discografica è stata sottolineata da ripubblicazioni, concerti celebrativi e da alcuni album di cover carini ma anche discutibili. Nulla che facesse seguito alle costanti voci di un nuovo disco.

Sposato da poco più di un anno con Antonia Teixeira e trasferitosi in Brasile, Evan Dando è un uomo che sta cercando di uscire dal buio della dipendenza da eroina (da tre anni fa solo uso di erba e qualche fungo) e “Love Chant” è il primo passo nella giusta direzione. I Lemonheads confermano la loro indole power-pop e pre-grunge con un disco ricco di riff grintosi e melodie sciattamente malinconiche. Le undici canzoni catturano sia l’indole punk di dischi come “Lick” che la natura alt-pop di “It’s A Shame About Ray”.

Ad accompagnare la band ci sono vecchi amici – Juliana Hatfield, J Mascis, John Felice e Nick Saloman dei Bevis Frond – perfetti complici di un album ispirato e versatile.

Bastano le prime note del travolgente power-pop di “58 Second Song” e i grintosi riff alla Dinosaur Jr di “In The Margin” per essere catapultati in un disco in cui il tempo sembra essersi fermato. Brani come l’ottima e dinamica “Cell Phone Blues” (Evan Dando odia gli smartphone e non ne possiede uno) e l’ossuta “Marauders” potrebbero benissimo far parte dei primi album della band, mentre la complessa e mutevole “Togetherness Is All I’m After” regala un esaltante assolo di 30 secondi di chitarra di J Mascis e apre le porte a un intrigante mix di shoegaze e darkwave.

Difficile non notare quanto sia diventata più profonda e agrodolce la voce di Evan Dando, (“Deep End”), pronta a misurarsi con lo sghembo rock-blues della title track e l’arruffata ballata acustica di “The Key Of Victory”, una versatilità che rende stuzzicante l’omaggio ai Troggs in “Wild Thing” (scritta insieme ad Adam Green dei Moldy Peaches), rinverdisce i fasti del passato (“Be-In”) e catapulta il musicista nelle maglie della psichedelia con la verve di un esordiente (“Roky”, un omaggio all’ex 13th Floor Elevators, Roky Erickson, con Nick Saloman).

Al netto della quantità di riff e con almeno un trittico di canzoni da ricordare, “Love Chant” è senza dubbio un trionfo artistico per Evan Dando e i suoi Lemonheads, una buona sintesi di quello che la band ha offerto al rock americano, ma anche di quello che potrebbe ancora offrire in futuro.

28/10/2025

Tracklist

  1. 1. 58 Second Song
  2. 2. Deep End
  3. 3. In The Margin
  4. 4. Wild Thing
  5. 5. Be-In
  6. 6. Cell Phone Blues
  7. 7. Togetherness Is All I'm After
  8. 8. Marauders
  9. 9. Love Chant
  10. 10. The Key Of Victory
  11. 11. Roky

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