Per un istante è sembrato che “Estatic Arrow” fosse un punto di arrivo per i Virginia Wing, un approdo sicuro per l’incantevole dream-pop della band di Manchester, la perfetta sinossi della musica pop come forma d’arte. L’estetica glaciale aveva cominciato però a mostrare le prime “volute” crepe, spazi che Alice Merida Richards e Sam Pillay hanno lasciato liberi all’estasi della contaminazione: dopotutto il duo ha sempre giocato sia con le colte sonorità dell’avantgarde che con il funk e il trip-hop, senza porre barriere all’immaginazione e alla trasgressione comunicativa.
L’ingresso del sax di Christopher Duffin (XAM Duo) è l’elemento di discordanza e di rinvigorimento del fascino icastico della musica dei Virginia Wing, mentre “Private Life” osa confondere la giocosità espressiva dell’elettronica della Yellow Magic Orchestra con il minimalismo audio-visual di Laurie Anderson e le seminali estati ritmiche dai toni rituali delle Slits.
Eclettismo è il verbo dei musicisti, i quali azzardano una vacuità pop con le ruffiane sinergie elettro-soul di “I’m Holding Out For Something”, illudendo l’ascoltatore casuale per poi trascinarlo in una musicalità solo apparentemente giocosa e invece ricca di interrogativi: non è infatti ignota la predilezione dei Virginia Wing per tematiche politiche molto forti. “Private Life” è non solo un duro attacco al capitalismo, ma anche alle tentacolari armi di seduzione del potere, i social in primis.
Fondere l’elettrizzante input fisico del ritmo con distrazioni atonali, o rendere stridente il confronto tra realtà e illusione, è dunque interconnesso e conseguente alla volontà di raccontare in musica un dualismo etico ed eretico, che non può essere descritto con modalità sonore passate. Il brivido elettro-pop graffiato dal sax di “99 North”, poi gettato tra le braccia del punk alla X-Ray Spex, e la gracilità melodica disturbata dal recitativo alla Laurie Anderson in “Return To View” non sono il pane quotidiano dei cultori del new pop. Non è questa infatti l’intenzione dei Virginia Wing. “Private Life” rinuncia all’estetica più confortevole di “Estatic Arrow”, le regole sono alfine saltate, il caos pop di queste dodici nuove tracce non si nutre di rumore ma di subdolo relax (“Soft Fruit” che cita “O Superman“) e lussuria in odor di santità (“St. Francis Fountain”).
Il verbo pop/fusion della sopracitata YMO (“Moon Turn Tides”) e le citazioni new age (“Michael Returns To The Garden”) sono elementi gettati abilmente nella mischia, spesso con risultati che superano le attese. L’immaginifica festa di synth e voci orientali di “Half Mourning” e la geniale intersezione di rumori d’acqua e tastiere in vena di futurismi di “I Know About These Things” convalidano infine quella sensazione d’irriverenza punk che sempre di più contraddistingue il percorso evolutivo della band inglese.
24/02/2021