Marc Almond

VarietÚ

2010 (Strike Force) | pop

"La mia vita è come il camerino di una drag queen/e la mia mente come il letto di una prostituta/braccialetti di plastica/un vecchio profilattico/devo stare attento a dove metto i piedi". Ladies and gentlemen, bentornati per il nuovo stravagante varietà di Marc Almond, che dopo un decennio trascorso tra cover, ospitate, dischi dedicati ad autori russi e una reunion dei Soft Cell (tanto per non farsi mancare nulla) consegna quello che dovrebbe essere il canto del cigno, il capitolo conclusivo della sua carriera da cantautore. D'ora in poi infatti l'artista di Southport si occuperà di altri progetti, rivisitazioni di repertori altrui (cosa che in fondo gli è sempre riuscita molto bene) e nuove collaborazioni - una delle quali, "Dining With Panthers" (insieme a Michael Cashmore), è ormai in fase di ultimazione. Marc ci ha promesso "un album di poesia decadente, romantica e omoerotica", e un assaggio lo abbiamo già avuto tempo fa con "Gabriel" e "The Lunatic Lover" (due poesie del conte Stanislaus Eric Stenbock).

Un po' Lindsay Kemp e un po' Pierrot, con una grafica che ricorda le locandine degli anni Venti, Almond in copertina fa capire subito l'antifona. "Varieté" è uno dei suoi dischi più intimi ed autobiografici, e l'impresa (assai ardita) è quella di amalgamare i tanti ingredienti che hanno contraddistinto la sua opera in trent'anni di onorato servizio, con un occhio di riguardo ai suoi dischi più colti e sofisticati. Non è un caso quindi che, sparpagliati negli oltre sessantasei minuti d'ascolto, riaffiorino richiami di quella "crisi di nervi portata su pentagramma" di "Torment And Toreros" (di Marc and the Mambas) e a quel "Mother Fist And Her Five Daughters" che faceva incontrare in un sordido locale di Soho, tra i fumi dell'oppio e con un'insolita nonchalance, il Jean Genet di "Querelle De Brest", il Lou Reed di "Berlin" e la "santa" Judy Garland - facendo proprio un immaginario che spesso si è ripresentato in alcuni lavori successivi (popolati di artisti sul viale del tramonto, prostitute, travestiti e venditori di illusioni dalla doppia o tripla vita). Non sembrano essere passate invano neanche le due esperienze "russe", dal momento che lo spirito di quelle registrazioni ritorna anche all'apertura di questa fatica ("Bread And Circus" è stata firmata da Almond insieme ad Alexei Fedorov, già suo collaboratore per "Orpheus In Exile: Songs Of Vadim Kozin").

La "grazia innaturale" di Vaslav Nijinsky ispira un'altra bella canzone (saggiamente scelta come singolo di lancio). Subito dopo compare un nuovo bizzarro personaggio, tipicamente almondiano: un "favoloso mostro", "qualcosa come una signora barbuta in un elegante vestito di Dior". "The Exhibitionist" era già stata scritta anni fa (il provino è reperibile nella recente ristampa di "Stranger Things") e le è stato abbinato un particolarissimo videoclip - dopo che per anni i francesi Pierre et Gilles hanno giocato con successo con la sua immagine, adesso il compito è stato affidato al fotografo Gozra Lozano. Forse mai una massima si è rivelata tanto semplice ed efficace per esprimere l'intera filosofia di vita dello stesso Marc Almond: "ordinary is bad, strange is good". Qui ad aiutarlo nella stesura del brano c'è il pianista Martin Watkins, che ormai da anni lo accompagna in concerto (prese il posto dell'altrettanto brava Annie Hogan, con la quale i rapporti si incrinarono durante le registrazioni del difficile "Enchanted" nel 1990). Tra gli altri ritorni c'è anche quello di Tris Penna, già con l'ex-Soft Cell in uno dei suoi album più fortunati ("The Stars We Are"), e porta nuovi frutti l'ormai consolidata partnership artistica con il chitarrista Neal Whitmore.

Alcune canzoni come "Trials Of Eyeliner" - ritratto sornione ed elegiaco, lontano però dalle asprezze seducenti della soft-celliana "Esqualita" - e la malinconica "Lavender" (in cui riescono a fare capolino in una manciata di secondi "Our Lady Of The Flowers" di Jean Genet, "Lady Stardust" e "Moonage Daydream" di David Bowie e "Judy Teen" dei Cockney Rebel) erano già note ai seguaci di rigorosa osservanza in quanto presentate dal vivo in qualche occasione. Non c'è spazio purtroppo per una delle sue più toccanti composizioni degli ultimi anni, quella "Kill Me Or Make Me Beautiful" che non ha ancora oggi una studio version definitiva. Dopo il tango elettronico di "Soho So Long" si inciampa subito in una flaccida "Unloveable", che già dal titolo fa pensare al Morrissey più autoindulgente e annoiato (musicalmente si avvicina alla smithsiana "Back To The Old House"), con una delle performance vocali più indisciplinate di Marc. Il termometro del camp segna temperature preoccupanti nel torbido doo-wop di "It's All Going On", ed è difficile non riconoscere i Doors di "Waiting For The Sun" in "Cabaret Clown", resa memorabile grazie all'organo hammond di Seamus Beagham (già all'opera qualche anno fa con il modfather Paul Weller). La title track sembra un brano lasciato fuori dal disastroso "Fantastic Star" del '96, ma le cose migliorano con le luci soffuse, le chitarre e lo spettrale suono del theremin in "My Madness And I".

Lo scrigno non contiene solo gioielli da antologia. Si avverte in più di un caso il rischio dell'autoparodia per colpa di trovate che, per la prima volta in misura tanto marcata, sanno di repertorio. L'esperienza trentennale dell'artista fa sì che la produzione, ricca eppure mai troppo ampollosa, non sbandi mai - eppure manca quella spontaneità anche un po' naif che contraddistingueva i dischi con i Willing Sinners. In più, come succede anche a certi suoi epigoni (per esempio a Brett Anderson) l'uso insistente di temi e vocaboli lo presenta sempre di più come un pittore intento a dipingere ancora una volta lo stesso quadro. E per un artista avventuroso come Marc Almond non è un problema da poco. "Varieté" è un album ben suonato ma è anche più prolisso del necessario, forse due o tre canzoni potevano essere tranquillamente risparmiate. L'edizione limitata (cinquemila le copie distribuite) si distingue per la confezione curatissima e sette ulteriori brani acustici - il più riuscito dei quali è "A Lonely Love".

 

(14/02/2011)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Bread And Circus
  3. Nijinsky Heart
  4. The Exhibitionist
  5. The Trials Of Eyeliner
  6. Lavender
  7. Soho So Long
  8. Unloveable
  9. Sandboy
  10. It's All Going On
  11. Variety
  12. Cabaret Clown
  13. My Madness And I
  14. But Not Today
  15. Swan Song
  16. Sin Song



Bonus disc:

  1. My Evil Twin
  2. A Lonely Love
  3. Cat Dancer
  4. Criminal Lover
  5. I Am No One
  6. Smoke
  7. Kiss The Ghost (Goodbye)

 

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