Kelly Hogan

I Like To Keep Myself In Pain

2012 (Anti / Epitaph) | country-blues, songwriter

Il mondo ha bisogno di un'altra Maria McKee? Me lo sono chiesto più volte mentre ascoltavo il quarto disco dell'artista americana Kelly Hogan, e la risposta la ricerco insieme a voi raccontandovi il mio incontro con "I Like To Keep Myself In Pain".
Una copertina blu e un volto che sembra rassegnato alla tristezza, un pupazzetto di stoffa su un fondo rosso che chiede un sorriso e una casa produttrice da ultima spiaggia (la comunque encomiabile Anti) per artisti dal glorioso passato che nessuno più brama (Tom Waits, Tricky, Daniel Lanois...): ecco come si è presentato il quarto album di Kelly Hogan. Scetticismo, timore, o forse la consapevolezza di non aver trovato molti spunti rimarchevoli nei tre album antecedenti, in verità non avevo nemmeno individuato motivi di disappunto nelle sue riletture di artisti come Andrew Bird, Will Oldham, Vic Chesnutt, Stephin Merritt e Randy Newman, inoltre le sue composizioni reggevano dignitosamente il confronto.

Kelly Hogan forse doveva ancora scoprire il fascino del dolore e della sofferenza per poter dare un'iniezione vitale che rendesse la sua musica più sensuale. Prima di inserire il cd nel lettore ho ripercorso con la mente i primi passi della musicista con i Jody Grind e i Rock*A*Teens - mi ossessionava la paura che la maturità avesse eliminato quelle briose fughe verso il ragtime e il jazz che fecero della sua band una delle realtà più interessanti del country-blues di Atlanta (Georgia). Per fortuna, la voce di Kelly Hogan non ha perso profondità e capacità descrittive: come una cantante blues definisce stati d'animo profondi e comunica a chi ascolta.
Ci sono poi quattro musicisti d'eccezione a dar corpo a un suono compatto e swingante: Booker T. Jones, James Gadson (Quincy Jones, B.B. King, Beck, Wilco, Marvin Gaye...), Gabriel Roth (fondatore della Daptone Records) e Scott Ligon (Terry Edwards Band) mettono a frutto tutta la loro esperienza e lasciano trasparire un reale coinvolgimento.

Le prime note di "Dusty Groove" non promettono alcuna rivoluzione stilistica: r&b, soul, country, pop anni Sessanta sono appena contaminati dal moderno songwriting, eppure è palpabile quella tensione che trasmuta la pioggia in acqua o il vento in brezza.
Tra un brano di Robyn Hitchcock riletto con spoglie sonorità country-blues ("I Like To Keep Myself In Pain") e un Vic Chesnutt in chiave soul ("Ways Of This World") si incastrano giocose armonie ("Haunted") e vezzose leggiadrie ("Slumber's Sympathy"). Kelly Hogan convince e incanta anche quando incontra la nuova generazione indie; estrae sangue, sudore e lacrime di poesia da "Plant White Roses" di Stephin Merritt, evoca Frank Sinatra nella rilettura di "Daddy's Little Girl" di M. Ward e cattura la magia del pop anni 50 nella sublime "We Can't Have Nice Things" del suo mentore Andrew Bird.

"I Like To Keep Myself In Pain" non mostra segni di stanchezza o di routine: Kelly Hogan offre una delle sue migliori composizioni ("Golden"), omaggia Patsy Cline e Dolly Parton nella conclusiva "Pass On By", sorride ad amabili loser come Jon Wesley Harding in "Sleeper Awake", ovvero una serie d'intense composizioni che la voce intensa e raffinata eleva a puro piacere.
In un'epoca in cui il termine country sembra obsoleto e dove la sola Neko Case è rimasta depositaria di una tradizione nobile e suggestiva, un album come "Like To Keep Myself In Pain" affonda a piene mani nella tradizione e nel futuro americano con un equilibrio sorprendente e dannatamente gustoso, una pagina inattesa e ricca di buone vibrazioni.

Ed ecco ritornare la domanda iniziale: il mondo ha bisogno di un'altra Maria McKee? Posso rispondere senza dubbio di no, ma abbiamo tutti bisogno di album come questo "I Like To Keep Myself In Pain" per riconnetterci col mondo sensibile.

(07/07/2012)

  • Tracklist
  1. Dusty Groove
  2. We Can't Have Nice Things
  3. I Like To Keep Myself In Pain
  4. Haunted
  5. Daddy's Little Girl
  6. Golden
  7. Ways Of This World
  8. Slumber's Sympathy
  9. Plant White Roses
  10. Sleeper Awake
  11. The Green Willow Valley
  12. Whenever You're Out Of My Sight
  13. Pass On By
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