Mouse On Mars

Parastrophic

2012 (Monkeytown) | electro

Correva l'anno 1994 e, fra i vari protagonisti della rivoluzione "intelligente" dell'elettronica, uno strano duo debuttava con un ottimo album, "Vulvaland", estremizzando la matrice psico-kraut della musica dei vari Aphex Twin, Autechre e Boards Of Canada. Si trattava dei Mouse On Mars, presto giunti poi alla corte della Thrill Jockey - una delle etichette più attive nella proposta dei cosiddetti "nuovi suoni".
Un percorso in continua evoluzione, quello dei due, in grado di attraversare e interpretare, pur senza mai raggiungere vette stratosferiche, diversi linguaggi musicali: dall'esoterismo velato di un'ambient apparentemente quieta e lieve, ma con un cuore pulsante di pura claustrofobia, alla più recente deriva verso i lidi dell'avanguardia elettro-acustica, mai però solcata dall'estremismo di un Robert Hampson, dalla variopinta miscela concreto-ambientale di un BJNilsen o dalla sensibilità emotiva dell'ultimo Fennesz.

A ben sei anni di distanza dall'ultima tappa, l'approdo presso la Ipecac di Mike Patton con quel "Varcharz" che era riuscito a mascherare con dell'ottimo mestiere una certa mancanza di idee sulla strada da seguire (un po' un ritorno alle origini kraut, un po' una mezza svolta verso una commistione tra standard Idm e sperimentazione glitch), i due tornano dando alle stampe - firmando questa volta per la Monkeytown degli amici Modeselektor - quello che è senza ombra di dubbio il peggior album della loro carriera.
"Parastrophic" suona come il tentativo di uscire da un'evidente carenza d'ispirazione con il colpo da maestro, il tiro che non t'aspettavi, l'asso nella manica o il gioco di prestigio: ma è in realtà il goffo parto di un duo apparentemente rimasto senza un sound o una formula, che ripudia se stesso e quel che ha proposto fino ad oggi, virando verso una moltitudine di strade totalmente al di fuori della propria portata.

E così, eccoci davanti a colate di glitcherie dolciastre in grado di procurare uno shock diabetico più dell'Hudson Mohawke più spinto ("The Beach Stop", "Syncropticians" e "Imatch"), strizzate d'occhio a inusuali ritmiche funkettare del tutto fuori luogo ("Metrotopy"), derapate nell'hip-hop proto-folle dei maestri Perfuse 73 ("Chordblocker, Cinnamon Toasted" che, riprendendo la metafora, altro non fa se non disintegrare gli pneumatici senza lasciare alcuna traccia sul suolo, ma anche la delirante "Baku Hipster") e salti a pie' pari nella techno più scontata ("Wienuss", che vorrebbe essere Deepchord ma suona quasi come una sua presa in giro) e pure in una house che pare una via di mezzo tra Stylophonic e i Chemical Brothers di "Push The Button" (ascoltare la terribile somiglianza di "They Know Your Name" con la "Dancefloor" del primo).
A salvarsi in tale disastro è probabilmente solo la conclusiva "Seaqz", ovvero una sorta di scimmiottamento del lato più caustico e rumoroso di LFO, quello - per intenderci - con cui compose a Björk la base di "Pluto" (anche qui le somiglianze sono più di un'impressione).

È possibile rovinare, con un solo episodio, un percorso che aveva fatto di sobrietà e coerenza due coordinate sostanziali? Probabilmente no, perché quanto di ottimo i Mouse On Mars hanno regalato è abbastanza da poter "sopperire" a un crollo così accentuato e goffo. Ma questo non può certo far da scusante a uno di quei dischi nei quali non c'è praticamente niente da salvare, se non il fatto che si tratti, per il momento, di un episodio isolato e auspicabilmente unico.

(05/07/2012)

  • Tracklist
  1. The Beach Shop
  2. Chordblocker, Cinnamon Toasted
  3. Metrotopy
  4. Wienuss
  5. They Know Your Name
  6. Syncropticians
  7. Cricket
  8. Imatch
  9. Polaroyced
  10. Gearknot Cherry
  11. Bruised To Imwimper
  12. Baku Hipster
  13. Seaqz
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