E’ ormai chiaro, dopo decenni di gloriosa attività, che Neil Young sottende una progettualità a ogni suo album. Ultimo per cronologia è il lo-fi estremo di “A Letter Home”, ma gli esempi, specie se si pensa alle stramberie dei suoi anni 80, si sprecano. Quasi all’opposto di “A Letter Home” sta “Storytone”, dunque secondo disco in studio in meno di un anno, stavolta improntato a un massimalismo ad alta definizione di suono che impiega un’orchestra a organico allargato. Per Young è uno dei progetti più alieni di sempre, anche se in realtà quella del rock orchestrale è una prassi ormai banale, trasversale alla stragrande maggioranza dei sottogeneri di ogni era.
Il canadese ha avuto già qualche precedente nella sua età dell’oro, vale a dire l’intervento della Gone With The Wind Orchestra in buona parte di “Comes A Time”, e ancor meglio le due pièce arrangiate con la London Symphony contenute in “Harvest”. Come espansione di queste già un po’ tronfie esperienze, però, “Storytone” fallisce miseramente.
Se Owen Pallett, peraltro conterraneo, è riuscito a riplasmare il concetto di pop barocco orchestrale nell’era digitale (anche nella dimenticata esperienza dei Last Shadow Puppets), Young invece intende l’apporto dell’orchestra come normale gingillo di grandeur, alla pari di blasonati colleghi nelle rispettive tarde parti di carriera: Sting, Peter Gabriel, e altri, non ultima la connazionale Joni Mitchell.
“Tumbleweed”, “I’m Glad I Found You”, “Plastic Flowers” – con echi di “After The Gold Rush”, che però ne rovinano la memoria – obbediscono senza riserve al braccio armato dei musical di Broadway, poco cambia che lo strumento guida sia il piano o l’ukulele; solo l’inno “Who’s Gonna Stand Up?”, che aggiunge pure un coro, riesce a essere contagioso.
Il patetico country domestico di “When I Watch You Sleeping” (versione sdolcinata della “Dust In The Wind” dei Kansas) e “All Those Dreams” (versione inerte della ballad sinfoniche dei secondi Chicago), per quanto altrettanto irrilevanti, quantomeno ricordano che Young è pur sempre un cantautore.
Per rispettare ritualmente ogni canone della moda quivi intrapresa, Young si cimenta anche con lo swing sinatriano (“Say Hello To Chicago”) con esiti che si commentano da soli. I due rhythm’n’blues di “I Want To Drive My Car” e “Like You Used To Do” sono deludenti diversivi che riportano a “This Note’s For You” (1987).
Registrato in presa diretta come per “Living With War” (un altro esperimento massimalista, ma lì la sua chitarra ancora ruggiva), primo album con canzoni in cui Young canta solamente senza toccare strumento, supporto alla sua seconda autobiografia “Special Deluxe: A Memoir Of Life & Cars” (Blue Rider Press). Uno degli album col minor tasso di “cavallo pazzo” – lo ritraduce forse l’ostinato pulsante della strofa di “Who’s Gonna Stand Up?” – stemperato in vagiti, effusioni, tematiche fatue, muzak natalizia. Edizione di lusso con un secondo cd acustico che, va da sé, affievolisce carie e diabete ma aumenta i dubbi sull’utilità del materiale. Titolo originale: “Storeytone”.
04/11/2014
Lo storico live del Loner canadese, tra numeri acustici e cavalcate elettriche
L'opera con cui Young si scopre sommo filosofo del dolore, portatore di un messaggio universale e a-temporale
Ballate bucoliche e sfibranti cavalcate elettriche: l'apoteosi del country-rock younghiano
La migliore commistione possibile tra country e rock, tra epica da terra promessa e languide carcasse di utopie
Young abbandona i Crazy Horse e cavalca le praterie di Nashville
Il vecchio loner canadese riesce ancora a emozionare
L'album "ecologico" del loner canadese: dieci tracce con un mood sfacciatamente arioso
Il "loner" nel suo disco più "loner", accompagnato dal conterraneo Lanois
La rimpatriata tra il vegliardo canadese e la sua mitica band, per una raccolta di traditional
Primo album doppio per il Loner canadese, al fianco dei suoi Crazy Horse
Eccentrica raccolta di cover dal suono antico per il grande canadese
Il Loner insieme una giovane band per un concept d'attualità
Doppio live per un loner sempre più ecologista e la sua giovane band
Nuovo instant record di attivismo e contemporaneità per il gran canadese
Recupero di una session acustica di prova, risalente al 1976, per il cavallo pazzo
Secondo tentativo, patriottico stavolta, per il Loner e i suoi giovani comprimari
Loner e giovani comprimari in un musical western ambientalista
Un piacevole ritorno per il Loner canadese assieme ai vecchi Crazy Horse
Finalmente pubblicato uno dei più famosi dischi perduti del grande loner canadese
Tornano il cantautore canadese e i Crazy Horse con un album tutto composto e registrato in un fienile
Di nuovo in pista il cantautore canadese con un atto d'amore per il nostro pianeta
Il cantautore canadese rivisita in chiave acustica tredici canzoni del suo sterminato repertorio
Riaffiora un altro album perduto del Loner, con una serie di suggestivi brani dei 70's nella loro confezione originaria
Il Loner alza la voce contro l'America di Musk e Trump in un diario di viaggio ruvido e intimo al contempo
I migliori singoli del mese di agosto da Neil Young agli Oasis, da Richard Ashcroft a Bright Eyes e Andrea Laszlo De Simone
Tra i due maestri del folk-rock c'è sempre stata stima reciproca, ma una canzone rischiò di incrinare il rapporto...
Il rapporto tra il cantautore canadese e la scena di Seattle, che vide in lui un riferimento artistico e morale
Anche questa settimana ha portato ottima musica: ecco le migliori uscite da Neil Young a Peter Murphy feat. Trent Reznor fino al ritorno di The The
Probabilmente il brano più bello del canzoniere di Neil Young e uno degli assoli più commoventi del rock tutto. La Storia dentro la storia di "Cortez The Killer"
Il dirompente incontro di due mondi lontanissimi grazie a una canzone del Loner datata 1975
Dopo una jam insieme, il cantautore canadese provò a convincere Jimmy Page e Robert Plant a tornare insieme
In occasione del suo nuovo tour italiano, ripercorriamo la carriera di Neil Young con 26 brani e un po' di storie tratte da OndaRock. Ascolta online
Il ritorno a Roma del cantautore canadese, accompagnato dai fedeli Crazy Horse. Apertura affidata a Devendra Banhart
Neil Young e la sua giovane combriccola tornano ad arroventare l'estate italiana
Il ritorno a Roma del cantautore canadese, accompagnato dai fedeli Crazy Horse. Apertura affidata a Devendra Banhart
Tra Dead Can Dance e Tinariwen l'esordio dei siciliani è un piccolo capolavoro avant-folk
A nove anni da “Hug of Thunder”, il collettivo canadese torna con un album smooth costruito su lunghe jam session
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate