Decibel

Noblesse Oblige

2017 (Sony Music) | art rock - pop

"Paradossalmente quello che era innovativo e originale qualche decina di anni fa è ancora più originale e innovativo oggi, perché dobbiamo pensare che gran parte della musica che ascoltiamo oggi è realizzata da strumenti virtuali, con suoni campionati che vengono eseguiti su computer. Quindi come Decibel, per restare avanti, abbiano deciso di guardarci indietro". Chi parla è Silvio Capeccia - il tastierista dello storico gruppo milanese - e alzi la mano chi, fra i vecchi cuori glam-waver, non ha un sussulto dinnanzi a cotanta premessa. I Decibel, la band che - dopo aver fatto rumore nell'underground meneghino sul finire degli anni 70 - si presenta con perfetto look viennese sul palco di Sanremo nel 1980 facendo gridare al tradimento i punkster accaniti, torna a registrare un disco dopo trentasette anni.
Una vita fa. Erano i tempi in cui al festival dei fiori ci si doveva destreggiare tra "Su di noi" di Pupo e le folte sopracciglia di Toto Cutugno, non era banale, eppure i Decibel tracciarono una via allora scandalosa, ma percorsa in seguito da molti alfieri del rock alternativo, fino a divenire oggi quasi la normalità. Inutile negarlo, per chi ha vissuto la stagione d'oro una reunion fra Enrico Ruggeri e i suoi antichi sodali Fulvio Muzio e Silvio Capeccia è un evento tanto inatteso quanto denso di aspettative.

E in effetti tutto sembra filare liscio, con il ricostituito trio che apparecchia un uno-due di benvenuto mica da ridere, e che riporta agli antichi fasti senza per questo cedere al nostalgismo: il primo singolo "My My Generation" suona come una vera dichiarazione d'intenti fra epicità ultravoxiane e il suo declamare i numi tutelari, in una la sorta di sequel concettuale di "Thank You" dei primi Chrisma (nell'ordine Bowie, Cale, Lou Reed, Talking Heads, Roxy Music, Sparks, Sex Pistols, Stranglers, Clash, Devo, Nico, Mink De Ville, Rolling Stones, New York Dolls, Who, Iggy Pop, Ramones... peccato per i Cars, che non ce l'hanno fatta per un soffio), mentre "Noblesse Oblige", nel suo incedere bohémien, afferma in modo convincente l'orgogliosa estetica decadente di un'élite che non sa prestarsi a compromessi.

Ma a proposito di compromessi, qualche perplessità prende piede ne "Gli anni del silenzio", il secondo singolo, che musicalmente è una delle migliori del lotto, col suo tiro alla Smiths e un prezioso break in stile Police, ma viene cannibalizzata e un po' tramortita da un testo ruggeriano da inserire dritto nella categoria di già noti paraculismi buoni a far commuovere le attempate signore che occupano le prime file nei live. La storia si ripete con "L'ultima donna", che però non viene nemmeno supportata da una scrittura convincente. Sembra piuttosto un passaggio da "trova l'errore": un topos lirico che Enrico ha già riproposto a vario titolo nel suo repertorio solista (musicalmente un po' "Non piango più", ma poi - suvvia - "Non finirà" non è replicabile), ma soprattutto con contenuti che poco hanno a che vedere con l'estetica richiamata: più un pastiche per accendini accesi che gli esiti di un background a tutto Ultravox, Talking Heads e compagnia che viene enunciato nella brillante opening track (P.S. sostituite "L'ultima donna" con "Crudele poesia", cinque tracce più avanti, e avrete la stessa valutazione).

Se leviamo le inutili riproposizioni di "Contessa" e di "Vivo da Re", che viene riletta nella forma con gustosi coretti alla "Bitter End" dei Roxy Music ma che nella sostanza casca dalle parti della pur gloriosa "Ti avrò" dello stesso Enrico (quella di inserire le due hit d'annata è un'operazione comprensibile tanto come se gli Ultravox avessero inserito i rifacimenti di "Sleepwalk" e di "Vienna" in "Brilliant", ma forse l'ufficio marketing della label ci potrà aiutare al riguardo), le cose tornano su standard ottimali con "Fashion", testo tagliente e un bel po' di "Northwinds Blowing" degli Stranglers, ma soprattutto con "La bella e la bestia", che con la sua baldanzosa freschezza riporta dritta ai lussi di "Vivo da re". E lo stesso si può dire del delizioso siparietto sparksiano "Triste storia di un cantante" e degli Stranglers che ritornano nelle tastiere di Capeccia ne "Il primo livello", vitaminizzata da un testo ispiratissimo che riprende il discorso sul controllo dei media e della politica sulle masse laddove fu lasciato nel 1978, ai tempi de "Il lavaggio del cervello", mentre nel caracollare retrò de "Il jackpot" Ruggeri immortala da par suo dei chiaroscurali scenari metropolitani.

Le tre bonus track delle "deluxe edition" sono un mini-compendio dell'album: notevole "La corte del principe", per quanto costruita sulle note di "This Town Ain't Big Enough..." degli Sparks, commovente la nuova versione di "Pernod", che assume un senso grazie anche al cameo finale di Pino Mancini, il grande chitarrista dei tempi di "Punk" riesumato da chissà dove, ma parecchio evitabile "Leaving My Home" ("Vivo da re" col testo originario in inglese) soprattutto per via della pronuncia maccheronica sciorinata da Enrico.
"Noblesse Oblige" è un album con parecchi momenti buoni, quando non ottimi, ma con qualche passaggio rivedibile. Ed è un po' un peccato, giacché la produzione si attesta su livelli di eccellenza e dunque, con una migliore messa a fuoco, sarebbe stato in tutto e per tutto un rientro in grande stile. Ad avercene, comunque.

Un discorso a parte merita il box in "Superfan Limited Edition" tirato in mille copie, e venduto in esclusiva su Amazon. Un oggetto da collezione ideale per chi anela ad avere fra le mani "Punk" in vinile (il debut-album che nell'edizione originale viene battuto a prezzi variabili fra i 350 e i 500 euro, e che lo sciagurato scrivente, non si sa perché, vendette una trentina di anni fa per due spicci), la riedizione sempre in vinile del secondo album e del primo 45 giri "A mano armata/Indigestione disko", nonché "Noblesse Oblige" sia in cd che in vinile, e altri invitanti oggetti a supporto. Il prezzo è un forse po' impegnativo, ma chi se lo può permettere non se lo lasci sfuggire per nessuna ragione al mondo.

(20/06/2017)



  • Tracklist
  1. My My Generation
  2. Noblesse oblige
  3. Gli anni del silenzio
  4. L'ultima donna
  5. Universi paralleli
  6. Il Jackpot
  7. Contessa
  8. Fashion
  9. Crudele poesia
  10. La bella e la bestia
  11. Triste storia di un cantante
  12. Il primo livello
  13. Vivo da re
  14. La corte del Principe (bonus track)
  15. Pernod (bonus track)
  16. Leaving My Home (bonus track)




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