Bdrmm

Bedroom

2020 (Sonic Cathedral) | dream-pop, shoegaze, post-punk

Esordio full-length con il botto per il giovanissimo quintetto inglese dei Bdrmm.
L’attesa creata dalle primissime pubblicazioni, quali l’eccellente Ep intitolato “If Not, When?” e il gustoso singolo “C.U. / Question Mark”, entrambi datati 2019, è stata ampiamente ripagata da questo regale debutto dal titolo “Bedroom”, nome che riprende, per esteso, l’effettiva pronuncia della band nata tra le cittadine britanniche di Leeds e Hull.

L’embrione del gruppo vede la luce nel 2016, come solo-project del leader Ryan Smith (voce e chitarra) che in seguito ai buoni riscontri radiofonici riscossi da un suo demo intitolato “Everything” decide di aggiornare con un upgrade il proprio pacchetto artistico. Gli ingressi di Jordan Smith al basso (fratello di Ryan), Joe Vickers alle chitarre, Daniel Hull ai sintetizzatori/backing vocals e Aaron Moreton alla batteria, hanno agevolato il passaggio dallo scevro stile lo-fi dei primordiali scenari di Smith a un telaio sonoro più complesso, di chiaro marchio dream-pop, allestito su atmosfere che si insinuano tra post-punk e shoegaze.
I Bdrmm riprendono, con mirabile capacità e personalità, lo storico canovaccio della cosiddetta vecchia guardia del settore. Sono importanti i riferimenti che portano alle oscure tessiture ricamate da Ride, My Bloody Valentine, Slowdive e Swervedriver.

Pubblicato dall’etichetta Sonic Cathedral Recordings, quest'affascinante Lp raccoglie dieci tracce, nuove di zecca, registrate intorno alla fine del 2019 presso lo studio The Nave di Leeds da Alex Greaves (Working Mens Club, Bo Ningen) e masterizzato a Brooklyn da Heba Kadry (Slowdive, Beach House).
Sebbene il dream-pop sia la modulazione artistica più appariscente, prendendone in giudizioso prestito gli stilemi distintivi, i Bdrmm propongono un suono vigoroso, poliedrico e notevolmente attuale. Un perfetto collante ritmico per la declamazione di tematiche cliché quali gravidanze non pianificate, abusi di alcol e droghe, problemi di salute mentale e focus sulla distopica situazione presente in terra d’Albione nel periodo post-Brexit. 

L’album scivola via come neve sciolta da un sole rovente, con virate repentine e aperture verso acrobatiche direzioni stilistiche. Lo strumentale d’apertura “Momo” è un propulsivo groove, guidato da un drumming impuro, speziato di kraut e space-rock. “Push/Pull” è un nervoso tsunami di riff gotici, canalizzato in un’oscura atmosfera angosciante post-punk eighties, dove la voce riverberata di Smith entra in gioco dopo circa due minuti. “A Reason To Celebrate” è un vorticoso aggiornamento degli sperimentalismi elettronici vicini ai Bark Psychosis e ai Seefeel, in cui il cantante Ryan Smith riflette sulle dolorose ammissioni derivate da laceranti sentimenti di distacco, cesellate da ingegnosi riff di chitarra che appaiono contemporaneamente euforici e funesti. Un tortuoso caleidoscopio colorato di bianco e nero.

Suoni via via più tradizionali dipingono il melodico post-punk, à-la Cure, della maestosa “Happy”, utilizzata come singolo d’antipasto, che si sposa perfettamente con l’insolita escursione dark-ambient di “(The Silence)”, brano che calzerebbe a pennello in una compilation Warp di metà anni 90. Una gelida desolazione avvolge l’altro strumentale presente nel disco, “(Un)Happy”, elaborato su una conversazione telefonica utilizzata per aggiungere greve atmosfera.
Il delizioso carillon chitarristico di “Gush” sembra provenire dai solchi dove Johnny Marr ha sfoggiato gli accordi dei primi lavori degli Smiths. La voce di Smith, qui e per tutto il disco, appare sognante e fanciullesca, paragonabile per timbrica e temperamento a quella di Ian Masters dei Pale Saints o di Mark Gardener dei Ride. Il basso tenebroso e le chitarre ipnotiche guidano i lavori di “Is That What You Wanted To Hear?”, disegnata su un disteso sound, particolarmente espansivo, ma interrotto da deflagranti detonazioni di chitarra.

Premesso che all’epoca dell’esplosione shoegaze e ancor di più pensando agli anni top di new wave e post-punk, i membri dei Bdrmm non erano ancora nati, il loro perfetto inserimento nell’attuale scenario appare davvero sorprendente. La band può apparire un po' retrò nell’approccio, ma è assolutamente lungimirante nel risultato finale e nell’esemplare abilità di sdoganare e rendere più accessibile un genere musicale sempre molto apprezzato, ma permanentemente ostico.
I Bdrmm si sono trasformati in demiurgico psicopompo. Per traghettare gli uomini, dalla vita terrena verso l’oltretomba, hanno forgiato questo vibrante e folgorante disco di debutto.

(14/07/2020)

  • Tracklist
  1. Momo
  2. Push/Pull
  3. A Reason To Celebrate
  4. Gush
  5. Happy
  6. (The Silence)
  7. (Un)Happy
  8. If....
  9. Is That What You Wanted To Hear?
  10. Forget The Credits


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