Deadburger Factory

La chiamata

2020 (Snowdonia) | avant-rock

Sono passati sette anni dalla pubblicazione di “La fisica delle nuvole”, Lp ormai divenuto un culto della musica indipendente italiana dell'ultimo decennio. I Deadburger si confermano come un progetto ambizioso, capace di far passare anni da un disco all'altro, anni passati a lavorare con un accanimento maniacale su ogni dettaglio. Se “La fisica delle nuvole” è stato un concept elaboratissimo, un piccolo capolavoro di rock d'avanguardia diviso in tre cd in cui Alice - la giovane donna del booklet disegnato da Paolo Bacilieri - guarda dentro lo specchio come a ricercare se stessa in un viaggio prettamente introspettivo, “La chiamata” si pone invece in una posizione diametralmente opposta. Alice guarda fuori dallo specchio alla ricerca del mondo esterno, la musica cambia in modo abbastanza radicale, pur mantenendosi all'interno di quell’immenso calderone che a grandi linee può definirsi avant-rock.

Oltre ai quattro consueti musicisti della formazione storica, troviamo un parterre di primo piano; ben otto batteristi scelti tra i migliori della scena italiana, Zeno De Rossi (Vinicio Capossela), Cristiani Calcagnile (Cristina Donà), Bruno Dorella (OvO, Bachi da pietra), Simone Vassallo (Sex Pizzul), Marco Zaninello (Appaloosa) e i tre storici batteristi della band, inoltre la contrabbassista Silvia Bolognesi (Art Ensemble Of Chicago), il sassofonista Edoardo Marraffa, il polistrumentista Enrico Gabrielli (Calibro 35, The Winstons), le cantanti Cinzia La Fauci (Maisie) e Lalli (Franti). Il cambiamento è evidente, da un triplo cd di 24 brani e oltre novanta minuti a sette brani per quarantasette minuti, all’abbandono di certi riferimenti avanguardistici e alle dimensioni oniriche per un suono più diretto e immediato, dall'impatto solo apparentemente più facile.

“La chiamata” si pone quindi come totale alter ego, non più etereo percorso interiore ma viaggio nella materia, verso la realtà esterna. Il fulcro del cd è la figura dello sciamano presente nella cover, forse l’unico uomo libero in un mondo di uomini raffigurati nel luogo ideale della modernità - il centro commerciale - luogo di raccolta degli uomini-zombie di Romero. Le chitarre distorte sono ovunque, la doppia batteria è presente in ogni brano e dona aspetti percussivi al limite del tribale.
Si parte con “Onoda Hiroo”, dedicata al tenente giapponese sopravvissuto in una giungla delle Filippine per ben trent’anni, inconsapevole della fine della seconda guerra mondiale. C’è rabbia, decisamente maggiore rispetto ai lavoro precedenti, ma una rabbia come sempre consapevole e ragionata. Questo è evidente in “Un incendio visto da lontano”, brano jazzato e urlato dove i testi di Vittorio Nistri inducono a riflettere sulla nostra passività verso le sofferenze altrui. La title track è il brano più rude, un'invettiva composta dalle urla insensate degli avventori del centro commerciale contro lo sciamano, unico uomo libero e autentico, sbeffeggiato per la sua diversità. Ma all’uomo schiavizzato dal consumismo non resta che aspettare l’ultima onda che lo spazzerà via per sempre.

Vertice assoluto è “Triptych”, cover del brano di Max Roach del suo Lp capolavoro nonché inno di libertà e antirazzismo “We Insist! - Freedom Now Suite” (1960). Solo percussioni e voci, cioè i due primi elementi della musica primitiva (qui con qualche piccola manipolazione elettronica), che partono lentamente con archetti che stridono sui piatti, poi percussioni ripetute, canto che lentamente si trasforma in un urlo agghiacciante degno dei deliri dei Cromagnon. Il brano centrale è probabilmente “Tamburo sei pazzo”, dove lo sciamano che suona il suo tamburo (elemento che lo diversifica dalla massa di uomini-zombie, facendone un simbolo di libertà). La libertà viene vista dagli uomini non liberi come pericolosa e folle (ricordate il film “Easy Rider”?). Ciò non impedisce allo sciamano di continuare a suonare. Le parole in siciliano di Alfio Antico danno il via a un pezzo coraggioso, audace e ricco di inventiva. Tra chitarre, fiati e un dominio incontrastato delle percussioni, questo brano-racconto diviso in quattro parti è uno dei punti più evoluti della poetica di Vittorio Nistri.

“Manifesto cannibale” potrebbe ricordare i film cannibal dei cinema italiano di genere degli anni 70. Qui però non c’è bisogno di andare nell’Africa nera per incontrare i cannibali. In questo brano avant-rock l’uomo cannibalizza ogni giorno il mondo che lo circonda, è quindi il cannibale di se stesso. Testi profetici su chitarre distorte fanno capire quanto valgano le moderne abitudini e le “nuove” idee che proliferano ogni giorno più pervasive (“Deadburger è come i vostri eroi: niente di niente, è come le vostre speranze, niente, la società virtuale, niente di niente, una protesta on line, niente, i vostri aggiornamenti, niente di niente, l'uomo forte al comando, niente di niente”).
Chiude “Blu quasi trasparente”, brano che rende vagamente l’idea di ballad, seppur anomala. Nel futuro non ci sarà nulla oltre il centro commerciale, il mondo capitalista sarà perfettamente realizzato (“Non c’è un altrove”). I cori finali ripetuti una ventina di volte, “Happiness Is A Warm Mall” (“La felicità è un centro commerciale”), chiudono con pessimismo quello che può definirsi come un manifesto delle idee della band toscana.

(02/01/2021)



  • Tracklist
  1. Onoda Hiroo
  2. Un incendio visto da lontano
  3. La chiamata
  4. Tryptich
  5. Tamburo sei pazzo
  6. Manifesto cannibale
  7. Blu quasi trasparente




Deadburger Factory su OndaRock
Recensioni

DEADBURGER FACTORY

La Fisica Delle Nuvole

(2013 - Snowdonia / Goodfellas)
Dalle sonorizzazioni teatrali alle sperimentazioni a sÚ stanti: il "laboratorio" della band toscana, ..

DEADBURGER

Stor1e

(2003 - Wot 4 Records)

Speciali

Deadburger Factory on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.