Muzz

Muzz

2020 (Matador) | alt-folk,alt-rock

And now the days are numbered
And all the games have run
Well, I plead my case, 'cause nothing's over
And I'm bleeding my way until it's done
Done
Canta Paul Banks in "How Many Days": ideale colonna sonora dei recenti lockdown vissuti in tutto il mondo. I Muzz, però, nascono parecchi anni fa. Il super-trio è formato dal sopracitato leader degli Interpol alla voce e chitarra, il batterista dei Jonathan Fire Eater e annessa/successiva incarnazione The Walkmen Matt Barrick e il polistrumentista Josh Kaufman, sempre alle sei corde. A testimonianza della lunga frequentazione c'è un'imperdibile foto pubblicata sul profilo Twitter ufficiale della band, dove due poco più che adolescenti Banks e Kaufman pongono ironicamente le basi del progetto niente meno che nel 1994. In quel vivido contesto artistico e musicale che era la Grande Mela tra la fine dei 90 e l'inizio del nuovo millennio, di band, idee e possibilità se ne dovevano incrociare parecchie. E così, il cantante è diventato l'alfiere della nu-new wave più oscura e malinconica grazie agli Interpol e il compagno di studi un apprezzato musicista nei Bonny Light Horseman e produttore, grazie all'apporto dato ai lavori dei National, The War on Drugs e soprattutto Josh Ritter.

Banks non è nuovo a costellare la propria carriera con progetti lontani dalla band madre. Prima sotto il nome di Julian Plenti, poi solo con il suo cognome e successivamente insieme a Steelz (ovvero RZA del Wu-Tang Clan) per la parentesi hip-hop di "Anything But Words", con cui rende giustizia alll'eterno amore per il genere, palesato anche nel mixtape "Everybody On My Dick Like They Supposed To Be". Dopo aver incrociato brevemente le strade nei rispettivi percorsi, con i Muzz i tre amici e colleghi newyorkesi uniscono le forze per un lavoro impeccabile negli arrangiamenti e nella produzione, in cui si passa con padronanza di mezzi dall'art-rock al folk. Il gioco dei rimandi con gli altri progetti ha vita breve - soprattutto per chi voleva qualcosa di simil-Interpol - poiché i riferimenti dichiarati sono Leonard Cohen, Neil Young, Rolling Stones e Bob Dylan.

Si parte con "Bad Feeling": un'intro impreziosita dai caldi fiati finali intrecciati con la voce femminile, scelta anche come prima anticipazione dell'opera, e la seguente "Evergreen", entrambe dolenti e delicate. Con "Red Western Sky" il ritmo si fa più sostenuto e la voce e le liriche del cantante (scritte insieme agli altri due musicisti) dipingono ancora più nettamente lo scenario sentimentale su cui si muove l'opera.
Alle trame di pianforte di "Broken Tambourine" segue la coinvolgente "Knuckleduster", una delle vette del lotto. Ulteriori passaggi degni di nota sono "Everything Like It Used To Be", bella, semplice ed efficace, e la sopracitata "How Many Days", dal bel drumming e dall'assolo distorto.

Non spiccano altri particolari momenti durante l'ascolto di un disco ben fatto ma privo del mordente capace di catturare davvero l'ascoltatore. "Muzz" è un gradevole episodio da inserire nella costellazione discografica dei protagonisti, ma definirlo imprescindibile sarebbe troppo.

(11/06/2020)

  • Tracklist
  1. Bad Feeling
  2. Evergreen
  3. Red Western Sky
  4. Patchouli
  5. Everything Like It Used To Be
  6. Broken Tambourine
  7. Knuckleduster
  8. Chubby Checker
  9. How Many Days
  10. Summer Love
  11. All Is Dead To Me
  12. Trinidad




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