Sports Team

Deep Down Happy

2020 (Bright Antenna, Universal) | indie-rock, post-punk

Vuoi vedere che a furia di veder spuntare ogni giorno nuove guitar band, il rock made in Uk davvero si riprenda il ruolo centrale che ha sempre ricoperto per la cultura britannica e che solo ultimamente, dopo decenni di dominio, aveva visto appannarsi a favore di operazioni di altro genere? Il successo crescente di band punk o post-punk come Idles, Fontaines D.C. e Murder Capital, o più di recente Porridge Radio, è per le giovani band inglesi un'infusione di fiducia e positività che le spinge a provarci con maggiore ostinazione e più sicurezza di riuscire, di fare il cosiddetto botto.
Solo poche settimane fa abbiamo trattato con grande entusiasmo l'esordio dei londinesi Cool Greenhouse (nostro disco del mese), che a suon di riff taglienti in cantilene stonate à-la Mark E. Smith hanno convinto noi e tanti altri, ponendosi in bella mostra in quel della nuova scena art-punk capitanata dagli Idles. Questa settimana è invece la volta di sei ragazzi, cinque maschietti e una batterista, raggruppatisi nei campus di Cambridge, gli Sports Team, che trasferitisi a Londra subito dopo l'università, hanno cominciato a infiammare i pub più importanti della città (il Moth Club di Hackney, ad esempio) senza neanche un disco all'attivo.

Dopo un anno e passa di live incendiarci e casinisti, che hanno smesso presto di interessare la sola capitale (raggiungendo quota 150 date in tutto il Regno Unito!) ecco dodici brani, tutti già ben rodati, a comporre "Deep Down Happy", il loro primo Lp.
C'è dentro di tutto. Certamente qualche avvisaglia della moda del momento, il punk sbraitato alla Joe Talbot che è a sua volta (dicevamo) alla Mark E. Smith, che fa capolino in "Lander"; mentre "Here's The Thing" ciondola tra riff e fischiettii, caracollando come un ironico britpop apocrifo.
Più che i singoli brani, a colpire è però il caos organizzato della scrittura, istintiva e salace, capace di ricreare l'atmosfera da pub alcolico nel salotto di casa. Questa caratteristica e l'energia palpabile emanata dal disco fanno soprassedere sulla parziale incapacità di Robb Knaggs (chitarrista e autore di quasi tutti i testi) e compagni di variare nella composizione dei brani, nei quali si prendono difatti pochi rischi, proponendo più o meno sempre la stessa, scompigliata struttura.

Non fraintendeteci, però, quando le canzoni funzionano (e funzionano spesso) gli Sports Team vincono facile; "Here's The Thing" non ve la toglierete dalla testa, così come sarà difficile controllare l'energia che "The Races" vi farà scorrere per le gambe. La vera fan favourite è però "Fishing", che sprizza inglesità da tutti i pori dei suoi riff accelerati e dalla gustosa spolverata di organetto.
In mezzo a tutto questo casino, all'ironia e al cazzeggio, affiorano per bocca dell'agitato cantante Alex Rice i brandelli di un discorso ben preciso, che tra battute sferzanti e citazioni di John Betjeman (poeta e musico britannico del '900) tratteggia il dramma politico dell'odierno Regno Unito.

Salveranno gli Sports Team il rock britannico? È piuttosto presto per dirlo, ma sono dei buoni candidati (a scommettere su loro è peraltro stata una sussidiaria della Universal) e intanto che i live pian pianino ripartono sarebbe cosa buona e giusta invitarli per qualche serata nello Stivale.

(13/06/2020)

  • Tracklist
  1. Lander
  2. Here It Comes Again
  3. Going Soft
  4. Camel Crew
  5. Long Hot Summer
  6. Feels Like Fun
  7. Here's the Thing
  8. The Races
  9. Born Sugar
  10. Fishing
  11. Kutcher
  12. Stations of the Cross


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