Liars

The Apple Drop

2021 (Mute) | art-rock

È incredibile la capacità che il progetto Liars ha di mutare e di farlo in maniera così convincente, al passo deciso di circa due dischi alla volta. Angus Andrew, rimasto da “TFCF” (Mute, 2017) unico centro e sorgente del nucleo originale, si addentra in luoghi oscuri, densi di lirismo ed echi, mescolando ulteriormente le carte con la (storia della) musica di avanguardia. In questo visionario decimo capitolo della saga Liars le sue fantasie generate al computer e le architetture vocali sono rese tattili e concrete dal batterista avant-jazz Laurence Pike (Triosk, Pivot/PVT, Szun Waves) e dal polistrumentista Cameron Deyell (Streets of Laredo, Sia), mentre la poetessa Mary Pearson Andrew (High Places), compagna nella vita di Andrew, è co-autrice dei testi.

Si parte da un titolo che sembra richiamare la mela di Isaac Newton tanto quanto “la mela morsicata” del brand di elettronica più cool della Silicon Valley (a sua volta richiamo alla mela avvelenata di Alan Turing), mentre la copertina ci riporta dentro il mito della caverna di Platone ne “La Repubblica” (IV secolo a.C.), metafora e allegoria dell’incapacità degli uomini di accedere al mondo delle idee rimanendo legati all’oscurità della sfera sensibile.
Dentro “The Apple Drop” c’è tutto ciò che lo precede e, allo stesso tempo, tutto ciò che lo supera, plasmato da un songwriting robusto ed eclettico. “Sekwar” non avrebbe sfigurato dentro “WIXIW” (Mute, 2012), ma dentro i suoni elettronici pulsano gli Swans. Così in ogni brano in cui abbiamo l’impressione di riconoscere qualcosa di familiare troviamo il guizzo: il finale gospel di “Star Search”, l’arpeggio à-la Radiohead di “In Rainbows” (XL, 2007) in “From What The Never Was”, le interferenze astrali dal pianeta Sun Ra nel garage obliquo di “My Pulse To Ponder”, le fughe degli strumenti a tastiera in piena vertigine Bjork nell’electro post-punk di “Leisure War”, la laccatura pop anni 70 nella dream ballad “King Of The Crooks”, l’andamento gothic di “Acid Cross” con i suoi calibrati eccessi nella manipolazione vocale.

“The Apple Drop” è un album massimalista, classico e retrofuturista. È progressive, avant-garde, simbolista e psichedelico. Il progetto Liars conferma la nascita sotto una buona stella, figlio della più feconda scena art-rock newyorkese immortalata da Scott Crary in “Kill Your Idols” (2004), dove i giovani Liars – insieme a Yeah Yeah Yeahs e Black Dice – sono affiancati e associati a fautori di quel Year Zero firmato no wave come Lydia Lunch, Arto Lindsay e Glenn Branca. Pochi artisti possono stupire ancora così dopo vent’anni di carriera. E noi ci teniamo stretto l’ultimo Liars che rimane.

(04/09/2021)

  • Tracklist
  1. The Start
  2. Slow and Turn Inward
  3. Sekwar
  4. Big Appetite
  5. From What the Never Was
  6. Star Search
  7. My Pulse to Ponder
  8. Leisure War
  9. King of the Crooks
  10. Acid Crop
  11. New Planets New Undoings
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