Un po’ duole dover constatare che anche per i King Gizzard & The Lizard Wizard è giunto il momento della resa dei conti. Con la band di Melbourne è stato per noi amore a prima vista, ne abbiamo tessuto le lodi in tempi non sospetti, quando ancora il combo psych-rock era un adorabile bouquet di nonsense e ribaltamento delle regole noto a pochi. Li abbiamo seguiti nei loro estenuanti, ma sempre ironici e geniali, sconfinamenti stilistici, il tutto all’insegna di un divertimento puro e salutare per la musica rock, soprattutto in quella dimensione live che resta unico test della solidità creativa di un musicista o di una band.
Cosa è successo? Forse nulla in verità, i King Gizzard & The Lizard Wizard non hanno smesso di stupire e cambiare vesti al pari di un trasformista del tardo Ottocento, senza mai sembrare opportunisti o troppo scaltri, e “Flight b741” non sfugge a questa regola, anzi li ritrova in pista su tracciati molto più congeniali rispetto all’ultimo svarione elettronico targato 2023 (“The Silver Chord“).
In verità, da divertimento puro il loro trastullarsi con vecchi linguaggi rock è sempre più simile a un semplice cazzeggio, ben congegnato quanto basta per tenere saldo l’interesse del sempre ricco gruppo di fan.
L’idea di fondo di “Flight b741” è stuzzicante, la band mette la personale attitudine da jam session al servizio di un viaggio nel country-rock e in quel misto di rock’n’roll e roots che gruppi come la Steve Miller Band resero mainstream, mentre la Allman Brothers Band ne esplorava le potenzialità con eccellenti risultati. Un ambito perfetto per lo stravagante e inarrestabile gruppo psych-rock, ma alcune scelte, come il canto a più voci e il ricorso continuo a variazioni boogie-rock, non sempre funzionano, anche se il risultato è decisamente più stimolante di quanto anticipato dal singolo “Le Risque” e dall’irriverente boogie-pop-rock di “Hot Calling Contest”.
Quando tutto va nel verso giusto (“Raw Feel”, “Field Of Vision”) riaffiorano tutta la verve e la padronanza tecnica della band, ma a parte la title track e i pochi episodi citati, prevale una monotonia che riff e richiami a Little Feat e band affini non riescono a stemperare del tutto.
Eccellente la copertina che ricorda molti album anni 70, soprattutto di band minori, che frequentavano le lande country-rock. Anche i testi sono piacevolmente surreali. Naturalmente, “Flight b741” raccoglierà consensi più che entusiastici tra i fan, ma le perplessità sulla tenuta del progetto sono altrettanto lecite.
07/09/2024
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