Gli album di Marissa Nadler sono un costante appuntamento con mondi oscuri e inquieti. Il nuovo disco, “New Radiations”, non tradisce le attese né tenta di aggiornare le modalità sonore dell’autrice americana. Arrangiamenti più scarni e l’assenza di batteria e percussioni sottolineano una natura più terrena, ma inquietudine e vulnerabilità emotiva restano centrali.
Il tono più intimo e crepuscolare è comunque subito sancito dai delicati accordi di chitarra acustica di “It Hits Harder”, un brano dedicato alla prima donna pilota che fece il giro del mondo da sola, Geraldine Mock, tema che ritorna con ancor più forza in “Weightless Above The Water” (il brano più intenso e vibrante), dove protagonista è la prima cosmonauta: Valentina Tereshkova.
Le ninne nanne noir di Marissa Nadler sono ora più carezzevoli e romantiche, come sospese in un mondo parallelo dove David Lynch dialoga con Lana Del Rey (“Bad Dreams Summertime”, “Smoke Screen Selene”), non privi di echi country–western (“If It’s An Illusion”) e di suadenti vibrazioni cosmic-folk (“Hatchet Man”). La title track resta fedele all’atmosfera folk-noir di “New Radiations”, ma si concede a un finale graffiante stile Crazy Horse, in perfetto contrasto con la mesta natura country di “You Called Her Camillia”, dell’evanescente “To Be The Moon King” e dell’ancor più angelica “Light Years”.
Registrato a Nashville con l’amico Roger Moutenot, mixato da Randall Dunn (Earth, Sunn O)))), l’album è ancora una volta caratterizzato dalla voce da mezzosoprano della Nadler, ma anche dagli interventi chitarristici (slide ed elettrica) di Milky Burgess, responsabile anche degli stratificati suoni di synth e tastiere che accentuano il tono etereo e mistico di un progetto dove tormento e gaudio scivolano insieme.
A dispetto del titolo, “New Radiations” è forse un disco privo di elementi innovativi, ma la prevedibilità non va mai a scapito della qualità: fragili ma melodicamente impeccabili queste nuove canzoni restano volutamente polverose, smunte. Marissa Nadler è dopotutto una voce fuori dal coro che attraversa stati d’animo diversi con una personalità che plasma e rimodella temi già noti.”New Radiations” è un album romantico, ma anche dolente, scarno, melodicamente forte, eppure svogliato. Le canzoni si susseguono senza mai graffiare la pelle, anzi accarezzandola per poter compiere l’ennesimo sortilegio, l’ennesimo incanto, una seduzione senza promesse, apparentemente meno viscerale nel suo indugiare in estetiche folk-noir già note.
Difficile immaginare cosa resterà di questo nuovo capitolo: Marissa Nadler si confessa senza impegnarsi in un coming out completo e irreversibile. Mistero ed evanescenza emotiva restano le protagoniste del viaggio più struggente e solitario di un’artista che non cede alla banalità e alle pretese di un pubblico assetato di colpi ad effetto e slanci irruenti. La musica di Marissa è una forma d’arte, per tal motivo non istantaneamente comprensibile nella sua interezza.
“New Radiations” più che un ritratto, è uno schizzo d’autore. Un album sul quale ogni tanto soffermarsi in cerca di risposte ma soprattutto di domande.
28/08/2025