The time is now, right now
This is the hour, this is the new dawn, this is the new day
Now is the time, for nature and all her glory have named you her king
She has named you the king
King, king, king
Named you the king
L’atteso ritorno di Kanye West comincia con le parole di Duke Edwards estratte da “Man: Don't Cry Baby - Why? - Reach for a Star”. Più che un campione, si tratta però di un mero manifesto programmatico del nuovo corso intrapreso dal rapper di Atlanta, in cui l'imperativo è abbassare la cresta, come evidenziano le recenti scuse per le uscite antisemite perpetuate negli ultimi anni.
Dunque siamo al cospetto di un Kanye pentito e decisamente meno spavaldo. Ma allo stesso momento ancora Re. Sempre e comunque. Perché per uno come West il passo indietro non potrà mai e poi mai riguardare la galassia hip-hop, che rimane a prescindere il suo regno, e non c’è follia che a suo dire possa mettere in discussione lo scettro.
“Bully” ci mostra quindi un “nuovo” Kanye. Un uomo in parte ritrovato, finalmente cosciente delle bizzarrie anarchiche che l’hanno di fatto messo all’angolo per troppo tempo anche sulle piattaforme streaming. Spunta poi anche la figura di un padre che cerca di mostrare la retta via al figlio Saint, resosi protagonista di un evento increscioso dopo aver dato un calcio a un altro bambino perché ritenuto “un debole”. Una motivazione, quest’ultima, che ha scatenato non poche polemiche negli States, ma che spiega in buona parte lo sguardo apparentemente redento di un musicista caduto per troppo tempo in un oblio spaventoso, tra proclami filo-nazisti e uscite provocatorie in compagnia della moglie Bianca Censori, la quale ha peraltro svolto un ruolo artistico centrale nell’album, a cominciare dalla direzione del video di “Father”, singolo in duetto con Travis Scott.
Se “Bully” mostra in linea di partenza dei ribaltamenti di prospettiva inaspettati, allo stesso tempo suona musicalmente come un passo indietro. La celere “This A Must” pare infatti una B-side del passato più luminoso di Kanye, mentre la sopracitata “Father”, con tanto di James Brown campionato durante un’intervista rilasciata alla Cnn nel 1988, poco aggiunge al netto dei beat cazzuti che parimenti finiscono per risultare stantii anche quando subentra Travis in appoggio, tra una fermata e l’altra in chiave gospel. Stesso dicasi per “All The Love”, con la voce di Ye filtrata e assecondata da un contro-canto robotico, mentre l’ennesimo passo da marcetta militare, tipico ormai del canzoniere di West, accompagna strofe annacquatissime sul proverbiale dolore da lasciarsi alle spalle. E a poco serve il supporto in cabina di regia (e non solo) di uno come André Troutman.
Tra un sample di Cissy Houston e un altro di The Moments, tutto scorre senza lasciare alcun segno. E Kanye viaggia con il pilota automatico anche quando prega alla sua maniera in momenti ritmicamente interessanti sulla carta come “Mama’s Favorite”, in sostanza l’ennesimo interlude fine a sé stesso.
Perle prese in prestito anche solo per pochi istanti da Asha Bhosle, The Simpsons, Poncho Sanchez e Mad Lads, giusto per citarne alcuni, amplificano a loro volta giusto quel carico di estasi nostalgica cara da sempre a Kanye West, magari utile a ricreare un po’ di atmosfera western come nella title tracking in duo con CeeLo Green.
“I Can’t Wait”, con un altro sample eccellente, nello specifico “You Can't Hurry Love” delle Supremes, ruota ancora intorno al cosiddetto leit-motiv dell’album: campionare una melodia del passato, farla propria per esternare al mondo la propria redenzione contornata da uno sdegno generalizzato e buona lì.
They hatе to see the system actually figured out
Thеy want you caught up in distraction, fear, and doubt
I'd rather focus on the love that's been around
Si potrebbe continuare ancora per molto, sottolineando i dettagli di quella che, tuttavia, resta in fondo sempre la stessa litania, ad eccezione della danza latina ben articolata in “Last Breath”, grazie anche alla presenza di Peso Pluma, ma che alla fine dei giochi rimane, comunque sia, una mosca bianca (e zoppa) in un disco scevro da guizzi e bordate. Un mezzo flop senza potenziali hit che al contrario potrebbe trovare nuova linfa in un tour scenograficamente promettente.
04/04/2026