Approfondimenti

Electro/club 2021

Dieci Ep/12'' a narrare l'inverno club/electro

di Vassilios Karagiannis
Torneremo a ballare, torneremo a sudare sulle piste, questa è una promessa. Non è dato ancora sapere quando sarà possibile, ma prima o poi questo momento avverrà. A giudicare dalla selezione qui proposta, gli stessi producer e dj non vedono l'ora di poter tornare nella loro dimensione ideale, di dare sfogo alla propria creatività nei club di tutto il mondo. Dall'Australia al Giappone, passando per New York e il Mozambico, una raccolta dei migliori Ep/12'' ascoltati nel corso degli scorsi tre mesi, mai come adesso desiderosi di essere passati nel loro contesto d'elezione. Fino ad allora, dance, dance, dance till you drop, nella comodità del proprio salotto!

Ike Release – Night Calling (Episodes)
 
irncChissà quando torneremo a poter vivere la notte, ad abitarla, a interpretarne i rituali, ciascuno a modo nostro. Già ci sta chiamando, e Ike Release, col suo ultimo prodotto, ci invita a coglierne il messaggio, a tradurlo in vista del momento in cui non sarà più necessario farlo. Profondamente notturno, ispirato ai linguaggi che hanno reso grande la sua Chicago, ma con un galante tocco metropolitano che lo riporta a New York, “Night Calling” è progetto di raffinata sintesi house, assolutamente ben disposta nei confronti dell'illustre passato del genere ma mai adagiata su una pur elegante operazione nostalgia, preferendo piuttosto un approccio più obliquo e peculiare. Dagli ostinati stab che ricoprono il tappeto melodico della title track (come se Deniz Kurtel uscisse dalle nebbie), al mood nostalgico che alberga nel godurioso minimalismo di “Mw Raver” (in onore al passato del producer stesso), quanto emerge è un ritratto sfuggente, ma perfettamente compiuto nelle sue parti, in cui ricordo e presente si intrecciano in un rapporto indissolubile. Chiude “Polyternity”, deep-cut di pregio assoluto, solido sui bassi e ricamato sui synth, restituisce l'immagine di una New York ancora pulsante, viva, pronta a esplodere non appena sarà dato pieno sfogo al fermento sotterraneo. Dateci un club, e “Night Calling” risveglierà ogni istinto. 
 
JAB – Currents EP (Joon Dada)
 
jcHa un fascino d'altri tempi, questo “Currents”, il fascino dell'epoca in cui il jazz veramente era la koiné da tutti e due i lati dell'Atlantico, e non materia per appassionati. Il taglio produttivo è sicuramente moderno e ben conscio delle potenzialità del presente, ma la natura collaborativa e il focus su pattern percussivi dal tocco che sfiora a momenti la lounge (un cambio emotivo che lo stesso Junior Alli-Bialogun, percussionista di stanza a Londra e mente dietro al moniker JAB, riconosce) trascinano l'insieme dell'Ep in uno spazio-tempo indefinito, che tange contesti ed epoche diverse senza sposarne una nello specifico. È anche un po' questo il successo del lavoro, che sposa la natura improvvisata del primo Floating Points (dichiarato estimatore del compositore) a finissime cesellature di archi, ipnotici groove dance (si veda lo stacco che interessa “Preface”, dopo un groove ben più sornione e sonnacchioso), luminose aperture di organo (gli eleganti assoli della title track, perfetti supporti ad una natura che si risveglia). L'andamento segmentato di “Game, Set, (Checkmate)” è pura grazia nu-jazz, avvicina la ricerca del musicista alle intuizioni del Portico Quartet, sposandole però con un approccio diffratto, in ampia misura debitore di certi moduli broken-beat. Lontano dalle convenzioni dell'attuale scenario club, un progetto perfettamente adatto ascoltare delle belle. 
 
Logic1000 – You've Got The Whole Night To Go (Therapy)
 
loygtwntgI groove si fanno deep, atmosferici, metropolitani. Il tocco è vellutato, i campioni vocali lasciano un'impronta fugace, eppure consistente, mentre i bassi cangiano con rapidità da briosi echi funky ad accenni di contorno ai pattern breakbeat. Samantha Poulter sa perfettamente come muoversi nel polivalente universo dance anni 90 e farlo suo, senza macchiettismi e banalizzazioni, ma col sincero trasporto di una persona che vive e respira il decennio a pieni polmoni, restituendone la propria immagine. Un'immagine sicuramente affascinante, travolgente, mai su di giri, anche quando il tocco si fa ben più sincopato e imponente (“I Won't Forget”). La producer australiana conduce il gioco con elegante fermezza, elabora la sua personale visione dell'acid house (una “Medium” che rende la voce, ben segmentata e diffratta, ritmo e struttura), viaggia in scia french-touch senza ritrosie di sorta (“Like My Way” è un notturno di gran classe, scintillante saggio deep-house), si diverte con le percussioni e i cowbell digitalizzati macinando interessanti progressioni minimal, che i synth immergono in lucide aperture techno (“Her”, quasi in fascia John Tejada). Un pugno di seta. 
 
Maara – Ultimate Reward (Naff)
 
murÈ musica di confine, quella inclusa in “Ultimate Reward”, di quella che piuttosto che escludere, annette a sé tutti gli elementi di cui è composta e li rielabora in una chiave del tutto inattesa, tanto suadente quanto imprendibile. 12'' di debutto per Maara-Louisa Dunbar, il breve lavoro elabora una peculiare visione sincretica della producer, qui colta a investigare i confini che separano la techno da electro e space-ambient, per negarne le divisioni e offrire invece una rarefatta visione d'insieme, coinvolgente e contemporaneamente illusoria. I dub sinistri di “Der She Goes” impiegano brevissimo tempo a rivelare il loro tocco alieno, spaziale, un battito extraterrestre che la voce compassata e la cornice distaccata, del tutto estranea. E se “Splash On Mi” rallenta il passo, senza comunque estinguere l'aura distante, carica di presagi, del brano precedente, la stempera in un flusso più cullante, subliminale, che avanza addirittura remoti spunti fourth-world. “Tranquil Lust Mommy” quasi chiama in causa la fantasia stupefatta della migliore Laurel Halo, inserendola però in un contesto di serpeggiante sensualità electro, che non disdegna anche qualche leggero sovratono hip-hop. Ovattato ma mai statico, il primo passo discografico della produttrice canadese lascia stimolati e tutt'altro che indifferenti.
 
Naked Flames – Binc Rinse Repeat (Dismiss Yourself)
 
nfbrrTra Cacola, Frogman, e altri producer, la Dismiss Yourself sta seriamente facendo di tutto per far sì che il suo nome venga segnato sulla mappa dell'elettronica underground che conta. Se c'è un altro progetto che potrebbe riuscire nell'impresa, Naked Flames è sicuramente quello più indicato. Giovane, ma già prolifico interprete della house più eversiva e delle potenzialità ricombinanti della techno, con “Binc Rinse Repeat” sviluppa il suo lavoro più solido, un'inarrestabile cavalcata di 21 minuti senza interruzioni o inopportuni fading di passaggio, che inanella i tre movimenti in un'unica collana, un flusso continuo che lascia emergere tutto l'amore per la melodia, l'articolato lo-fi della produzione, il godurioso senso della progressione, che dona il giusto respiro ai brani evitando ogni forma di ingolfamento. Pieno di ispirati tocchi retrò (“Relief Rinse” abbonda di riferimenti Eighties, quelli più (video)giocosi, scansando con cura ogni accostamento all'universo future-funk), con i bassi a dare pieno sostegno ai beat (avvicinandosi al dub nella più acida title track), l'Ep si assorbe d'un fiato e non smette di rivelare dettagli ad ogni ascolto, centrando una dimensione danzereccia che ben si adatta a questi tempi pantofolari. “Waydown”, con le sue cascate di scintille sintetiche e i sovratoni garage, completa l'insieme di un progetto ottimamente composto, che la bassa fedeltà restituisce nella sua immagine più pura e intrigante. Suggeritissimo. 
 
Octo Octa – She's Calling (T4T LUV NRG)
 
oosc_01Sulla scia di quanto già lasciato apprezzare con “For Lovers” e “Resonant Body”, primi due capitoli di una trilogia che con “She's Calling” si completa, il nuovo progetto di Maya Bouldry-Morrison percorre il sentiero tracciato dai due capitoli precedenti, approntando un'avvincente commistione di lussuosi pattern deep-house (qua più che mai in fascia DJ Sprinkles, si veda il tappeto quasi ambient che governa “Find Your Way Home”) e la crudezza ritmica del breakbeat, usato come ossatura portante dei pezzi. Ed è proprio qui che il portato sonoro e concettuale espresso nel recente output della producer raggiunge il suo apice, covando interessanti commistioni anche con la sfera hip-hop (certi sottotesti della già menzionata “Find Your Way Home”), elaborate tessiture sintetiche (le suggestioni dream-break di “Goddess Calling”), sofisticate strutture d'atmosfera, in cui l'anima si ritrova e si riconosce, controbilanciando la pienezza di intenti dei precedenti due movimenti. Ritualistica, spirituale, ma profondamente connessa ad una visione fisica, corporea, l'arte di Octo Octa continua a trasudare una leggerezza e un senso dell'incanto che nemmeno l'approccio ritmico più muscolare riesce a stemperare. Incantevole.
 
OCTUBERXLIBRV – Negro In Negro (Tra Tra Trax)
 
oninE chi lo ha detto che il reggaeton deve essere per forza musica solare, estiva, distensiva? Prendete questo Ep, e tutte le vostre convinzioni sul genere finiranno dritte al macero. Artefice di una forma aggressiva, cupa, cavernosa del filone, il “perreo violento” del producer venezuelano intensifica i contatti con bass music, post-industrial e jungle, in quattro brani (e due remix) che non si risparmiano quanto a cattiveria e gestione della tensione. Talvolta pare quasi che il pattern di base scompaia dietro ai poderosi trattamenti del produttore, che non teme di certo di spingere con prepotenza i confini del reggaeton, di ibridarlo con le perturbanti rivoluzioni del drum'n'bass in fascia Roni Size (“Ciudad de Dios”), di fornirgli un sipario atmosferico in cui lasciar ribollire la sua maligna energia (“Sátira”), di giocare addirittura con suggestioni bhangra, quasi come se la Missy Elliott di “Get Ur Freak On” volesse fare a pugni con i più modaioli interpreti urbano in circolazione (“Garganta”). Nel mezzo, due remix tutt'altro che velleitari, ma pronti a scavare ulteriormente nella ferita lasciata aperta dal musicista di Caracas, tra una “0212” che si riempie di suggestioni industriali e vibranti pattern micromelodici dal tocco dancehall grazie all'orecchio sempre attento di Florentino, e una “Garganta” che AYA spinge addirittura in fascia hardcore, con un tocco propulsivo impetuoso. Semplicemente incendiario.
 
Slikback – SHOTOTSU (self-released)
 
ssNon si ferma la ricerca di Fredrick Mwaura Njau, sempre più instancabile e sempre più volto a contaminare, aggredire quanto appena proposto, alla ricerca di nuovi stimoli e possibilità. Con “SHOTOTSU”, autoproduzione disponibile ad offerta libera su Bandcamp, il senso di libertà del co-fondatore della Hakuna Mulala viaggia a briglie sciolte verso la prossima tappa, senza alcun freno inibitorio che ne limiti il passo. Che sia riformulare i tratti del footwork iniettando elementi presi in prestito dalla bass-music (“Worth”), che il tono ponga verso più bizzarre commistioni ambient-juke (“Koroshimasu”), esperimenti in fascia trance (“Hachiko”, con Evian Christ e certi fondamenti di Nazar nello specchietto retrovisore) parlano di una mente curiosa, irrequieta, che si applica e ha successo qualunque sia il campo d'azione desiderato, la sfera contemplata. E se gli echi jungle di “Tower”, filtrati da un trattamento quasi glitch, possono rivelare qualcosa, questo è che Slikback è pronto a stupire ancora una volta. Chissà al prossimo giro come farà smuovere gambe e neuroni. 
 
Sofia Kourtesis – Fresia Magdalena (Technicolour)
 
skfmGià protagonista di uno dei precedenti speciali, Sofia Kourtesis torna quest'anno con un nuovo saggio di raffinato eclettismo house. Se gli elementi che avevano fatto grande “Sarita Colonia” rimangono protagonisti anche nei cinque momenti di “Fresia Magdalena”, nondimeno il tocco delle composizioni sa come trasferire i loop malinconici del precedente progetto in un contesto a suo modo quasi cinematico (“By Your Side”), come giocare con la melodia, senza pudori di sorta (l'introduttiva “La Perla”), posizionarsi a suo modo nel continuum funk, indagandone le possibilità ricombinanti attraverso tocchi ritmici che collegano continenti e contesti del tutto difformi (“Nicolas”). In un progetto nuovamente contraddistinto da evocazioni del proprio vissuto (Fresia è la madre della producer, Magdalena il sobborgo di Lima nel quale la sua famiglia tuttora risiede), capace di parlare la lingua dell'attivismo e della narrazione anche senza espliciti riferimenti lirici, l'Ep perfeziona il taglio collagista e l'impatto emotivo della ricerca di Kourtesis, che nel pianismo scintillante di “Juntos” si concede un intenso stacco di riflessione. Nuovo grande centro, per un'interprete sempre più interessante nell'ambito della house contemporanea.
 
Tim Reaper – Teletext (Lobster Theremin)
 
trtLa senti la passione, la destrezza nel muovere, nel manipolare i più intimi dettagli di un genere che ha conosciuto una storia gloriosa, e che adesso viene riscoperto in tutta la sua grandezza espressiva. Se c'è un nome che sta davvero dando nuovo spolvero alla jungle, questo è Tim Reaper, prolificissimo producer di stanza a Londra che con questo “Teletext” dà la sua prova più vibrante, senza compromessi. Con break che trasportano la rave-culture di prepotenza ai tempi della pandemia, il progetto sa come accumulare la tensione e scaricarla con intermezzi distesi, rilassati, stacchi di synth e contorni melodici che vanno oltre lo spento monolitismo di tanta drum'n'bass contemporanea. Euforico, quando serve frenetico, il quartetto di brani indaga nei recessi più profondi del genere, trovando soluzioni e ibridazioni inattese, progressioni che non disdegnano contatti con italo-disco e cosmica anni Ottanta (la seconda metà della title track in questo senso il più affascinante viaggio nella collezione), che sanno tingersi anche di richiami al sound di Detroit, opportunamente corretto e rivisitato (“Give It 2 Me”). Sotto questo aspetto l'energia derivante dai campionamenti vocali è un plus che non infastidisce, anzi fornisce ulteriore carattere al progetto, che rivela il proprio potere ascolto dopo ascolto. La jungle non poteva dotarsi di un ambasciatore più ingegnoso. 
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