Ci sono dischi a cui non puoi pensare di rivolgerti in un momento qualsiasi. Hanno la capacità di rivoltarti dalle viscere, ed è qualcosa per cui devi essere pronto. Devi averne davvero bisogno. Per questo è impossibile ascoltare "The Sunset Tree" come un sottofondo: ti costringe a guardare delle parti di te che di solito preferisci non guardare. Fino a quando non senti la necessità di affrontarle faccia a faccia. È allora che queste canzoni diventano indispensabili.
Per anni, John Darnielle non ha mai voluto mettere sé stesso al centro dei suoi brani. Almeno non direttamente. La formula dei Mountain Goats era fatta di racconti brevi a base di una ruvida bassa fedeltà, istantanee capaci di catturare la traiettoria di uno stato d'animo, incise di getto su un registratore a cassette Panasonic. Poi, la grande occasione: un contratto discografico con la 4AD, uno studio di registrazione professionale, la possibilità di guadagnarsi da vivere con la musica.
Ma all'inizio le cose non vanno per il verso giusto: dopo due dischi, l'accoglienza è tiepida (nonostante il primo, "Tallahassee", oggi sia riconosciuto da tutti come uno dei capolavori dei Mountain Goats). E a Darnielle resta solo un'ultima chancecon l'etichetta britannica: "Ero convinto che il mio esperimento di vita da musicista fosse giunto al termine".
My sister called at 3 AMCerti istanti aprono uno squarcio nella vita. Per Darnielle si tratta di una telefonata nel cuore della notte, con cui la sorella gli annuncia la morte del patrigno. Il passato si riaffaccia, come una maledizione a cui sembra impossibile sfuggire. Le ferite si riaprono, e l'unico modo che Darnielle conosce per provare a curarle è mettersi a scrivere. Con l'album precedente, "We Shall All Be Healed", si era avventurato per la prima volta nel terreno del racconto autobiografico, confessando l'abuso di sostanze in cui era sprofondato da ragazzo. Ora si tratta di scavare nella storia che lo ha condotto fino all'orlo di quell'abisso.
Just last December
She told me how you'd died at last
At last
("Pale Green Things")

And down there in the darkÈ proprio dall'oscurità di una camera d'albergo che prende le mosse il viaggio: uno specchio per guardarsi negli occhi, farmaci e alcol per far finta di non vedere il riflesso. "St. Joseph's baby aspirin/ Bartles and Jaymes/ And you or your memory". Un tu opprimente, da subito, è la presenza che sembra incombere su tutto, fino a togliere il respiro. Non c'è dubbio di chi si tratti: "Made possible by my stepfather", annuncia la dedica del disco. Di notte, quando il morso dell'angoscia diventa più opprimente, la preghiera di "You Or Your Memory" si srotola su un ritmo lieve tra le pareti squallide del motel: "Lord, if I make it through tonight/ Then I will mend my ways/ And walk the straight path/ To the end of my days".
I could see the real truth about me
As clear as day
("You Or Your Memory")
Alright, I'm on Johnson Avenue in San Luis ObispoLa scena si sposta sotto il sole della California del Sud, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Il ragazzino, in questa versione della storia, si chiama John Darnielle. Ha cinque anni quando i genitori divorziano e deve trasferirsi con la madre e la sorellina in una nuova casa. Da un nuovo padre. La prima volta che la violenza irrompe attraverso la facciata ordinaria della vita familiare ha la forma di un bicchiere lanciato contro un muro, un'istantanea carica di premonizione raccontata in "Dance Music". Ci sono le urla, c'è la paura. Poi, anche la violenza diventa parte della quotidianità.
And I'm five years old, or six, maybe
And indications that there's something wrong with our new house
Trip down the wire twice daily
("Dance Music")
I drove home in the California duskL'essenza di "The Sunset Tree", in fondo, è tutta racchiusa in una canzone. Non c'è da stupirsi che sia diventata nel tempo l'inno per eccellenza dei Mountain Goats. Si intitola "This Year" e comincia con un sabato mattina, il rombo di un motore, una bottiglia di scotch, una sala giochi: l'illusione della fuga, quando sai già di non poter evadere dalla prigione. Perché la prigione è casa tua.
I could feel the alcohol inside of me hum
Pictured the look on my stepfather's face
Ready for the bad things to come
("This Year")

If we live to see the other side of thisChi può capire davvero le ferite che teniamo nascoste? Non l'inconsapevolezza degli amici, non le buone intenzioni degli insegnanti. A volte finiamo per convincerci che solo chi dentro è spezzato come noi possa condividere quello che stiamo passando: "But down in your arms, in your arms/ I am a wild creature", canta Darnielle sulla vibrante gravità di "Broom People". E anche l'amore rischia di trasformarsi in una spirale di autodistruzione, mentre il bordone del basso accompagna la melodia disegnata dal pianoforte. Due macchine ad alto consumo emotivo, prima o poi, finiscono per annientarsi l'una con l'altra.
I will remember your kiss
So do it with your mouth open
("Dilaudid")
And alone in my roomQuando si sente qualcuno dire che la musica gli ha salvato la vita, di solito è solo un'iperbole. Ma non per John Darnielle: nel momento in cui il nulla sembra fagocitare ogni cosa, è la musica a tenerlo ancorato alla vita. La manopola del volume come ultima possibilità per cancellare la realtà, come in "Dance Music". O le cuffie come camera del sogno, secondo l'immagine evocata da "Hast Thou Considered The Tetrapod" tra la solennità delle tastiere e gli accordi scabri della chitarra acustica: un crescendo drammatico in cui l'unica cosa indispensabile da proteggere dalla violenza è lo stereo, "the one thing that I couldn't live without". È da lì che viene la speranza del tetrapode evocato dal titolo, con il suo arcaismo dal sapore biblico: l'estrema possibilità di un salto evolutivo, come quello che ha portato i primi vertebrati dagli oceani alla terraferma ("One of these days/ I'm going to wriggle up on dry land").
I am the last of a lost civilization
And I vanish into the dark
And rise above my station
("Hast Thou Considered The Tetrapod")

There'll always be a few things, maybe several thingsNell'immaginazione, la vendetta risolve tutto. Rimette le cose al posto giusto. Nella realtà, è tutto più complicato. La fantasia di vendetta, sugli accenti minacciosi di "Lion's Teeth", è semplice e spietata come la legge della giungla. La batteria non dà tregua, il violoncello fa da pungolo, ma alla fine il grande avversario è sempre lì, con la sua ombra a sovrastare tutto: "There's this great big you/ And little old me".
That you're going to find really difficult to forgive
("Up The Wolves")
Some things you'll do for moneyChe cosa accomuna il suicidio del re Saul e quello di Kurt Cobain, il tentativo di Sonny Liston di accecare Ali sul ring e l'assassinio della vecchia usuraia da parte del protagonista di "Delitto e castigo"? Perché Darnielle accosta questi momenti sulle note di "Love Love Love", cuore pulsante di "The Sunset Tree"? "Some moments last forever/ But some flare out with love love love". "Quello che ci frega è l'eredità dei poeti romantici", spiega il songwriter americano. "Pensiamo all'amore come a una cosa che è sempre accompagnata dal suono dei violini. Secondo me, invece, avevano ragione i Greci, l'amore può anche distruggere tutto quello che incontra nel suo cammino". Eccolo, il punto in cui le storie dei personaggi di "Love Love Love" si intrecciano con la storia personale di Darnielle. "Il mio patrigno amava la sua famiglia, eppure ci ha riservato spesso un trattamento orribile. L'amore non è una forza benigna e rassicurante. L'amore è qualcosa di selvaggio".
Some you'll do for fun
But the things you do for love are going to come back to you
One by one
("Love Love Love")

All we have to do is find a way to make the next day happen.
The day's coming, the day's coming.
We will wait for that day together and cheer its dawn
(John Darnielle, 31/12/2020)
11/05/2025
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