Jah Wobble

Jah Wobble

Lying back in ecstasy

di Roberto Rizzo

Inventore del basso dub nel punk, Jah Wobble ha percorso un rocambolesco itinerario artistico che lo ha portato dall'avanguardia new wave alla riscoperta della world music e della trance elettronica. Genio e visioni di un proletario d'Albione
"Fucking morals, fucking money": capitolazione e risalita da una voragine punk

L'Inghilterra della seconda metà dei Settanta è un paese imbevuto di tensioni sociali e culturali: c'è aria di crisi, cresce la disoccupazione e la controversa era Thatcher è dietro l'angolo. Tra i giovani sudditi d'Albione serpeggia una rinnovata spinta antiborghese, mentre la numerosa comunità caraibica reagisce rinsaldando il legame con la propria terra d'origine e comincia a suonare, anche nella grigia e composta Inghilterra, quella strana musica, dai marcati tratti psichedelici, che proprio in quegli anni nasceva dall'altra parte dell'Atlantico: il dub.
Succede così che in qualche buio scantinato di periferia, in feste più o meno legali, convergano gli universi paralleli delle creste colorate e dei
dreadlocks, che un punk londinese e un rastafariano dal sorriso sornione si trovino a condividere musica e spinelli.
È in queste serate che un giovane anarcoide, figlio della working class dell'East-End, John Joseph Wardle, si ritrova con alcuni compagni di college - tali Johnny Rotten e Sid Vicious - a scoprire i dischi di King Tubby, di Augustus Pablo e di Lee "Scratch" Perry, ad assorbirne i suoni alieni e distorti e, più di tutti, i bassi scuri e amplificati. Un'esperienza deve aver marchiato a fondo le tre future teste calde del punk, anche Lydon, che si impegnerà in veri e propri viaggi-studio alla ricerca delle origini del genere.
Intanto il punk brucia letteralmente Londra, Lydon diventa a suo modo una star e, in una delle ultime sbronze a tre, Vicious pare fosse talmente fatto da pronunciare per tutta la sera un incomprensibile "Wobble" in riferimento all'amico: è da quel momento che John Joseph Wardle diventa per tutti semplicemente Jah Wobble. O almeno, così vuole la leggenda.

Quello che accade subito dopo va sotto la voce Public Image Limited: Jah Wobble, ancora con le serate "dub" che risuonano in testa, entra in veste di bassista, strumento imparato a suonare in realtà poco prima, e lascia nella band poche, sconvolgenti, performance, su tutte quella su "Metal Box", il cui basso nel ruolo di primadonna diventa un vero e proprio spartiacque nella storia del post-punk.
L'idillio però si incrina molto presto: le aspirazioni di Jah e le intenzioni di Lydon non sono più compatibili. A compromettere il rapporto tra i due anche la personalità sempre più irrequieta e sopra le righe di Wardle, che in varie occasioni viene sorpreso, ubriaco, ad aggredire e scatenare risse, nonché ad aver tentato di appiccare fuoco all'allora batterista dei Fall, Karl Burns.

Jah WobbleNel pieno del suo vortice nichilista, Jah Wobble mette su gli Steel Leg, band improvvisata con Keith Levene e Don Letts al seguito di un dub-rock un po' posticcio, e realizza a sorpresa il suo primo disco solista. The Legend Lives On… Jah Wobble In Betrayal esce nel 1980 ed è accolto in primo luogo dalle proteste di Lydon, che accusa Wobble di aver utilizzato senza permesso alcune tracce di "Metal Box", segnando l'allontanamento definitivo dai Pil che il bassista aveva già de facto abbandonato.
Il "tradimento" di Jah Wobble si consuma in otto tracce che mettono in scena una sorta di pop-music da Marte, stralunata e beffarda, di base ancora post-punk ma che predilige soluzioni distorte e imprevedibili. "Betrayal" è così il delirio di un menestrello punk, con il breve giro di basso in bella vista, mentre "Beat The Drum For Me" rallenta bruscamente il passo al ritmo di un dub-reggae lisergico e fumoso e una linea di basso che pare recitare un mantra: di certo l'omaggio più evidente e istintivo ai maestri giamaicani.
Le successive "Blueberry Hill" e "Tales From Outer Space" sono due vivaci e sfrontati bozzetti pop per crooner paranoici e pellicole di fantascienza, con "Today Is The First Day Of The Rest Of My Life" Wobble ci porta dritti a bordo di una navicella disco-funk popolata da creature aliene e coriste ubriache, mentre dall'alto scorgiamo quel puntino colorato chiamato Terra. "Dan Mcarthur", aperta da un oscuro monito in russo, è uno strumentale de-strutturato, quasi ossessivo nei suoi impulsi sintetici e frasi di armonica processate, che prelude alla chiusura di "Pinapple".
Album relativamente breve, Betrayal, disco atipico e misterioso ma perfetta cartina di tornasole della personalità multiforme e sfuggente del suo folle scultore.

I due anni successivi vedono Wobble in tour in Europa e America sotto il moniker Human Condition con Jim Walker alla batteria e Dave "Animal" Maltby alla chitarra (usciranno anche due musicassette a testimoniare l'avventura) mentre l'anarchico londinese inizia a tessere rapporti coi salotti buoni dell'avanguardia europea, in particolare con l'ex-Can Holger Czukay, con cui instaura una lunga, per quanto instabile, amicizia.

Nel 1982 esce quindi Full Circle, prova a tre con Czukay e Jaki Liebezeit. Il disco è un bizzarro esperimento etno-krauto, in cui si rintracciano facilmente la maestria e la meticolosità ritmica dei due artisti tedeschi, ma dove è Wobble la vera sorpresa e "mina vagante" del trio: sua l'iniziale "How Much Are They?", che potrebbe figurare benissimo nella tracklist di Betrayal, ma anche "Trench Warfare", fitta di detriti e schegge sonore, tenute insieme magistralmente soltanto dal suo giro di basso, nonché il dub spettrale di "Twilight World". Il vertice del disco è però "Where's The Money", in cui le capacità dei tre trovano un punto di fusione perfetto, tra bassi scurissimi, il cantato da zombie di Wobble e tribalismi assortiti, in arrivo da un pianeta non troppo distante da quel buco nero qual è ancora oggi "My Life In The Bush Of Ghosts".
Album raffinato, che sconta magari qualche virtuosismo di troppo (le due tracce centrali), inevitabile forse quando in cattedra siedono dottori del calibro dei due ex-Can, ma che non compromette in ogni caso la riuscita di un disco che rimane tuttora pura goduria uditiva.

Nel giro di appena un biennio, quindi, il ragazzo problematico del punk pare indossare con disinvoltura i panni dell'attento studioso dello strumento (di cui diviene in breve uno degli esperti più rinomati e richiesti), a suo agio con le élite tanto dell'avanguardia quanto del pop-rock, felicemente sposato e con figlia a carico (la futura attrice Hayley Angel Wardle).
Nel 1983 un nuovo ambizioso progetto architettato da Czukay, Snake Charmer, che include anche The Edge degli U2, votato stavolta al synth-pop di matrice Kraftwerk e un'analisi accurata sul beat elettronico. Wobble partecipa inizialmente con grande entusiasmo, poi perde interesse nel progetto, frustrato dall'approccio accademico di Czukay e cominciando a esternare pubblicamente la sua nausea nei confronti delle dinamiche dell'industria discografica e della commercializzazione della musica, contro cui investirà tutte le proprie forze negli anni a venire. Come a dire: il punk dell'East-End si è ridestato.

Ma con il rigetto e la ribellione riaffiorano anche i soliti problemi, mai veramente risolti: la droga e soprattutto le quantità spropositate di alcol che arriva ad assumere quotidianamente. Per il suo secondo disco vero e proprio, Wobble rifiuta così collaboratori "di grido" e trovate promozionali di ogni sorta, decidendo provocatoriamente di suonare tutto per conto proprio, assemblando ogni parte in bassa fedeltà direttamente nella sua camera da letto, in compagnia dello storico amico Animal.
Il lavoro, chiamato non a caso Bedroom Album, rappresenta un vero unicum nella sua corposa discografia. Al centro della scena troviamo stavolta un musicista spoglio e dimesso, circondato dai fantasmi della propria mente, intento a rammendare brandelli di sogni e visioni sotto l'effetto di oppiacei.
"City" apre le danze con piglio tipicamente new wave, non fosse però portata altrove dal cantato paranoico di Wobble e da un flauto che pare girare il coltello nella piaga in grembo all'ossesso. "Fading" continua sulla stessa strada, sostituendo all'architettura post-punk un tappeto di percussioni tribali e synth, mentre il singolo "Long Long Way" è un numero di pura psichedelia allucinogena, sorta di road-trip vagheggiato nella fantasia distorta del bassista. Con la macabra "Sense Of History" e l'organo da requiem di "Hill In Corea" il disco raggiunge il suo picco in termini di cupezza e oscurità, che si risolve nell'annebbiamento totale del drone di "Journey To Death".
La seconda parte del disco diventa quasi claustrofobica nella sua asfissiante ripetizione di ritmi tribali e temi funerei, dall'arabeggiante "Invaders Of The Heart" alla tragica "Desert Song", stretta tra un basso scurissimo e una chitarra flamenco, fino al macabro rosario di "Heart Of The Jungle". Wobble sfodera un pugno di requiem suggestivi quanto opprimenti, segue le percezioni alterate della sua mente alla volta di un "Cuore di Tenebra" impenetrabile e angoscioso, suggellando la sua opera ad oggi più dark e personale.
Bedroom Album sarà anche l'ultima pubblicazione a nome Jah Wobble per oltre un decennio: uscito dalla sua camera da letto, Wardle ritrova la solita ripugnanza verso il mondo della discografia fatto di marketing e rapporti falsati, nonché l’unica vera amica/nemica, la bottiglia, a spianargli la strada verso un tunnel di dipendenze e improvvise esplosioni di aggressività, che compromettono ogni nuovo slancio artistico.

Nel 1985 fa in tempo a incidere con Ollie Marland il mediocre Neon Moon, quando decide a sorpresa di appendere al chiodo il suo basso e di lasciare la musica. Nel lustro successivo Wobble fa perdere le tracce di sé, vagando alla ricerca di lavoretti saltuari per mantenere la famiglia e cercando di chiudere definitivamente con i suoi vecchi vizi.
È di questo periodo infine il curioso aneddoto che vede Wobble impiegato nella metropolitana londinese e chiamare forte dallo speaker "Un tempo ero qualcuno - ripeto, un tempo ero qualcuno!".

Redento sulla via della world music: gli Invaders Of The Heart

Jah WobbleDa qualche parte bisognava pur ricominciare. Vinta la difficilissima battaglia con l'alcol, Wobble torna proprio laddove tutto ebbe inizio: tra i fumi del dub.
È con un ardore e una lucidità del tutto inediti che il bassista torna lentamente a riallacciare i rapporti col mondo della musica, con nuove importanti amicizie (Justin Adams, John Reynolds, Abdel Ali Slimani) oltre ai soliti, fondamentali, David Maltby e Neville Murray. Nel nuovo cammino di Jah Wobble compare anche una musa ispiratrice: trattasi di una (a quel tempo) sconosciuta Natacha Atlas, formidabile interprete maghrebina con cui Wobble instaura un turbolento rapporto privato, e personalità significativa del percorso in evoluzione del musicista.
Con questo corposo ensemble di collaboratori e amici, ribattezzato Invaders Of The Heart, il nostro torna ufficialmente in pista nel 1989 con un lungo tour europeo che culmina in due fortunate performance nei Paesi Bassi, in cui viene registrato in presa diretta il materiale che verrà pubblicato in Without Judgement.

La rinascita di Jah Wobble è all'insegna di una Babele di forme e generi, di improvvisazioni e strutture pop, ritmi dub e riff in scala mediorientale, il cui unico spirito-guida è il basso robusto e circolare che alita sulla bolgia delle anime incapaci di comunicare.
L'intero lavoro riesce a suonare però incredibilmente unitario e fluente, dalle movenze notturne del primo quarto del disco, che culmina con il sermone di "Spirit", al tripudio di riff e vocalizzi rai di "Drowned And The Saved" e il brillante numero pop di "So Many Years". La parte centrale dell'album è un mash-up di citazioni, sample e moniti tra lo spirituale e il satirico contro la sempre biasimata société du spectacle, che sfocia nel caldo groove di "What Will You Say". "Voodoo" riporta per un momento ai lavori con Liebezeit, mentre "Psyche" improvvisa un dub vigoroso ricco di synth e distorsioni e prelude all'ultima porzione del disco che impasta in completa free form dub, tracce ambientali, psichedelia e frammenti "world".
Assemblato in un tempo relativamente breve, considerata la mole del materiale, Without Judgement sorprende in freschezza e organicità, trovando la terza via tra rigore tecnico ed estro estemporaneo e soprattutto lanciando una miriade di input e idee che rappresentano la base delle future evoluzioni del musicista ma anche la fonte di ispirazione primaria di numerose altre esperienze che proprio in quel periodo andavano formandosi (su tutti, i Transglobal Underground).

Sfruttando al meglio un fertilissimo stato di ispirazione, Wobble si rifugia immediatamente in studio a lavorare e a sviluppare ulteriormente le idee maturate nei recenti live. Ritoccando la line-up dei suoi Invaders Of The Heart, il bassista cerca questa volta di lanciare un ponte verso il pop tout-court, allargando l'ensemble a Sinéad O'Connor e Margot Vynia e offrendo questa volta alla sua
Natacha Atlas un ruolo di primissimo piano, nonostante i continui battibecchi tra i due e le accuse reciproche di demenza e indisciplinatezza.

Rising Above Bedlam
esce così già nel 1991: un disco pop dalle gradazioni vivaci ed esotiche, che cerca (e trova) una formula leggera e naif, pur reggendosi su poliritmi e stratificazioni strumentali tutt'altro che semplici.
Apre il disco "Visions Of You", con il controcanto di Sinéad O'Connor, singolo etereo e sognante dal testo ambiguo, che diede credito a quel vociferare circa una (mai confermata) conversione al cattolicesimo da parte del bassista. "Relight The Flame" è invece un dub dai tratti ispanici, da cui si ergono lontani i vocalizzi di quella Atlas che invece diventa protagonista nella deliziosa movenza caraibica in upbeat di "Bomba". La festaiola "Ungodly Kingdom" e il dub più secco della title track annunciano il vero nocciolo "caliente" dell'opera, "Erzulie", avventuroso viaggio worldbeat avvinghiati ai gorgheggi della dea maghrebina tra ambient e fanfare afro-cubane.
Le trame si fanno invece più complesse nell'ultima fetta del disco, con la lunga cavalcata mediorientale "Everyman's An Island" (un'altra frecciatina al mondo dello showbiz), la scura e mistica "Sweet Divinity", un nuovo cameo della cantautrice irlandese, fino alle vibrazioni positive in salsa reggae di "Wonderful World".
Quello di Rising Above Bedlam è un John Wardle ormai maturo, musicista elogiato dagli addetti ai lavori ma che vanta nella rosa dei fan anche un nome eccellente come Prince. Tra i curiosi episodi che hanno come protagonista Wobble, anche quello che vede il folletto di Minneapolis approcciare con il proprio manager il bassista londinese, desideroso di scambiare quattro chiacchiere in privato: alla richiesta Wobble pare sia andato su tutte le furie e che abbia intimato al manager: "Porta questa fottuta merda fuori di qui, adesso!".
Il temperamento di Wobble non risparmiò neppure la povera Atlas che, rea di voler prendere il timone degli Invaders Of The Heart, viene cacciata dalla band.

Il progetto di Wobble però continua a prendere quota, toccando il vertice della popolarità con l'album numero tre: Take Me To God. La terza opera degli Invaders Of The Heart raccoglie le intuizioni world del predecessore per espanderle e rimestarle in favore di un nuovo indecifrabile caos che stavolta ha i connotati e l'urgenza di una festosa Apocalisse pop.
Forte di alcuni featuring importanti (Anneli Drecker dei Bel Canto, Dolores O'Riordan, Najma Akhtar), Take Me To God è un brillante sodalizio tra dub e world music che Wobble e i numerosi ospiti inseriscono in schemi mai così prossimi alla forma-canzone tradizionale, con un occhio ai club e al "sentire" musicale dei Novanta. Il materiale è ancora una volta estremamente eterogeneo, dal dream-pop di "Becoming More Like God" alla cumbia di "Whisky" e il dub ispanico di "Amor", dalla malinconia afro di "Angels" e "I'm An Algerian" (con Slimani alla voce) alla gioiosa "The Sun Does Rise", dal delirio techno-world di "Yoga Of The Nightclub" alle derive teutoniche di "No Change Is Sexy" e "Raga" con il solito, eccellente, Liebezeit alle percussioni.
Pur con una quantità di fonti così variegata, il disco riesce una volta in più nel miracolo di rimanere omogeneo e piacevole per tutta la sua durata, grazie soprattutto al polso di Wobble, lanciato definitivamente come vate di un modo tutto nuovo di concepire la musiche dal mondo, al tempo della techno, dei fast food e della Real World.

Molti critici hanno cercato negli anni di trovare nel percorso di Wobble un parallelo con la ben più celebrata carriera di Peter Gabriel, paragoni sempre vivamente rigettati dal bassista, che a proposito della differente Weltanschauung dell'ex Genesis questa volta è lui ad avere un aneddoto: "Una volta passai dalla Real World per chiedere che fine avesse fatto quel materiale registrato nei suoi studi con un musicista camerunense. Gabriel arrivò e tirò fuori immediatamente la 'conchiglia colorata' dal cassetto e me la consegnò. Mi sono sentito il giardiniere di terz'ordine che va a fare richieste inopportune al padrone, in quel momento mi resi conto della sua natura gelida di art collector, solo che invece di acquisire quadri lui acquista musica".

L'esperienza con gli Invaders Of The Heart non si arresta con Take Me To God, pur deviando con gli anni verso soluzioni sempre interessanti (su tutte il curioso dub tribal-celtico di The Celtic Poets) ma che perdono in vitalità e leggerezza pop, arrivando all'annacquatissimo Full Moon Over The Shopping Mall (1999).
La crisi degli Invaders Of The Heart coincide con la crescente frammentazione delle attività di Wobble, che riappare in qualità di remixer con Brian Eno, su Spinner (1995), collabora con Björk e Pharoah Sanders, stringe un'importante e proficua amicizia con Bill Laswell (entrando nel suo progetto Divination) e soprattutto fonda la sua etichetta, la 30 Hertz Records, con cui si stacca in maniera definitiva dal resto dell'industria discografica.

Back to Zion: dub elettronici e rivelazioni (anti)globali

Jah WobbleI tempi sono ormai maturi infine per tornare ad incidere con il proprio nome.
Il ritorno in pista di Jah Wobble, a quasi tredici anni da Bedroom Album, è sancito da Heaven & Earth (1996), manifesto della nuova dimensione spirituale e artistica di Wardle, per cui la definizione di 'bassista' è ormai fin troppo limitante.
L'album è una sofisticata e ambiziosa commistione di tradizione orientale e occidentale, che abbraccia arrangiamenti orchestrali e trance elettronica, jazz e downbeat. Arie solenni e cristalline direttamente dall'estremo Oriente inaugurano l'opera, un movimento continuo tra nostalgie folcloriche di una grazia e purezza nipponiche irrimediabilmente perdute e maestose processioni da "Ultimo Imperatore".
"A Love Song" è un altro numero notevole, non solo perché ci trascina misteriosa alla volta di qualche arido lido del Mediterraneo orientale, ma anche perché segna la ritrovata armonia di Wobble con la sua musa preferita:
Natacha Atlas. A proposito della sua partecipazione alle session di "Heaven And Earth", la Atlas rivela alcuni particolari sui metodi "bizzarri" di Wobble: "Jah pretendeva per il pezzo ('A Love Song') dei vocals ben precisi, ma per qualche motivo non riuscivo a stargli dietro e mi ostinavo a interpretare il brano a modo mio. Lui è disposto a sfidare i suoi collaboratori in tutti i modi finché non ottiene il risultato voluto: quella volta in studio si sbottonò i jeans di fronte all'intera band, si strappò dei peli dal pube, se li mise in bocca e li mangiò fissandomi durante l'incisione...".
L'album si raccoglie quindi nella breve sonata "Dying Over Europe", preludio alla splendida "Divine Mother", scandita da un dub secco e ammaliatore, pregno di bassi circolari e scale orientali.
"Gone To Croatan" si rilassa invece in un lungo chill out godibilissimo e di ampio repiro, mentre "Hit Me" si riaggancia all'Occidente dei Novanta, con gli scratch di Rob Swift e il sax di Pharoah Sanders in bella vista, e "Om Namah Shiva" chiude il cerchio con una modernissima trance sulle rive del Gange che volteggia attorno ai vocalizzi di Najma Akhtar. È anche da qui che simbolicamente prende il via la nuova incarnazione artistica di Jah Wobble.

Quello che si affaccia alle soglie dei Duemila è così un musicista fertile e audace. Con Requiem (1997) e The Inspiration Of William Blake (1996)Wobble sceglie di omaggiare il poeta che lo ossessiona fin dall'adolescenza in due vesti differenti: per il primo sceglie arie classicheggianti e ambientali, distese su cinque lunghe tracce, nel secondo, al contrario, recita in prima persona i versi del simbolista inglese su sfondi tipicamente worldbeat.

Umbra Sumus
riassume al meglio i molteplici fervori creativi di Wobble sul finire del secolo. L'undicesimo album in studio del londinese, non può che essere quindi un lavoro estremamente eterogeneo, che se da un lato riconferma gli intarsi orchestrali di Heaven & Earth, dall'altro ripesca la formula dub-etnica degli Invaders Of The Heart, adattata a soluzioni più distese che ammiccano all'ambient music.
"Il Je Vedro Il Oblačno" e "Mehmeda Majka Budila" si annoverano tra le sue perle più pregiate: la prima si libra onirica sui malinconici vocalizzi di Amila Sulejmanovic, la seconda invece trasporta verso un Medioriente di percussioni arcane e imperscrutabili. Seguono gli strumentali "Paternal Kindness", con i giochi ritmici di Liebezeit, e la doppia "Moon Slowbeat", che nasce come un sereno downtempo salvo poi addensarsi di synth e tastiere nella seconda parte.
"Just A Prayer" rinnova il sodalizio con Natacha Atlas, i cui gorgheggi si sciolgono questa volta in un dub a tinte cosmiche, anticipando una formula che verrà indagata ampiamente da Wobble solo successivamente. Passando da "St. May-Le-Bow", collage di architetture ritmiche e trilli kenyoti, si arriva a "I Offer You Everything", altra piccola gemma etno-pop di Wobble, dove il musicista fa tutto da sé, e ad una serie di brevi esperimenti e bozze strumentali (su tutte "Basses, An Organ, Jaki & A Train") che occupano quasi l'intera seconda metà del disco. Prima del commiato, l'album riserva però ancora una chicca, "Mt. Zion", dub meticcio in cui convivono per dodici minuti rastafarianesimo, sitar indiani, ritmi "afro" e cornamuse squisitamente celtiche.
Perfetta sintesi dei mille impulsi artistici di Wobble, delle direzioni percorse e di quelle ancora solo teorizzate, Umbra Sumus vince riuscendo ad essere tutto ciò condensandolo però in una soluzione estremamente compatta e godibile, presentando la sua personale e intima risposta al fenomeno world music.

Negli anni successivi Jah Wobble indaga più a fondo le potenzialità "cosmiche" del suo dub, coadiuvato dall'amico Bill Laswell, per cui suona nei suoi album a nome Sacred System, e alla luce degli esperimenti sul genere che arrivano dal versante techno (basti pensare agli Orb e ai Sun Electric).
Fondamentale è in questo senso Deep Space (1999), che devia in maniera decisa verso un suono più liquido e ipnotico, pregno di riverberi ed effetti elettronici, ritrovando e rileggendo a suo modo le origini lisergiche del dub caraibico. Sull'onda dell'entusiasmo il musicista decide di creare un progetto apposito, Jah Wobble & Deep Space, con collaboratori di prestigio come Philip Jeck e Mark Sanders, con cui pubblicherà due album, Beach Fervour Spare (2000) e Five Beat (2003).
Nella stessa direzione si muove anche Radioaxiom: A Dub Transmission (2001), in coppia con Bill Laswell. Due musicisti praticamente agli antipodi per formazione e approccio eppure così vicini per sensibilità artistica, Wobble e Laswell mettono a punto un dub distorto e percussivo, attraversato dalla tromba norvegese di Nils Petter Molvær e da lontane rifrazioni afro-soul ("Alsema Dub" e "Alam Dub").

I Duemila sono un decennio fin troppo intenso per Wobble, che realizza una quantità abnorme di materiale, tra album, Ep, progetti paralleli e le collaborazioni più disparate, attestandosi su una qualità media eccezionalmente alta, anche se non sempre le idee coraggiose vagheggiate sulla carta trovano uno sfogo altrettanto forte su disco.

Tra i dischi meritevoli del periodo, l'affascinante Passage To Hades (2001), oscuro rituale a tinte free tra il sax tenore di Evan Parker, il polistrumentista Clive Bell e gli sfondi dub fluttuanti del Nostro, il trip-hop atmosferico di Elevator Music vol. 1A (2004), perfetta musica d'ambiente per ascensori post-globali e l'accoppiata Chinese Dub (2008) e Japanese Dub (2010) in cui le tradizioni del lontano Oriente vengono rimestate e scompaginate in dub spaziali e ubriacanti.
Imperdibile infine l'eccellente progetto live Solaris, da cui viene realizzato l'album Solaris: Live In Concert (2002), vero poker d'assi, con Bill Laswell all'elettronica, Liebezeit alle percussioni, Graham Haynes ai fiati, Harold Budd ai ricami pianistici e Wobble che al solito porta tutto a comun denominatore con scrupolosità tecnica e immutato ardore punk.

La vena creativa e il nome di Jah Wobble, nel frattempo uomo di mezza età estremamente politicizzato e appassionato di football e filosofia, ci accompagna così fino ad oggi in una miriade di dischi e progetti in cui ha messo lo zampino, fra trovate geniali, rarissime cadute (il goffo Psychic Life) e inattese, parziali, reunion: nel 2012 infatti, nell'entusiasmo generale, Wobble parte in tour con Keith Levene con il progetto "Metal Box In Dub", riaprendo, non senza una nota di irriverenza, il capitolo Public Image Limited a più di trent'anni dal chiassoso ma quantomai provvidenziale "tradimento".

Wobble e Levene decidono quindi di proseguire l'esperienza live su disco, partorendo però il topolino Yin & Yang (2012), album di maniera senza idee e trovate veramente ricordabili, salvato in corner solo dagli immancabili giri-killer del basso di Wobble, che dimostra una volta in più di avere ancora numerosi - per quanto confusi - colpi in canna pronti per la detonazione.

Nel 2014 Wobble torna con Inspiration, poco più di mezz'ora di musica, in compagnia della voce incantevole di PJ Higgins, che qualcuno avrà già notato in forza ai Dub Colossus.
L'album, seppur breve, ha tutte le carte in regola per far breccia in quanti non siano ancora stati contagiati dalla sinuosità e dalla profondità dei giri di basso di Jah Wobble. “My Heart Is Burning” e “I Did Bad” sono cantilene che servono a calibrare i neuroni per il dub ipnotizzante del bassista inglese. La voce della Higgins è lo strumento perfetto per rivitalizzare giri di basso che Wobble ha fatto ascoltare ossessivamente in una manciata di dischi imperdibili pubblicati negli anni 90. Ma è solo con “King Of Illusion” che Jah Wobble mostra tutto il suo amore per il più classico reggae, con l'immancabile "dub version" che aggiunge profondità all'arrangiamento, grazie anche alla tromba di Sean Corby.
Una band di tutto rispetto aiuta il bassista inglese nell'impresa: Alex McGowan (Tricky, Martina Topley Bird, Wilko Johnson) intarsia con la sua sei corde ipnotici arpeggi, mentre Marc Layton-Bennett segna il tempo con la grazia di un maestro sufi. Lo stesso McGowan dietro il banco di regia rende l'impasto morbido e seducente.

Contributi di Roberto Mandolini ("Inspiration")

Jah Wobble

Lying back in ecstasy

di Roberto Rizzo

Inventore del basso dub nel punk, Jah Wobble ha percorso un rocambolesco itinerario artistico che lo ha portato dall'avanguardia new wave alla riscoperta della world music e della trance elettronica. Genio e visioni di un proletario d'Albione
Jah Wobble
Discografia
 JAH WOBBLE

 

  

 

The Legend Lives On... Jah Wobble In Betrayal (Virgin, 1980)      

7

 Full Circle (with Holger Czukay & Jaki Liebezeit, Virgin, 1982)

7

 Snake Charmer (with Holger Czukay & The Edge, Island, 1983)

6,5

Jah Wobble's Bedroom Album (Lago, 1983)

7,5

 Neon Moon (with Ollie Marland, Island, 1985)

5

 Tradewinds (with Ollie Marland, Lago, 1986) 

 

 Psalms (Southern Records, 1994)

 

 Spinner (with Brian Eno, Gyroscope, 1995)

 

Heaven & Earth (Island, 1996)

8

 The Inspiration Of William Blake (All Saints, 1996)

 

 The Light Programme (30 Hertz, 1997)

7

 Requiem (30 Hertz, 1997)

 

Umbra Sumus (30 Hertz, 1998)

7,5

 The Five Tone Dragon (with Zi Lan Liao, 30 Hertz, 1998) 

 

 Deep Space (30 Hertz, 1999)

7,5

 Radioaxiom: A Dub Transmission (with Bill Laswell, Palm Pictures, 2001) 

7

Passage To Hades (with Evan Parker, 30 Hertz, 2001)

8

 Shout At The Devil (with Temple Of Sound, 30 Hertz, 2002)

7

Solaris: Live In Concert (30 Hertz, 2002)

8

 Fly (30 Hertz, 2002)

 

 Fureur (soundtrack, EastWest, 2003)

 

 Elevator Music vol. 1A (30 Hertz, 2004)

7

 I Could Have Been A Contender (triplo CD, antologia, Trojan, 2004)

 

 Mu (Trojan, 2005)

 

 Live In Leuven (with Jaki Liebezeit & Philip Jeck, 30 Hertz, 2005)

7

 Alpha One Three (30 Hertz, 2006)

5,5

 Heart And Soul (Trojan, 2007)

6

Chinese Dub (30 Hertz, 2008)

7

 Car Ad Music (30 Hertz, 2009)

 

 Japanese Dub (30 Hertz, 2010)

7

 Welcome To My World (30 Hertz, 2010)

 

 7 (with Modern Jazz Ensemble, 30 Hertz, 2011)

 

 Psychic Life (Cherry Red, 2011)

5

 Yin & Yang (with Keith Levene, Cherry Red, 2012)

 

   
 JAH WOBBLE'S INVADERS OF THE HEART

 

  

 

Without Judgement (KK Records, 1990) 

8,5

Rising Above Bedlam (Oval/EastWest, 1991)

7,5

 The Ungodly Kingdom Ep (Oval/EastWest, 1992)

 

Take Me To God (Island, 1994)

8

 The Celtic Poets (30 Hertz, 1997)

7

 Full Moon Over The Shopping Mall (30 Hertz, 1999)

5

 Molam Dub (30 Hertz, 2000)

6,5

 English Roots Music (30 Hertz, 2003)

6

  

 

 JAH WOBBLE'S DEEP SPACE

 

  

 

 Beach Fervour Spare (30 Hertz, 2000) 

 

 Largely Live In Hartlepool Manchester (30 Hertz, 2001)

 

 Five Beat (30 Hertz, 2003)

 

  

 

 JAH WOBBLE & PJ HIGGINS
 
   
 Inspiration (Sonar Kollektiv, 2014)

6,5

   
 STEEL LEG vs THE ELECTRIC DREAD

 

  

 

 The Steel Leg vs. The Electric Dread Ep (Virgin, 1978)

 

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