J Dilla aka Jay Dee

J Dilla aka Jay Dee

La storia di un produttore dolce

di Alberto Guidetti

Da Detroit a Los Angeles, passando attraverso New York e tutto il mondo. La storia del ragazzo che ha prodotto i bestseller e i culti dell'hiphop nei 90's per poi sbocciare come solista nei primi anni del Duemila. Tra leggende, storie raccontate e una fine improvvisa

Early years

James Yancey (07/02/1974) nasce e cresce nell'East Side di Detroit. Primo di quattro figli, Dilla ha una famiglia già dedita alla musica grazie al papà contrabbassista e alla madre Maureen "Madukes", cantante d'opera. Si appassiona presto alla musica, all'ascolto più che alla produzione, mostrando i primi segni di quel collezionismo che lo caratterizzerà lungo tutta la carriera. La sua esperienza di ascoltatore inizia con i vinili trovati in casa, ma il primo disco che potrà definire suo sarà un regalo della madre: Michael Jackson - "The Wiz". Disco che vivrà una posizione di privilegio all'interno della catalogazione che darà ai propri vinili.
Si forma musicalmente ascoltando quel che la radio passa e andando a scovare ciò che la sua famiglia e il negozio di dischi nel quartiere gli propongono. Si appassiona ovviamente alla black music, diventa un fan coraggioso di funk e soul, dedicando ore e ore al giorno al diggin', che altro non è che andare a caccia di dischi. Autoalimenta la propria sete di conoscenza musicale, affonda sempre di più in mezzo alle gomme nere, acquista compulsivamente musica aumentando giorno dopo giorno il bacino a cui attingere.

Nel 1992, a 18 anni, la vita di Jay Dee cambia marcia. E' grazie all'incontro con Amp Fiddler (storico cantante e produttore detroitiano) che le sue produzioni potranno avvalersi di mezzi tecnologici più adeguati, questi infatti - stupito dalla qualità delle basi che Dilla riusciva a realizzare con un mangianastri - lo introduce all'utilizzo di un campionatore Akai Mpc. Ogni Hendrix ha la sua Fender e l'MPC diventerà il simbolo di James. Apriti cielo, tutti quei dischi diventano armi per creare joint, flip, beat in quantità e qualità.
Nel giro di tre anni le cose si velocizzano sempre di più. I 1st Down, il gruppo formato con Phat Kat, sono la prima formazione hip-hop di Detroit a firmare per una major. Sempre nel 1995 assieme a Proof, Thyme e Mudd registra "Yester Years", Ep firmato come 5 Elementz, che rappresenta uno dei vertici finora raggiunti da James come producer. Lo stile soul è morbido, la passione per gli anni 70 sboccia in un suono ricco di colori, mantenendo una fedeltà invidiabile allo stile hip-hop moderno. Nello stesso anno fonda gli Slum Village con gli amici rapper T3 e Baatin, curandone la produzione delle basi e concedendosi anche all'attività di MC. Ed è con loro che il suo nome comincia a far parlare di sé tra gli appassionati anche lontano dalla Motor City, capitando tra le orecchie del guru dell'hip-hop underground: Q-Tip.

Ed è proprio grazie a Q-Tip che Dilla viene portato nel "giro giusto".
L'aneddoto è di quelli succosi a cui bisogna credere, perché la leggenda ha bisogno di storie. Ci sono i Pharcyde in crisi per la produzione del secondo disco dopo il botto di Bizarre Ride e le cose non girano per il verso giusto. Cercano di collaborare con Q-Tip ma non si muove nulla, Tip è impegnato con gli A Tribe Called Quest: altre idee, altri pensieri. I quattro losangelini non la mandano giù bene. Però c'è sempre però, Davis ricorda di aver conosciuto un giovane beatmaker poco prima, fa un giro di telefonate e una settimana dopo James Yancey aka Jay Dee a 21 anni atterra a Los Angeles con la sua MPC nello zaino. Presentandosi nello studio dei Pharcyde accende il campionatore e fa partire lo strumentale di "Runnin'". Il giovanotto si occuperà quasi completamente della produzione di Labcabincalifornia, il disco che eleva i Pharcyde a stelle della black music.

Ummah, lo stile

Il lavoro produttivo di Dilla è mostruoso, maniacale, è una continua ricerca della combinazione più azzardata dentro i limiti filologici del beat hip-hop, una continua scalata verso l'olimpo del sampling. Nei successivi due anni Dilla incrocerà le produzioni più impegnative fino a quel momento, dove il proprio lavoro andrà a scontrarsi con i giudizi dei media e del pubblico, rivelando oltre alla bontà tecnica e umana di James anche una sua visione ferma e decisa verso il proprio operato ogni volta che veniva accostato a qualcuno. Anche quando il paragone era più che benevolo.
Nel 1996 debuttano gli Slum Village e subito ci si tuffa nel mondo colorato e soulful che caratterizza lo stile del collettivo, mettendo assieme flow di altissimo livello e beat brillanti, l'opera della band viene messa in un calderone hip-hop vicino alle intenzioni di Native Tongues e inevitabilimente A Tribe Called Quest, soprattutto dopo il pubblico apprezzamento per il disco da parte di Q-Tip. Dilla però in un'intervista a XXLMag fa il punto - a modo suo - sulla questione:
"I don’t know how to say it, it’s kinda fucked up because the audience we were trying to give to were actually people we hung around. Me, myself, I hung around regular ass Detroit cats. Not the backpack shit that people kept putting out there like that. I mean, I ain’t never carried no goddamn backpack, but like I said, I understand to a certain extent. I guess that’s how the beats came off on some smooth type of shit. And at that time, that’s when Ruff Ryders [was out] and there was a lot of hard shit on the radio so our thing was we’re gonna do exactly what’s not on the radio".
Ovvero: è una seccatura quando cerchi di fare la tua cosa, nel tuo stile e solo perché non suoni come qualcuno nella radio o perché il gran capo ha detto che spacchi, allora devi essere assimilabile a quel giro lì. Slum Village è Slum Village. Riga.

La musica parlava da sé e Dilla aveva ragione da vendere. Tra un flip per Busta Rhymes e una serie di remix e produzioni firmate come Ummah - letteralmente "comunità\fratellanza" - firma collettiva che vede la partecipazione assieme a Jay Dee anche di Q-Tip e Ali Shaheed Muhammad (entrambi ex-ATCQ) molti cominciano a volere i beat di Detroit; tra le produzioni del periodo abbiamo cose per Whitney Houston, Roots, D'angelo e l'allora regina del r'n'b mainstream Janet Jackson.
Ed è con Janet che la leggenda si sovrappone alla storia per la seconda volta.
"Got 'til It's Gone" è il singolo che lancia l'uscita di Velvet Rope della Jackson, anno 1997. La produzione vede accreditati Jimmy Jam e Terry Lewis assieme alla cantante, il sample di "Big Yellow Taxi" di Joni Mitchell è uno dei simboli hip-hop degli anni 90, la versatilità con cui il genere assorbiva e riformulava tutto raggiunge un climax di popolarità impensato. La canzone, neanche a dirlo, vende milioni di copie. Ma né Jimmy Jam né Terry Lewis sono nomi familiari a questi suoni e infatti spunta una rivendicazione degli Ummah proprio dalla voce di Dilla. Il provino dello strumentale è stato realizzato 4 anni prima da un'idea di Q-Tip dopo aver conosciuto la Jackson sul set di "Poetic Justice" (che vedrà premiata la stessa Jackson con un Razzie Award come peggior attrice esordiente) poi rielaborata e sottoposta alla cantante.
Basta avere orecchie e buon senso per riconoscere i tratti distintivi delle produzioni Ummah: piano elettrico su linee nu-soul, ritmica appoggiata tra basso e rullante e quel campione così distante. Suona tutto come fosse una loro produzione, ma c'è qualcosa che manca. E' l'imperfezione del falso d'autore realizzato da Jam & Terry. Persino lo stesso Q-Tip parteciperà con un featuring, ma nessun nome del collettivo appare tra i producer.
Dilla è un caro ragazzo, viene descritto da tutti come una delle persone più genuine e piacevoli con cui passare del tempo, sia lavorando che cazzeggiando. Dilla è però completamente assorbito dalla propria visione musicale e come tutte le mamme afroamericane è contemporaneamente orgoglioso e geloso del proprio creato. Se ne esce poco tempo dopo con un mix alternativo della canzone firmato "Ummah Jay Dee's Revenge". La vendetta è un piatto che va servito freddo, ma James non si tiene e la sua irruenza solare esplode in un capolavoro di reinterpretazione: sorpassando ogni prevedibile stravolgimento, Dilla cambia l'impianto del basso, suona il suo fidato Moog, stende il piano elettrico dandogli un movimento rinnovato grazie al wah-wah, ammorbidisce la presa della batteria e asciuga il rullante. Il sample della Mitchell va e viene... E' questa la versione originale, è questo il capolavoro di Janet Jackson prodotta dagli Ummah, un viaggio che dura da trent'anni. Che parte da Aretha, passa per il Miles elettrico, Africa Bambaata ed Eric B., tutta la cultura black di Dilla sublima improvvisamente qui dentro.
Il mondo si riallinea ancora una volta con il sorriso da ragazzone di Jay e ricomincia a girare.

Soulquarians/Amplified

Gli ultimi anni 90 e l'inizio del nuovo millennio vedono Dilla cercare nuove forme e nuove musiche. Uno dei suoi tratti distintivi è sempre stato esplorare a fondo le sonorità a cui si avvicinava, ma senza mai fermarvisi per troppo tempo. Ed è così che si va verso la creazione di un team produttivo da brividi: Questlove, Bilal, Common, Roy Hargrove, Erykah Badu, D'Angelo, James Poyser, Mos Def, Q-Tip, Talib Kweli, Pino Palladino e James Yancey. Il team firmerà le produzioni degli stessi Roots, Slum Village, D'angelo, Common, Badu e Bilal. Il dream-team si rifà esplicitamente all'orgoglio nero dei 60 e 70, riprendendo Gaye, Hendrix e Clinton senza apparire come una cover band ma con un aggiornamento stilistico importante, con un occhio di riguardo alla "strada" e a tutto ciò che succedeva nell'underground hip-hop. Tutto si sposta sulla composizione ex-novo e non più sull'utilizzo del campionamento, mettendo un'impronta fondamentale nello sviluppo del nu-soul che in quegli anni cresceva sempre di più.

Oltre ai lavori come Soulquarians, Jay Dee viene chiamato alla produzione del primo lavoro solista del proprio mentore, quel Q-Tip che con ATCQ ha svoltato un decennio di hip-hop, uno che sudava stile ogni volta che apriva bocca davanti a un microfono. Ed è qui che torniamo a quanto detto prima: c'è bisogno di Dilla e Dilla ha bisogno di virare le cose ancora una volta abbandonando il suo approccio morbido al beat.
"Amplified" è disco hip-hop grezzo, hardcore, irruento e in alcuni punti sublimamente tamarro. I piani elettrici, le spazzole, i bassi morbidi vengono lasciati in disparte in favore di kick secchi e bassi sempre in punta, rullante in faccia e campionamento isterico in un cut-up continuo tra sample di Kool & The Gang, Cannonball Adderley e ESG. Tutto tira in avanti, gli instrumentals di Dilla sono capolavori di funk, groove da mettere sotto la voce "irraggiungibile" e Tip mete giù un flow senza competizione per gli altri. Troviamo un paio di ospiti eccellenti: Busta Rhymes e la leggenda dei piatti Dj Scratch.
"Amplified" esplode, raggiungendo il disco d'oro, la quarta posizione della Billiboard HipHop, cinque stelle, voti altissimi. Dilla si è reinventato ed è un mostro di compattezza.

Common, D'angelo, Erykah, altro?

Il millennio si chiude con "Amplified" e si apre con James ai comandi di ciò che conta nel mondo black. Dove mette mano, le cose girano, e tutti se ne sono accorti. Parte così l'ennesima fase della sua carriera, quella che lo vedrà sotto le luci di un mondo che non è più solo quello hip-hop e della sua balotta, ma nel momento in cui le sue produzioni fanno il giro delle classifiche tutti imparano a riconoscere il tocco di Jay.
A metà del 1999 i Soulquarians cominciano a lavorare sul disco di Common, il team in quel periodo era prevalentemente composto da D'angelo, ?uestlove, Dilla e Poyser. La città è New York. Lo studio quegli Electric Lady Studios che hanno visto Lennon, Dylan, Bad Brains, Stones, Bowie, e un altro 90% della musica del Novecento incidervi dischi. Common arrivava da due dischi molto promettenti ed era lanciato per fare il grande passo verso il soldone, la classifica e diventare quel Common che conosciamo. "Like Water For Choccolate" è un disco corale, scritto in numerose jam, formalizzato il meno possibile per lasciare spazio al feeling umano. In quello stesso periodo D'angelo stava finalmente portando a termine il follow-up a distanza di quattro anni da Brown Sugar: "Voodoo". Un giovanotto talentuoso affamato di successo e uno che nel giro di un album aveva messo un marchio importante nel mondo della black music degli anni 90 si trovano sotto lo stesso tetto, lavorando ai propri dischi, con le stesse persone. Ancora una volta la storia della musica incrocia Jay Dee, per sua fortuna in compagnia del fidatissimo Thompson\?uestlove.

Durante una delle numerose jam esce questo groove, un classico funk morbido, lento e inesorabile, un killer. D'angelo si ferma e prende da parte ?uestlove: "Non posso lasciarlo sul disco di Common, lo voglio nel mio!". Per tre volte in una giornata il cantante chiamerà il batterista insistendo su questa cosa e Common, informato della richiesta, accetterà tranquillamente in cambio di un'altra canzone ancora in divenire, ovvero "Goto Heaven part.2" che su "Like Water For Chocolate" vedrà proprio il featuring di D'angelo. E quel killer groove? Quello con la nona minore e i sedicesimi? Diventerà "Chicken Grease" su Voodoo, prendendo il titolo proprio da questa pratica che Prince aveva così ribattezzato.
E Dilla? Dilla è ai controlli, si presenta con la mpc e 128 bars programmati, niente di quantizzato e i loop che sfuggono, si spostano. A tal proposito Questlove dirà "ascoltavi i suoi campionamenti e gli ripetevi 'non riuscirò mai a suonarci assieme, dee!', poi le cose giravano e ti entravano dentro. Un giorno dovevamo registrare delle chitarre di Lenny Kravitz su 'Voodoo', si ferma e dice 'non posso suonare, i pattern di batteria si spostano in continuazione...' e noi 'è così che deve essere!'". Dilla firma con i suoi compari Soulquarians i due dischi in questione: Common farà il botto, da bravo giovane ragazzo, piazzandosi bene in classifica, diventando il manifesto di una nuova generazione di rapper, "Voodoo" di D'angelo sarà uno dei più grossi successi black del nuovo millennio, ponendosi come vera e propria pietra miliare all'interno del genere, arrivando primo in classifica, facendo pienoni di critica, di premi e - soprattutto - di pubblico.

Nella sua abitazione di Detroit Dilla riceve la visita, grazie all'amico Common, della regina di tutte le regine del nu-soul: Erykah Badu. Per lei Dilla metterà assieme le produzioni di "Didn't Cha Know", "Cleva", "My Life" e "Kiss Me On My Neck", che vanno a riempire il curriculum già incredibile del beatmaker che a 26 anni sembra aver portato a termine tutto quello che poteva fare.
C'è però un cruccio nella testa di Dilla: e si chiama "casa", e si chiama "amici", e si chiama "James". In tutto questo girovagare, lavorare per altri, produrre le cose migliori della propria carriera per artisti e amici ma mai per sé, in tutto questo tempo dove sono finite le sue radici? Home is where Slum Village is. Il 2000 è anche l'anno in cui finalmente la formazione che gli ha dato i natali e che di fatto non aveva mai abbandonato riesce a pubblicare il secondo disco, pronto già da un paio d'anni e che per una serie di sfortune discografiche (di altri) non aveva ancora visto una pubblicazione ufficiale malgrado il materiale girasse nell'ambiente da tempo.
Fantastic Vol.2 è un disco bello e scemo, leggero, divertente, con tanto sole in testa. Dilla ha sempre avuto la capacità di distanziare molto i propri moti stilistici iper-personali da quelli utili alle discografie altrui e così è anche in questo disco, in cui i beat vivono di grandi stortezze, di una visione sempre poco "lucida" ma sempre costantemente luminosa, in cui con l'aiuto dei fidatissimi T3 e Baatin Dilla ritorna libero nella propria tana, con la forza di chi sa di poter contare sulle persone che lo conoscono da più tempo. Non mancano gli ospiti importanti come l'immancabile Q-Tip, Busta Rhymes o Common (presente in una seconda edizione del disco), ma sono pochissime ospitate che lasciano libertà al trio detroitiano di mettere giù il disco con il proprio stile.

This is Dilla

C'è una parola che inquadra bene un momento comune all'umanità - occidentale soprattutto- quella più vittima dell'industrializzazione, del lavoro come ragione di vita, quella del profitto, molto spesso per altri. Quella del successo a tutti i costi, a costo di tradire sé stessi. Alienazione. Dilla dalla prima volta in cui ha cominciato a mischiare canzoni sui nastri non ha mai lavorato da solo, per sé stesso ed è arrivato un momento in cui è necessario reimpossessarsi della propria umanità, di lasciare che le regole siano le tue e non di qualche logica esterna, per quanto tu possa amare le persone con cui lavori sarai sempre vittima di un compromesso. E allora basta, cambiamo nome. Prima ero Jay Dee ma da oggi la mia cosa la firmerò J Dilla. Qui è dove esisto, dove abito da sempre, dove ho imparato tutto. Welcome 2 Detroit.
Il primo disco solista di James è un'esplosione di libertà, si passa in rassegna l'hardcore rap, il footwork, deliri elettronici, bossanova, Africa 70. Pensa a qualcosa? Pronti via, il microfono è aperto per gli amici che si trovano tutto già pronto e solo il canale della voce da riempire. Dilla apre e chiude il disco, in mezzo è un fiume in piena di sample, bassi moog, flip nervosi e dilatazioni.
E ricominciamo a correre: 2001 Welcome 2 Detroit. 2002 "Electric Circus" di Common: disco ambiziosissimo e parzialmente riuscito, che incrocia ancora di più la psichedelia e che sposta ancora una volta il rapper su territori nuovi. 2003 Jaylib. Jaylib aka Jay Dee + Madlib. L'incontro del secolo. Alì vs Frazier.

Madlib è un beatmaker californiano, attivo prima nella band Lootpack e poi solista. Nel 1999 riceve grande attenzione dopo la pubblicazione del album "Unseen" a nome Quasimoto. Autentico genio del sample, Otis Jackson jr. è un consumatore patologico di jazz e funk che ricicla a proprio piacimento nelle proprie produzioni. L'unione tra i due esplode nel disco Champion Sound, le produzioni di Madlib avranno J Dilla alla voce e viceversa, alcune ospitate come proiettili tra cui il mostruoso Talib Kweli su Raw Shit e il best kept secret Percee P su The Exclusive. Ed è subito golden era. Champion Sound non raggiunge il successo commerciale, ma diventa rapidamente un culto tra gli appassionati di hip-hop, Jay e Madlib non erano mai stati visti assieme e l'arrivo di questo lavoro spiazza completamente tutti quanti.

Il 2003 è un anno chiave per la vita di James, assieme alla pubblicazione di Champion Sound scopre dopo alcuni problemi di salute di avere sviluppato una malattia del sistema immunitario che lo porterà a continui ricoveri. Decide di trasferirsi a Los Angeles, dividendo l'appartamento con il fidato amico Common, dedicandosi sempre di più alle produzioni per sé stesso, cominciando a frequentare Madlib, Peanut Butter Wolf e il mondo Stones Throw che lo adotterà come un fratello. I suoi beat finiscono sui dischi di De La Soul, Amp Fiddler, un remix stupendo per Four Tet con Guilty Simpson alla voce su "As Serious As Your Life Is", viene accreditato un remix a nome Slum Village su "Daft Club" dei Daft Punk, esce una raccolta di strumentali firmata come Jay Dee, in cui l'uomo cerca di affinare il proprio operato solista ma senza un fuoco preciso e poi ancora: Talib Kweli, Common, Steve Spacek, collabora per la traccia finale come producer e mc sul secondo disco di Dabrye, spostando ancora una volta lo stile verso l'elettronica e poi il 2006.

Donuts

La storia, se già non lo sai, è vicina all'epilogo. Però, come in tutte le grandi avventure, prima di arrivare al finale ci sono alcune cose da chiudere, da sottolineare un'ultima volta, un guizzo manca all'appello. Lo stato di salute di James è particolarmente critico, l'ultimo anno e mezzo è stato occupato da sempre più frequenti e prolungati ricoveri, una delle ultime apparizioni sul palco lo ha visto su una sedia a rotelle. Si sottopone alle cure mediche, alla dialisi che lo tiene chiuso in ospedale e non gli permette una vita normale.
Il fidatissimo amico J Rocc lo visita spesso e racconta di quei momenti: "James passava molto tempo in ospedale dove poteva portarsi pochissime cose, era un animale in gabbia e tutte le volte che tornava a casa si metteva a suonare il suo Moog. Aveva cambiato molto l'approccio alla composizione, da tempo trovava più utile suonare, cercare armonie e bassline e solo dopo ritagliare i sample. Per lui suonare era come dirsi 'ehi, sono di nuovo nel business!'. In ospedale lo vedevi con il suo amato campionatore Akai e i dischi a fianco al letto. Dovete sapere che mi chiedeva spesso di portargliene e riportare quelli già utilizzati a casa. Avevo il privilegio di poter accedere alla sua collezione di dischi e dopo tanti anni avevo imparato a trovare i vinili all'interno di quella selezione sterminata. E mentre io a volte faticavo a trovare quel tal disco di Ahmad Jamal o Eberhard Weber, lui sapeva esattamente di cosa aveva bisogno. Aveva tutto in mente. Io gli portavo quel che mi chiedeva, parlavamo un po', gli chiedevo come andasse la produzione delle cose nuove e ci si salutava 'ehy, ehy'. Io uscivo, ritornavo nel mondo con i miei affetti, i miei piatti, la musica. Lui rimaneva lì a campionare e assemblare, non poteva prendersi una pausa da quella vita, capisci? Una pila di 45 giri, l'Akai, le cuffie. Donuts è nato così".

Questlove racconta la genesi di Donuts e l'ultima volta che ha visto Dilla: "All'inizio non capii qual era l'obiettivo di Jay per questo disco. Pensavo fosse una cosa diretta a Kanye West che sembrava aver riportato i campionamenti soul nell'hip-hop, una cosa come 'ho io il cazzo più grosso!'. Tre settimane prima della sua morte lo andai a trovare e parlammo un po' delle cose che aveva in mente per il disco, mi disse 'E' un messaggio'. Non capii subito, ma dopo la sua morte e la pubblicazione dell'album le cose diventarono molto più chiare. 'Don't Cry', per esempio, è diretta al suo fratellino John, ogni canzone è importante per quel che dice, è il pensiero di Dilla attraverso i sample. Pochissimo tempo prima della sua morte le sue condizioni erano pessime, faticava anche a parlare. Lo andai a trovare a casa da sua madre dove trascorse gli ultimi giorni, entrai e sentii della musica: 'Cazzo sta ancora lavorando!'. Pensai che forse ce l'avrebbe fatta, ma mentre stavo per andarmene prese un rarissimo Ep brasiliano di Steve Wonder e me lo avvicinò: 'E' per te'. Non potevo accettarlo, mi sembrava tutto troppo definitivo, sua madre arrivò alle mie spalle e mi pregò di prenderlo. Mentre uscivo di casa, non sapevo se disperarmi o accettarlo. Sua madre mi disse che quel pomeriggio James produsse il suo ultimo beat, uno strano flip di 'America Eats It Young' dei Funkadelic e le disse 'penso di essere pronto', si addormentò e due ore dopo morì".

Maureen Yancey, la madre di Dilla: "Non sapevo di Donuts finché non arrivai a Los Angeles da Detroit. Potei ascoltare qualcosa di quel che stava producendo un giorno che l'amico e produttore House Shoes non venne a trovarlo attorno al suo 31esimo compleanno. Così entrai in camera di nascosto, mentre lui era lontano, e ascoltai il work in progress. Si arrabbiò tantissimo quando lo scoprì! Non voleva che ascoltassi le sue produzioni prima che fossero complete. Lavorava in ospedale e cercava di completare ogni beat in modo tale da non avere più dubbi, così che quello successivo fosse diverso. Era 'Lightworks', ecco! Una di quelle speciali, era così diversa tutto il resto. Univa classico, commerciale e underground allo stesso tempo".

James Yancey muore il 10 febbraio 2006 per arresto cardiaco causato dall'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Tuttavia Donuts non è un disco postumo, ma è il testamento di un ragazzo di 32 anni che tre giorni prima, il giorno del proprio compleanno, aveva pubblicato il capolavoro di una carriera lunga e di incredibile qualità.

J Dilla changed my life

Gli anni a seguire vedranno pubblicati dischi postumi, collezioni, archivi. Ma soprattutto tributi, attestati di stima e amore verso una persona che è stata capace di far innamorare non solo con la sua musica, ma con la propria positività e il suo calore decine, centinaia e migliaia di persone nel mondo. The Shining sarà un altro centro nello sterminato elenco di cose belle fatte da Jay Dee, uscirà nell'agosto del 2006 e tra i crediti del disco leggiamo: Busta Rhymes, J Rocc, Common, Karriem Riggins, Pharoahe Monch, Madlib, Guilty Simpson, Dwele, D'angelo.
Common dedicherà l'intero album "Finding Forever" a Dilla. I Roots tributeranno l'operato di James con mixtape e citazioni in due album. Erykah Badu citerà Dilla nella canzone "The Healer" del suo album "New Amerykah Part One", riarrangerà il beat di People per "My People", scriverà la conclusiva "Telephone" in memoria di James e il successivo "Part Two" vedrà l'apparizione di Dilla come produttore della traccia "Love".
J Rocc e Madlib uniranno le forze per due volumi della serie Beat Konducta: Dil Cosby Suite e Dil Withers Suite, convogliati poi nel doppio "A tribute to…". J Rocc ha rilasciato tra il 2006 e il 2009 quattro mixtape intitolati "Thank You Jay Dee" assemblati con materiale del solo James. Busta Rhymes, Q Tip, Talib Kweli, Raekwon, Mick Boogie e altri pubblicano nel 2007 il mixtape "Dillagence" in cui i suddetti rappano sulle basi di Dilla. Il mentore e amico di una vita Q-Tip dedicherà il verso "Dilla, having you in my past has been blast, you've inspired so many and forever will you last" nella traccia "Life Is Better" dal suo album "The Renaissance", la traduzione la lasciamo a voi. Flying Lotus reinterpreterà "Fall In Love" degli Slum Village e "Lightworks" da Donuts con il titolo "LTWXRMX".
E' di recente stata pubblicata su YouTube una puntata di "Crate Diggers" sulla collezione di dischi di Jay Dee, non è soltanto utile per capire alcune cose dietro alla musica di James, ma è un bel modo per capire quanto abbia segnato le persone con cui ha lavorato e vissuto.

Nel 2016 è poi uscito The Diary, l'album mai uscito in cui Dilla tentata di confrontarsi col microfono lasciando che fossero i beatmaker che più stimava a fornirgli il tappeto sonoro. Il suo primo album per una major, la Mca, lo avrebbe dunque testato nelle vesti di rapper; ma il progetto, per motivi solo ipotizzabili – passo indietro dell’etichetta; convinzione che venne a mancare allo stesso Dilla quando il tavolo era già apparecchiato – non vide mai la luce. Quattordici anni dopo la Mass Appeal Records del veterano Nas, in collaborazione con l’etichetta dello stesso Dilla (Pay Jay Productions), dà alle stampe il disco così come (ne siamo sicuri?) J. avrebbe voluto che fosse.  L'album, tuttavia, non convince.
Il lavoro di restyling attuato sui demo chiusi nel cassetto modernizza eccessivamente il lavoro e lo priva di quel “gracchiato” che spesso impreziosiva i vinili di J Dilla. Episodi piacevoli non latitano: “The Shining Pt.1”, “Fight Club” e “The Ex” (dove si sente la mano di Pete Rock in produzione, oltre che del sempre efficace Bilal) su tutti; tuttavia l’album manca di organicità, alcuni feauturing sono stati aggiunti di recente (Snoop Dogg in “Gangsta Boogie” cita Obama) e molti dei brani presenti circolano da anni sulla rete e sotto forma di bootleg (“Fuck The Police” è ormai un classico del mondo underground).
Il dubbio che sorge spontaneo perciò, è quello di ritrovarsi ad ascoltare una compilation piuttosto che un album che abbia una motivazione valida. Fortunatamente a tenere in piedi la baracca ci pensa ancora Dilla. Amici e colleghi si adoperano per celebrarlo, ma ciò che dà lustro al disco è proprio la sua ombra e il suo flow: indubbiamente piatto e monocromo, ma allo stesso tempo accattivante, incisivo, a tempo, una sorta di strumento che si aggiunge e accompagna la base sonora.
Può stupire, in definitiva, ascoltare Jay Dee far propria quella parte misogina, materialista, auto-celebrativa di tanto e troppo hip-hop nei suoi testi. Lui che, con le sue armonie gentili, insieme all’amico Madlib ha saputo dar lustro al lodevole filone conscious innalzandolo sino alle proprie vette. Ma nulla vieta di credere che queste tracce fossero per lui fonte di divertimento, di sperimentazione, voglia di evadere la “serietà” che metteva nel proprio lavoro e concedersi alla parte più “facile” del mondo che lo circondava.

J Dilla era molto goloso di dolci e, a dispetto di quel che si può immaginare, il suo preferito era la torta al cioccolato e non le ciambelle. Per festeggiare il compleanno e l'uscita del disco Common, Madlib e Peanut Butter Wolf fecero confezionare una torta al cioccolato a forma di ciambella. We want donuts, too!

Contributi di Alessandro Matarante ("The Diary")

Piccola nota dell'autore

Se avete trovato questa monografia parziale o non sufficientemente professionale, scusatemi. Forse non è neanche una monografia, è più probabilmente un atto di devozione sincera e appassionata verso un musicista, un producer e un essere umano che ha cambiato profondamente il modo in cui ascolto la musica. Ci sono storie che si raccontano bene con numeri, precisione e distacco, altre che hanno bisogno di lasciare che le cose siano più libere e senza troppi vincoli stilistici. Ho pensato che Dilla meritasse un trattamento più di pancia.

Vorrei inoltre ringraziare Claudio Fabretti che mi ha lasciato completa carta bianca a riguardo, una disponibilità rara da trovare. Un grazie va soprattutto a Cecilia per avermi regalato "Donuts", alla sua uscita nel 2006. E ovviamente a voi che avete avuto la pazienza di leggere queste righe.

J Dilla aka Jay Dee

La storia di un produttore dolce

di Alberto Guidetti

Da Detroit a Los Angeles, passando attraverso New York e tutto il mondo. La storia del ragazzo che ha prodotto i bestseller e i culti dell'hiphop nei 90's per poi sbocciare come solista nei primi anni del Duemila. Tra leggende, storie raccontate e una fine improvvisa
J Dilla aka Jay Dee
Discografia
 DISCOGRAFIA MINIMA E CONSIGLIATA 
   
 PRODUZIONI COMPLETE 
   
 

Slum Village - Fan-Tas-Tic (Vol.1) (Counterflow, 1996)

 7
 

Slum Village - Fantastic, Vol.2 (Goodvibe, 2000)

 7
 

Jay Dee aka J Dilla - Welcome 2 Detroit (BBE, 2001)

 7,5
 

Jaylib - Champion Sound (Stones Throw, 2003)

8

J Dilla aka Jay Dee - Donuts (Stones Throw, 2006)

 8,5
   
 POSTUMI 
   

J Dilla - The Shining (BBE, 2006) 

 8
 J Dilla - Jay Stay Paid (Nature Sounds, 2008)
 8
 J Dilla - The Diary (Mass Appeal, Pay Jay Productions)5,5
   
 CREDITI DI PRODUZIONE 
   
 

5 Elementz - YesterYears EP (That Was Entertainment, 1995) 

 7

Pharcyde - Labcabincalifornia (Delicious Vinyl, 1995)

9
  A Tribe Called Quest - Beats, Rhymes and Life (Jive/BMG, 1996) 7,5
 

Busta Rhymes - The Coming (Elektra, 1996)

8
 

A Tribe Called Quest - Love Movement (Jive/BMG, 1998)

7
 Q-Tip - Amplified (Arista, 1999) 8
 

Common - Like Water For Choccolate (MCA/Universal, 2000)

 8,5
  Erykah Badu - Mama's Gun (Motown/Puppy, 2000)7
 

Common - Electric Circus (MCA, 2002)

7
 

Que D - Limited Edition (Royal Flyness, 2003)

6,5
 

De La Soul - The Grind Date (AOI/Sanctuary Urban/BMG, 2004)

7
 AA.VV. - Dillagence (not on label, 2007)8
   
 REMIX CONSIGLIATI  
   
 

Busta Rhymes - Whoo-Hah!!! (Jay Dee Bounce Remix)

 
 

Busta Rhymes - It's a PArty (The Ummah Remix) 

 
 

The Pharcyde - Runnin' (Jay Dee Remix) 

 
 

The Brand New Heavies - Sometimes (The Ummah Remix) 

 
 

Janet Jackson - Got Til It's Gone (Ummah Jay Dee Revenge Mix)

 
 

N'Dea Davenport - Bullshittin' (Jay Dee Remix)

 
 

Crustation - Purple (The Ummah Remix)

 
 

Lucy Pearl - Without You (Jay Dee Remix) 

 
 

Daft Punk - Aerodynamic (Slum Village Remix) 

 
 

Dabrye - Game Over (remix) 

 

Four Tet - As Serious As Your Life Is (Jay Dee Remix)

 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

J Dilla aka Jay Dee su OndaRock
Recensioni

J DILLA AKA JAY DEE

The Diary

(2016 - Mass Appeal, Pay Jay Productions)
L'album che J Dilla desiderava pubblicare finalmente vede la luce

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Donuts

(2006 - Stones Throw)

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