Distorted Pony

Distorted Pony

Nella stanza delle torture

intervista di Massimiliano Speri

Durati appena due album ("Punishment Room" del 1992 e il postumo "Instant Winner" del 1994, ambedue prodotti con lode da Steve Albini) ma con un agguerrito seguito di cultori, i losangeliani Distorted Pony sono una delle tante leggende minori di quello spaventoso pozzo senza fondo che è il noise-rock a Stelle & Strisce. La loro indissolubile lega, forgiata con massicce dosi di sonorità industriali, metalliche e gotiche, rimane tra le più poderose mai sfornate dalla scena nazionale, collocandoli nella stessa genia dei vari Big Black, Jesus Lizard, Unsane, Helmet e tutte le altre band che pongono al centro del discorso non il rumore, ma la pesantezza dei suoni e la cattiveria delle esecuzioni. Brutali e implacabili, ma tutt'altro che rozzi: la loro è anzi una musica estremamente pulita e calibrata, ricca di ibridazioni stilistiche e non priva di ganci melodici, atta a fotografare nella maniera più nitida possibile l'angoscia che attanaglia gli abitanti di una delle metropoli più violente del mondo. Un Teatro della Crudeltà che evoca torture tra le più dolorose, catartico per loro quanto per gli ascoltatori.
Inattivi discograficamente dallo scioglimento, a partire dal 2010 hanno iniziato a riaffacciarsi sui palcoscenici. L'entusiasmo e la protervia del promoter meneghino Manuel Veniani, responsabile anche della recente ristampa del loro secondo album per la label polacca Antena Krzyku, ha permesso al quintetto di sbarcare per la prima volta fuori dal loro paese, in un tour europeo che li vede aperti dai piemontesi Cani Sciorrì. La prima tappa è Bologna, dove li raggiungo in ostello la sera prima. L'idea sarebbe di intervistarli lì, ma la scelta di andare a cena insieme si rivela disastrosa e la serata finisce fin troppo prevedibilmente in tragedia. La mattina dopo vengo svegliato di soprassalto da una chiamata di Manuel: la band sta per pranzare in centro, se voglio posso raggiungerli lì. Ci diamo appuntamento al Parco della Montagnola. Manca all'appello solo il batterista, London, sperduto chissà dove in cerca di uno spuntino vegano: decidiamo di iniziare comunque. In sottofondo imperversa una rilassata musichetta swing d'annata, abbastanza comica associata al tipo di gruppo che sto per intervistare. Nonostante un cerchio alla testa che non stenta a darmi tregua, riesco in qualche modo a biascicare delle farraginosissime domande…

Vi siete sciolti nel 1994, riuniti una prima volta nel 2010 e adesso vi siete imbarcati in questo tour. Com'è nata e da cosa è stata motivata questa reunion?
Ted (percussioni): I soldi! (ridono) L'ultima reunion è partita nel 2014, quando ci siamo incontrati per provare a registrare del nuovo materiale. Questo tour è nato quando Manuel mi ha contattato perché voleva stampare delle magliette con la copertina del nostro primo album; nel frattempo, un altro tour che stava organizzando con i Cherubs è andato a monte, e ci ha proposto di prendere il loro posto. Abbiamo accettato, e molto rapidamente la cosa si è ingrandita sempre più.

E' la vostra prima volta in Europa, giusto?
David (chitarra e voce): Esatto. E' da prima della reunion nel 2010, o forse immediatamente dopo, che cerchiamo di organizzare un tour europeo, ma abbiamo incontrato molti ostacoli.
Eddie (chitarra): Inizialmente abbiamo provato a organizzarlo da soli. Abbiamo trovato alcune buone offerte ma non era sufficiente. Nel 2011 (o 2012, non ricordo bene) abbiamo incontrato un booker disposto ad aiutarci, ma tra spese, strumentazione e alloggio mise su una macchina così costosa che nessuno sarebbe stato in grado di pagarla e tanto meno di ricavarne dei guadagni. Quello è stato il nostro ultimo tentativo.
David: Un'altra ragione che fece fallire quel tour fu la proposta di partire in autunno o in primavera per evitare la concorrenza dei festival e la chiusura dei locali in estate, cosa tuttavia impossibile perché sia Ted che io all'epoca lavoravamo a scuola come insegnanti e in quel periodo non ci saremmo potuti assentare. Quando è arrivata questa nuova offerta ci è parso un segno della provvidenza…
Ted: Manuel si è impegnato molto, e ha fatto un gran lavoro (gli altri annuiscono).
Tricia (basso e voce): Sì, Manuel è stato la vera ragione di tutto ciò. Ed è merito di questo tour se abbiamo deciso di tornare insieme.

La ristampa di "Instant Winner" è anch'essa legata al tour? Di chi è stata l’idea?
Eddie: L'idea venne fuori una volta avuta la nostra approvazione per il tour, quando Manuel contattò la Antena Krzyku per proporle di ristampare il disco in concomitanza con il nostro arrivo in Europa.
Ted: Dopo aver organizzato le date, quasi all'ultimo minuto Manuel ci disse che bisognava avere qualche nuova uscita da portare in giro, così abbiamo accettato di far ristampare "Instant Winner", oltre al nostro primo singolo e a una compilation con alcune tracce inedite. Tutto ciò è avvenuto nell'arco di appena due mesi!
Eddie: La mia etichetta Total Annihilation, che rilascia materiale solo occasionalmente e quasi sempre di amici, a sua volta sta ristampando il singolo insieme a una label spagnola, Beautiful Records, che ne ha co-finanziato la riedizione per il mercato europeo.

"Instant Winner" è un album postumo, se non erro…
David: Sì, uscì che ci eravamo appena sciolti.
Tricia: Eravamo in tour, durante una pausa facemmo tappa allo studio di Steve Albini a Chicago, registrammo l'album e ci sciogliemmo poco dopo, annullando le altre date.

Il lavoro di Albini su tutti e due i vostri album è fantastico, forse uno dei suoi migliori in assoluto. In quelle incisioni il suono è importante quasi quanto le canzoni, e si percepisce un'enorme sintonia tra voi, come se tutto fosse stato realizzato dalla stessa testa e dalle stesse mani. Com'è stato lavorare con questa figura leggendaria?
David: Beh, quando abbiamo fatto il primo disco non era ancora lanciato come produttore, anche se aveva già registrato i Pixies. In realtà credo che anche per il secondo…
Ted: No, lì aveva già fatto i Nirvana...
Tricia: Quando abbiamo inciso il primo album è venuto a casa nostra, ha dormito da noi…
Ted: Ha addirittura cucinato per noi! E' un bravissimo cuoco…
David: Sai, Steve ha la fama di una persona intrattabile e tagliente, ma in realtà è assolutamente piacevole quando sei con lui in studio. E' molto concentrato e attento ai dettagli (la batteria fu ripresa con qualcosa come dodici microfoni!), e quando registra è come se scattasse una fotografia in bianco e nero della band (è un'espressione sua): fa pochissima post-produzione con compressori, equalizzatori e quella roba là, cattura tutto il sound subito con i microfoni.
Eddie: Abbiamo ancora i master in multitraccia di entrambi i nostri album, e io li ho ascoltati: dalla registrazione alla versione definitiva c'è pochissima differenza, forse giusto un po' di compressione sulle voci, sulla voce di David magari anche di distorsione. E' un modo estremamente diretto e preciso di registrare.
Ted: Sono album dei Distorted Pony registrati da Steve Albini, non album di Steve Albini suonati dai Distorted Pony, se capisci cosa intendo… Ti lascia realizzare il tuo disco.

Non a caso preferisce essere chiamato "tecnico del suono" anziché "produttore". Farete ristampare anche "Punishment Room"?
Tricia: Credo che non sia possibile, perché è ancora in catalogo con l'etichetta che lo stampò all’epoca, la Bomp!, che è tuttora in attività.
Eddie: Questo vuol dire che non c'è alcuna ragione per sborsare cinquanta dollari: puoi ancora averlo per una cifra ragionevole!

Ma quella maschera inquietante in copertina, cos'è?
Tricia: Una maschera di tortura medievale, conservata nella Torre di Londra.
David: Sono stato là lo scorso settembre, è stato buffo rivederla! Sai come ci venne l'idea del titolo? Quando lo registrammo a casa nostra, avevamo quattro camere da letto, e Robert Hammer (l'altro chitarrista dell'epoca, che ci aiutava anche come tecnico del suono) dormiva in quella più piccola, praticamente uno sgabuzzino fuori dalla cucina, su un letto a castello: la chiamavamo "la stanza delle torture"…
Eddie: Pensa che io rischiai di essere licenziato per quella copertina, perché qualcuno pensò che fosse il simbolo di una gang…

"Punishment Room" e "Instant Winner" sono due album molto diversi: il primo è simile a un proiettile, il secondo a un oceano in tempesta, più lungo e potente. Cosa è accaduto tra i due per creare questa differenza, non solo di sound ma anche di scrittura?
David: Innanzitutto… (mentre parla percuote ritmicamente il tavolaccio di legno a cui siamo appoggiati, costringendomi a interromperlo)

David perdonami, ma se batti sul tavolo copri la registrazione… che dannato punk-rocker che sei! (ridono)
David: Ahah hai ragione, scusami! Ora mi siedo sulle mie mani così stanno ferme… (in realtà continuerà a farlo per gran parte dell’intervista, ndr) Dunque: per "Punishment Room", registrato a casa nostra, io e Robert avevamo un amplificatore ciascuno e una cassa 2x12 con due speaker per cassa, mentre per "Instant Winner" avevamo ciascuno una cassa 4x12, ed è per questo che il sound è molto più spesso…

Sì, suona tutto più grande e più forte. Quindi la differenza è più nel sound che nella scrittura?
David: Diciamo che nel primo album avevo appena incominciato a impratichirmi con la scrittura (l’adorabile espressione che ha usato è “just getting my feet wet with”, ndr), in precedenza avevamo rilasciato giusto un paio di singoli e partecipato a qualche compilation...

Sei tu l’autore principale?
David: sì, per lo più io (gli altri rimangono in silenzio).

Siete tutti d’accordo su questo punto?..
Tricia, Eddie: sì! (ridono)
David: Dicevo… Durante la registrazione di "Punishment Room" ascoltavo band come i Birthday Party o i Crass… roba punk insomma, e infatti è un disco più vicino al punk. Quando facemmo "Instant Winner" invece erano arrivati Unsane, Helmet, oltre a tutti i gruppi rap metal, quindi pensai di andare più in quella direzione lì.
Ted: Tuttavia non credo che David si sia mai seduto e abbia deciso di scrivere un album. E' un discorso più sfumato, in progressione, tutti nel frattempo facevamo esperienza e ascoltavamo nuova musica. Infatti se ascolti di fila il primo singolo, il primo Ep e poi "Punishment Room" ti accorgi che c'è un costante mutamento nel sound.

L'Ep è quasi industrial…
Tricia: Già, infatti usavamo ancora la drum machine. In ogni caso penso che quando sei dentro quella progressione di cui parlava Ted non te ne accorgi nemmeno. Intendo dire, so bene che differenza c'è tra suonare con una batteria elettronica o con un batterista in carne e ossa, ma se sei nel bel mezzo del processo non ci fai troppo caso, se non quando a posteriori ti guardi indietro.
Eddie: Io all'epoca non ero ancora nella band, ero un fan che di lì a poco sarebbe salito da sotto a sopra il palco, ma ricordo che voi altri avevate scritto le canzoni di "Punishment Room" con la drum machine e durante l'incisione discutevate se usarla oppure ricorrere a un batterista, mentre per "Instant Winner" era già arrivato London. C'era questa consapevolezza che avendo un batterista "vero" si sarebbero potute curare di più le dinamiche e gli umori delle canzoni.
Tricia: Sì, il fatto che London suonasse canzoni scritte in sua presenza gli ha permesso di dare un altro tipo di contributo, e questo ha modificato il sound, che è diventato meno robotico.
Ted: London si è unito alla band appena un mese prima di incidere "Punishment Room". In quel mese ha imparato canzoni che erano già state composte per la drum machine e le abbiamo subito registrate. Credo sia per questo che suona più come un disco di punk-rock industriale rispetto al successivo. Ma a proposito di London: qualcuno sa che fine abbia fatto?..

Oddio, in effetti è sparito da un bel po'… Solo l'Ep è stato interamente registrato con la drum machine?
David: Sì, e anche il singolo.

Negli album non c'è nulla di elettronico ad arricchire la batteria?
Eddie: No, solo percussioni metalliche e tom, suonati da Ted. Se fai attenzione, a volte senti London suonare una cosa e Ted suonarci sopra, e se non sai che c'è un percussionista puoi credere che si tratti di suoni elettronici.
David: In realtà ci sono un paio di suoni di altro tipo: ad esempio, su "Splinter" creai un loop molto abrasivo con il delay; all'inizio di "Sinner's Payer" suonai la chitarra con lo slide e la modificai sempre usando il delay; su "Go Kart" percossi le corde e passai tutto attraverso un riverbero per innescare delle piccole esplosioni. Ho usato alcuni di questi effetti vintage.

Avete nominato Albini, gli Unsane, gli Helmet e ora avete parlato della vostra evoluzione per certi versi simile a quella dei Jesus Lizard, che pure iniziarono con la batteria elettronica per poi passare a quella acustica. Secondo me, voi, seppur meno noti, fate a parte a pieno titolo di una categoria che include queste band e molte altre (gli Shorty, i già citati Cherubs e io sarei tentato di buttarci dentro anche alcune cose dei primi Swans, forse i veri ispiratori di tutta questa corrente), che mi piace chiamare "drill (trapano, ndr) noise". (ridono) E' un particolare tipo di noise in cui confluiscono industrial e metal, pesante, con una produzione pulita e il basso particolarmente in evidenza. Vi ritrovate in questa definizione? E soprattutto, esiste il "drill noise" o è stata tutta una mia fantasia? I gruppi che ho citato percepiscono questa comunione di intenti?
David: La mia risposta è sì, esiste questo genere particolare, e la cosa divertente è che molte persone ci dicevano che suonavamo come i Big Black o i Jesus Lizard, ma a loro volta queste band (come anche gli Scratch Acid) amavano certe sonorità No wave e post-punk di fine anni 70 e ne facevano semplicemente una versione più pesante. Sai, Birthday Party, Public Image Ltd., Fall, Gang Of Four, Wire, DNA, Teenage Jesus and The Jerks, i primi Sonic Youth… Questo era quello che facevano e che facevamo. Se ascolti il primo Ep degli Scratch Acid, noterai che somiglia a una versione americana dei Birthday Party, e questo è vero anche per i Jesus Lizard. Quindi il discorso non è che io ho copiato da loro, ma che scrivevo nella stessa maniera, perché come loro amavo quelle cose lì.
Ted: Al massimo direi che stavamo tutti copiando le stesse band! (ridono)
Tricia: Vorrei aggiungere che sono profondamente lusingata dall'accostamento che hai fatto tra noi e queste altre band, perché ovviamente ci piacciono tutte. Ma siamo stati anche molto fortunati a lavorare per le radio dei college, dove ascolti una tonnellata di musica diversa, e il nostro scopo è stato di esporre più persone possibile a questa varietà. A me piacevano molto anche i Revolting Cocks e altre cose su quella lunghezza d'onda, infatti ero considerata quella più "eurodance" del gruppo…

Quindi insomma, il "drill noise" esiste!
Ted: Esiste eccome, e tu ne sei il profeta! (ridiamo)
Tricia: Sì, e ci piace molto come definizione. Grazie ancora per averci incluso nella tua lista!

Forse però è uno stile più midwestern che californiano, lo sento vicino soprattutto alla scena di Chicago…
Eddie: Non per contraddirti, ma anche a Los Angeles c'erano molte altre band di quel tipo oltre ai Distorted Pony: Sandy Duncan's Eye, Oiler, Beekeepers e soprattutto gli Slug, che mi mandarono fuori di testa. Quando vidi per la prima volta dal vivo i Distorted Pony li ho istintivamente infilati nella stessa categoria di questi altri gruppi. Tuttavia, a causa del tipo di musica con cui Los Angeles era associata, a queste band non è stata riservata grande attenzione, anche nella stessa Los Angeles. A volte ai primi concerti dei Distorted Pony ci ritrovavamo in non più di 25 persone… Quindi penso che a Los Angeles ci sia stata una scena "drill noise" (rido), ma che la città veniva fondamentalmente identificata con la più famosa scena di Hollywood, nonostante ci fossero alcune band vibranti e critiche nei confronti di questo sistema, interessanti come quelle di Chicago, New York o Austin.

La ricetta definitiva potrebbe essere noise + post-punk + industrial + metal, che ne dite?
David: Sì, direi di sì.
Ted: Sai, è divertente perché giusto qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto se eravamo un gruppo heavy metal…

Qualcosina c’è…
Ted: Io invece sarei stato tentato di rispondere no, assolutamente no, neanche un po'! (ridiamo) Però in effetti se ascolti alcune band metal, ci sono alcune similitudini

L'ethos però è più vicino al punk…
David: Sì.
Ted: All'epoca c'era una specie di segregazione: i punk non volevano suonare con i metallari, i metallari non volevano suonare con i punk. Tieni presente che LA era dominata dall'hair metal…
Tricia: La categoria a cui venivi associato dipendeva dal tipo di assolo che facevi...

Adesso è diverso? Non esistono più queste barriere quasi tribali tra i generi?
Ted: Io ho l'impressione che adesso sia tutto cambiato. I ragazzi oggi ascoltano di tutto…

Forse all'epoca appartenere a una determinata fazione musicale era vissuto quasi come una scelta politica…
Ted: Sì, lo penso anche io.
Eddie: Secondo me, solo in parte. La questione era anche che non c'erano molti posti in cui suonare e ascoltare un determinato tipo di musica, quindi alcune persone tendevano a supportare quei pochi locali con cui si identificavano e in cui continuavano ad andare regolarmente, e alla lunga per queste persone andare da qualche altra parte diventava impensabile.
Ted: Io però penso che questo sia un discorso di immagine più che di musica. Ad esempio, c'era un gruppo chiamato Motorcycle Boy che aveva una forte immagine glam, ma se ascolti le loro incisioni ti rendi conto che in sostanza erano punk-rock: eppure, grazie a quella loro immagine così marcata, venivano considerati parte della scena glam di Hollywood. Queste categorie credo che si basino quasi sempre più sull'immagine che sulla musica di un gruppo.

Indubbiamente. Torniamo a noi: il vostro nome è davvero fantastico, la classica immagine che funziona anche se non la si riesce a mettere del tutto a fuoco. Intendo dire: non ho idea di cosa ciò voglia significare, ma voi suonate proprio come un pony distorto! (ridono) Da dove l'avete pescato?
David: Tricia e io stavamo guardando l'immagine di un cavallo ripreso da davanti, per cui il naso sembrava enorme e gli occhi più lontani di quanto in realtà non fossero, e le ho detto "sembra proprio un pony distorto", e lei ha risposto "sarebbe un nome fantastico per una band!".
Ted: Era anche un modo per darci un tono industrial, perché per un appassionato dell'epoca "Distorted Pony" suonava immediatamente come "Skinny Puppy", capisci? Era un modo per giocare con certe etichette, vedere se la gente ci avrebbe categorizzato ancor prima di ascoltare la nostra musica, solo perché avevamo un nome che ricordava qualcos'altro…

La vostra musica è aggressiva, violenta, ma non è né sporca né rozza, al contrario trovo sia profondamente "pulita": ogni elemento ha una sua precisa collocazione e potrebbe stare solo lì. Non è rumorosa, non è "pazza", anzi è molto strutturata e "lucida". Questa lucidità l'ho sempre interpretata come un'autoimposizione anche esistenziale: scegliere di non fuggire davanti all'orrore della realtà (intesa anche come realtà interiore), ma di guardarla negli occhi. Un modo per poterla documentare così com'è, facendo provare quello stesso malessere a chi vi ascolta, ma allo stesso tempo una strategia di sopravvivenza, perché in una situazione infernale se si è storditi si diventa vulnerabili: forse sono la stessa società e il bisogno di sopravvivere in essa ad imporre una simile lucidità. I Distorted Pony sono una band violenta in un mondo violento, che si impongono una disciplina per rimanere vivi.
TED: Wow…

Ahah troppo concettuale?
Ted: No, anzi, è fantastico!

Pensate possa filare come discorso? Essere lucidi per far vivere all'ascoltatore un'esperienza estrema senza filtri, ma anche un modo per non soccombere a ciò che ha ispirato quell'esperienza…
David: Ok, dammi un minuto per elaborare, perché stai dicendo molte cose con cui sono d'accordo e non voglio dimenticare come articolare i concetti… C'era una recensione, non ricordo se del singolo "Go Kart/Dept. Of Existence" o dell'album ("Instant Winner", ndr), che diceva qualcosa tipo "il testo di 'Go Kart' suona come qualcuno che cerca quotidianamente di scappare da un inferno reale", e io pensai "è proprio così". Come hai detto tu, un documentario, guardare alla realtà delle cose, alle difficoltà dell'esistenza, e documentare tutto sia con i testi che con la musica. Forse il suono della musica ha qualcosa di catartico: guardi questa realtà e a volte le urli contro, per cercare un qualche sollievo e scaricare la tensione.
Ted: Vivevamo insieme in una zona violenta. Il nostro quartiere è stato devastato durante i disordini di Los Angeles (del 1992, ndr)… Era un periodo duro. Eppure facevamo anche un sacco di stupidaggini e scherzi tutto il giorno… Se ascolti la nostra musica puoi pensare "oddio, queste persone sono arrabbiate e violente!" ma in realtà siamo tutto il contrario… La tensione che puoi percepire nella nostra musica è quella del contesto in cui vivevamo, che era davvero difficile all’epoca.

A me sembrate persone molto tranquille e carine… Nei titoli e nei testi delle canzoni c'è un continuo riferimento alla tortura e alla sofferenza fisica, una fascinazione che associo ad autori come Sade, Artaud o Bataille, ma che è propria anche del gothic-rock. Evocare tutta questa violenza, soprattutto fisica, è catartico per voi? Una specie di esorcismo…
David: Sì, assolutamente.
Tricia: Violenza non solo fisica, ma anche emotiva. Ci si sente meglio dopo aver sfogato certe sensazioni. L'intensità della nostra musica esprime l'intensità dei nostri pensieri e delle nostri sentimenti sulla vita, la nostra città e ogni altra cosa.
Ted: Vivevamo insieme, come una piccola gang… Anche se le canzoni le scrivevano principalmente David e Tricia, quello che facevamo rifletteva le nostre esperienze insieme, era autobiografico.
David: Eravamo come giovani adulti… Io lavoravo vicino alla spiaggia a Santa Monica, ma vivevamo insieme nel downtown di Los Angeles. Non so se sei mai stato in città, ma se devi guidare due ore al giorno (una all'andata e una al ritorno) in mezzo a quel traffico, voglio dire, anche questa è una condizione miserevole…
Tricia: A proposito del vivere insieme, va anche detto che è bello sapere che esistono persone che ti conoscono meglio di chiunque altro. A parte mio marito, nessuno mi conosce come David e Ted, sanno cose su di me che nessun altro sa, e questo perché facevamo tutto insieme. Era bello sapere che potevamo fare affidamento gli uni sugli altri.
David: Voglio riferirti un aneddoto a proposito di quello che diceva Ted sulla nostra tendenza a fare gli scemi, che ti fa capire come anche quell'aspetto finiva con il riversarsi sulle canzoni: hai presente la nostra canzone "Dollar Pizza"? Los Angeles è piena di questi fast food che vendono pizza, come Domino's o Little Ceasars, e c'era questo annuncio pubblicitario che diceva qualcosa come "prendi due pizze per un dollaro!", e l'idea di scrivere la canzone nacque da lì…
Ted: Forse era un flyer… Infatti se non ricordo male scrivemmo il testo sul retro!
David: Poi voglio aggiungere un'ultima cosa al punto di vista filosofico che hai espresso: hai presente "Dept. Of Existence"? Mentre la stavo ripassando per il tour, rileggendo il testo, ho ripensato che all'epoca oltre alle rivolte di Los Angeles c'era stata anche la prima Guerra del Golfo, e c'erano ovunque questa parate militari… Di questo parla la canzone. A parlare non sono io in quanto David, ma recitando un ruolo, quello di una sorta di dittatore fascista… Non sono affatto una persona anti-Stato, anzi sono per il welfare state e la previdenza sociale, ma non mi piace immaginare la sorveglianza da parte di uno stato di polizia. "Dept. Of Existence" parla di questa paura.

Nelle vostre canzoni aleggia anche un costante senso di tragedia, sia pubblica che privata. A tratti sembra di vedere tante istantanee della violenza che attanaglia la società americana. Rispetto all'epoca, quanto è cambiato il vostro paese?
David: Credo che all'epoca, l'era Clinton per capirci, le cose nel complesso fossero ancora abbastanza buone, in termini economici quantomeno: adesso c'è molta più disuguaglianza, e meno assistenza da parte del governo centrale su tutti gli aspetti della vita. C'è un’interazione tra economia e politica, vita sociale e cultura: se sei una persona indigente, probabilmente sarai più esposto a determinate malattie e avrai un'aspettativa di vita più bassa, perché l'unico cibo che puoi permetterti è grasso e insalubre, e inoltre sarai tagliato fuori da tutta una serie di cose, avrai più difficoltà a trovare un lavoro, avrai più probabilità di diventare un criminale e potrà esserti revocato il diritto di voto… E' tutto consequenziale, e da questo punto di vista gli Stati Uniti stanno peggiorando a vista d'occhio.
Tricia: Però se pensi ad alcune questioni sociali, sono accadute delle cose sotto la superficie che hanno risvegliato un po' le coscienze. Riguardo alle donne, ad esempio, prima era normale considerarle oggetti di discriminazioni e molestie, mentre adesso quantomeno iniziamo a pensare che forse non è poi così giusto… In generale, mi sembra che adesso ci sia più consapevolezza. Prendi anche le ingiustizie della polizia nei confronti di alcune minoranze: continuano a verificarsi, ma almeno adesso sappiamo che avvengono e le guardiamo per quello che sono.
David: Non sto dicendo che tutto sia terribile negli Stati Uniti, perché è vero che ci sono molti più diritti riconosciuti per le minoranze etniche, gli omosessuali, i transessuali, le stesse donne… C'è molto più riconoscimento della dignità delle persone in quanto tali e dell'uguaglianza tra tutte le persone, ma permangono altri problemi.
Eddie: Io credo che il problema principale sia che gli uomini al potere non vogliono dare alcun vero riconoscimento, protezione o trattamento equo alle persone che tendono a essere discriminate.

Secondo voi, questo momento difficile si traduce in una maggiore solidarietà o una maggiore competizione? Si tende a combattere contro un nemico comune o a farsi guerra a vicenda?
Ted: Adesso, con questo presidente, è piuttosto facile individuare un nemico comune…Una considerazione che ho maturato ultimamente, che può sembrare scontata ma non lo è affatto, è quanto sia arduo guardare le difficoltà di un'altra persona dalla tua prospettiva, che sarà sempre l'unica che ciascuno può avere. Penso al razzismo, è facile per alcune persone dire "non esiste, non l'ho mai sperimentato", non capendo che ci sono persone molto differenti da loro, non riuscendo a fare quel salto e considerando tutto solo dal loro punto di osservazione. In LA la situazione razziale prima era davvero esplosiva, non saprei dire se adesso sia migliorata perché è passata in secondo piano e se ne parla meno. Forse in generale nel paese la situazione è un po' migliorata sotto quell'aspetto, ma è evidente che molte questioni siano ancora irrisolte.

E musicalmente, invece? Sia nel mondo mainstream che in quello alternativo...
Eddie: All'epoca c’erano band come Helmet, Soundgarden, Nirvana… I gruppi rock avevano un grandissimo seguito. Adesso sono state del tutto rimpiazzate dalle popstar. Ultimamente stavo parlando con un amico a proposito del Coachella, un festival di Los Angeles che è sempre stato centrato sulle band, in cui gli headliner erano gruppi rock: adesso invece sono cantanti pop e rapper…

E anche l’indie-rock diventa sempre più simile al pop…
Eddie: A me sembra che l'indie-rock non compaia nemmeno sui radar, perlomeno in quella scala, mentre fino agli anni 90 avevi tante rock band che commercialmente potevano competere.
Ted: Sai, se i Foo Fighters passano per essere la band più pericolosa del mondo vuol dire che c'è un problema…

Esiste invece un nuovo noise-rock degno di questo nome, secondo voi? Credete di aver lasciato un'eredità? Insomma, vedete dei nuovi Distorted Pony all'orizzonte?
Eddie: Io sono proprietario di uno studio di registrazione e co-proprietario di una sala prove, e devo dire che ci sono molti giovani che suonano musica chiassosa, quindi penso che esista ancora quell'approccio, anche se magari più sul versante del metal e del punk estremo, meno influenzato dal post-punk. Insomma, ascolto un sacco di gruppi differenti, e da qualche parte c'è sicuramente qualche band che cerca di fare della bella musica rumorosa.
Tricia: Ad essere onesta, devo ammettere che non esco granché, e non conosco molte band contemporanee di Los Angeles, quindi non saprei risponderti…
Ted: Penso sia un discorso di età. Prima ero più attivo, adesso la musica non ha più il posto che aveva in precedenza nella mia vita. Vado sempre più di rado ad ascoltare nuove band. Per esempio, ieri sera è stato figo vedere quella band di ragazzi nel posto occupato in cui ci hai portato (l’Xm 24, ndr), è stato bello esserci, ma se fossi stato a casa forse non sarei nemmeno uscito.

Abbiamo accennato a un mondo mainstream, uno alternativo e uno estremo. La vostra musica è pesante, ma c'è anche della melodia, non è caotica. Da questo punto di vista vi sentite più vicini al mondo alternativo o al mondo estremo? Quanto posto ha il compromesso nella vostra arte?
Eddie: Posso risponderti da fan e non da componente? La cosa che mi attrasse dei Distorted Pony da ragazzo era il loro essere dark ma non goth, rumorosi ma non noise, industrial ma non come gli Einstürzende Neubauten, pesanti ma non metal, veloci ma non punk… Vedevo elementi presi da altre cose, che loro mettevano insieme per crearne di proprie. Questo penso sia sempre affascinante.
Tricia: David ad esempio apprezza delle buone canzoni pop, ma non potremmo mai essere un gruppo pop… Però mi piace che nelle canzoni ci sia un ritornello o un groove, personalmente non amo il noise puro, deve esserci qualcosa che si possa quasi ballare… Vogliamo tutte e due le cose, questa è la mia opinione.
David: Io faccio le cose affidandomi a dei compromessi. Credo che siamo più vicini alla sponda alternativa, perché non mi interessa fare semplicemente del noise distorto e devastante. Quello che ho sempre cercato di fare è usare un po' di rumore, ma sempre applicandolo a una forma-canzone. Sono molto meticoloso in questo.

Se ci pensate, alcune vostre canzoni si potrebbero suonare con una chitarra acustica, unplugged…
Tricia: E' vero, e una volta l'abbiamo anche fatto!
David: Suonammo anche delle canzoni dei Joy Division in quell'occasione… In ogni caso, confermo di sentirmi più vicino al mondo alternativo. Ultimamente, mentre stavo re-imparando alcune canzoni per il tour, ho ripensato ai vecchi giorni in cui vivevamo tutti insieme. In quel periodo io avevo il giovedì libero, mentre tutti gli altri lavoravano dal lunedì al venerdì. Mi alzavo la mattina dopo che tutti se ne erano andati, e stavo per ore seduto a lavorare alle canzoni, ogni settimana… Questo è il motivo per cui abbiamo tirato fuori così tanti brani in quattro o cinque anni. E il procedimento era sempre stile "ok, ora prendo questo spunto dai Throbbing Gristle, ma lo metto sopra a un groove". A volte ho anche ascoltato Idm o roba dance e ho provato a combinare quel tipo di elementi, ora non ricordo in quale canzone siano andati a finire…
Tricia: Ricordo che quando uscì "Punishment Room", un nostro amico non riusciva nemmeno a sentirlo, perché lo considerava troppo rumoroso per i suoi gusti. Dopo il successo dei Nirvana e altre cose simili è cambiato il modo in cui la gente ascolta la musica, se lo sentisse adesso forse non gli farebbe lo stesso effetto.
Ted: Tutto è relativo. Ad esempio, un tempo era Chuck Berry a sembrare pericoloso…Una volta alla radio ho ascoltato una canzone dei Marilyn Manson e ho esclamato "oddio, stanno passando una canzone dei Distorted Pony!"… Questo per dire che, in un certo senso, quel tipo di musica suona più mainstream adesso che all'epoca...
Eddie: Per la persona media però rimane una musica estrema. Ad esempio, una mia collega una volta ha cercato su Google informazioni su di noi e mi ha chiesto "ma davvero suonavi in quella band così rumorosa?!"…

Avete in programma di tornare in studio per incidere nuovo materiale?
David: Qualche anno fa siamo tornati in studio e abbiamo registrato una demo, ma penso che dobbiamo ancora lavorare su quelle canzoni: io e Tricia cantiamo insieme ed è un po' difficile farlo su quelle parti di basso! (ridono) Negli ultimi anni ho registrato molti appunti vocali sul mio telefono, e ho spesso pensato "hey, ecco una nuova idea per una canzone dei Distorted Pony". Insomma, ho alcune cose in sospeso che vorrei provare a registrare e mandare agli altri, tanto per riavviare il discorso… Spero che lo faremo, prima o poi.

Ok, per me può bastare. Grazie mille per aver accettato questa intervista!
Eddie: Aspetta, voglio fartela io una domanda: come hai scoperto la nostra musica?

Nel modo in cui la maggior parte dei miei connazionali ha scoperto un certo tipo di musica: il sito di un controverso critico italiano che adesso vive negli States, Piero Scaruffi, non so se lo conosci… Ha scritto una bellissima scheda su di voi.
David: Wow! E cosa dice? Gli piacciamo?

Sì, ed è uno che ha gusti abbastanza difficili…
Tricia: Figo! Sarei curiosa di sapere dove ci ha ascoltati...Forse quando ci passò in radio John Peel, che all'epoca ci sembrò una cosa tipo "oh mio Dio"…

Ci siamo appena alzati quando ci arriva un messaggio di London: "Ragazzi iniziate pure senza di me, devo risolvere un problema con la carta di credito"…

La foto in alto è di Eric Nakamura, fondatore del magazine Giant Robot e inesausto immortalatore di concerti losangeliani

(continua qui)

Discografia
Punishment Room (Bomp!, 1992) 
Instant Winner (Trance Syndicate, 1994) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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