I migliori album delle 15 più grandi band del prog, secondo la rivista online Ultimate Classic Rock

09-04-2025
Passano gli anni, ma il progressive rock continua ad appassionare generazioni di ascoltatori. Così la rivista online Ultimate Classic Rock ha deciso di compilare un'ambiziosa (e rischiosissima) classifica di quelli che ritiene "i migliori album dei 15 più grandi artisti del prog". Scelta ovviamente del tutto soggettiva e arbitraria, ma che può fungere da utile indicazione per riscoprire e riascoltare qualche classico dell'epoca, oltre che per riflettere e discutere per l'ennesima volta su cosa si possa intendere per "progressive rock". A questo proposito, UCR scrive nella introduzione: "Gli artisti più importanti del prog rock raramente sono rimasti fermi in un solo posto. Dalle esplorazioni classiche alle deviazioni pop, le migliori band e i solisti del genere hanno compreso l'importanza di andare avanti. È proprio per questo che la loro musica ha osato tanto – sia in opere concettuali lunghe quanto un intero album, sia in brani individuali più concentrati ma ricchi di idee da far girare la testa a molti artisti più convenzionali". Nella lista sono stati dunque inclusi "brani che occupano interi lati del disco suddivisi in suite, opere sinfoniche registrate con orchestre prestigiose di livello mondiale, primi lavori di band che avrebbero raggiunto maggiore popolarità solo dopo essersi allontanate dal progressive e, naturalmente, un bel po’ di flauti".
Ecco la lista dei "migliori album delle 15 più grandi band del prog", secondo la redazione di Ultimate Classic Rock (qui il servizio completo).
Sul "tema", vi proponiamo anche la nostra puntata di Rock In Onda dedicata ai giganti del prog e alle loro dieci suite "definitive": "Masters of prog".

 


Qualche giorno fa, in occasione della pubblicazione del suo nuovo album “The Overview”, uscito lo scorso 14 marzo, Steven Wilson aveva coniato una distinzione tra il prog, avvertito da molte persone come qualcosa di nostalgico, e il progressive vero e proprio, percepito più come una sensibilità, un'attitudine sonora. Il leader dei Porcupine Tree, in una intervista a Rolling Stone, si era spinto a dire: "Io il progressive lo sento in Billie Eilish, lo sento in FKA Twigs, lo sento nei Radiohead, nei Mogwai. In tutti questi sento una sensibilità progressive”.
Ora, in un’altra intervista. rilasciata ad Anil Prasad per il canale YouTube Innerviews, il musicista inglese ha condiviso la sua visione su ciò che accomuna davvero tutti gli artisti del progressive rock. Alla domanda di Prasad riguardo la scelta di tornare al prog rock in “The Overview”, con due brani della durata di circa venti minuti, il Wilson ha risposto: "Credo che il ritorno al progressive rock risieda nella forma estesa. Per me, tutto si riduce a questo. Cos'è il 'progressive rock'? L'unico elemento comune tra artisti così diversi - dai Pink Floyd a Frank Zappa, dai Rush ai Mogwai e ai Radiohead - è la volontà di andare oltre la forma pop standard. È l’idea di poter portare l’ascoltatore in un viaggio, di sorprenderlo. Spesso questo significa lavorare su strutture più lunghe, di 10, 15, 20 minuti, come nel caso di questo album. Ritengo che questo sia uno dei tratti distintivi, se non il principale, del progressive rock".

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