09/04/2026

Ditz

Monk Club/Covo Club


OndaRock ha assistito alle date di Roma e Bologna del tour 2026 dei Ditz, dedicato alla presentazione dal vivo del valido “Never Exhale”, seconda fatica pubblicata all’inizio dello scorso anno, e seguito del bel “The Great Regression” (2022), che ha contribuito a lanciare la loro ascesa e permettergli di ritargliarsi uno spazio nel sovraffollato panorama (post-)post-punk a sfondo noise e zone limitrofe.

Roma, 09/04/2026

di Mauro Vecchio

Anticipato per settimane dalla popolare emittente capitolina Radio Rock, l’atteso concerto dei Ditz fa registrare il tutto esaurito in un mite giovedì sera al Monk Club di Via Mirri. Introdotto dalla solita energia della band alt-rock romana Jennifer In Paradise, il gruppo di Brighton sale sul palco tra scroscianti applausi una ventina di minuti dopo le 22, con l’androgino cantante Cal Francis subito evidente protagonista con la sua mise da superstar del nuovo glam. Ma è un outfit ovviamente fuorviante, perché la sensazionale band inglese è una macchina di incubi sonici, accesa dall’intro “V70” e portata subito a tutta manetta grazie all’ammaliante marcia dance-punk “Taxi Man”, che porta la sala del Monk in stato prematuro di ebollizione.
Francis si lancia in mezzo al pubblico per essere trasportato da decine di braccia, prima di attaccare il terrorizzante post-post-punk di “Four”, altro estratto dall’ottimo “Never Exhale”, uscito l’anno scorso tra lodi sperticate della critica di settore. Arrivati alla soglia dei dieci anni di attività, i Ditz si sono inseriti con intelligenza nel filone portato al successo da band come Idles, pur restando più vicini alla follia disturbata di gruppi meno noti a livello planetario come i Gilla Band.

“God On A Speed Dial” esplode in un frastuono violento, mentre la claustrofobica “The Warden” rivisita il riff interpoliano sulla disperata interpretazione vocale di Francis. Il cantante è il fulcro delle attenzioni di tutti, mentre pianta l’asta del microfono tra le intercapedini del soffitto del Monk per lasciar pendere i fili del microfono stesso e partire con le ossessioni tra industrial e hardcore di “Ded Würst”. Dal basso tonitruante di “hehe” alle dissonanze noise di “Teeth”, il concerto dei Ditz è un crescendo di atmosfere sinistre accecate dalle luci bianche sparate sugli spettatori.
Si poga sul riff feroce di “Clocks”, prima della deflagrazione di “Senor Siniestro” e delle più pacate trame gotiche di “The Body As A Structure”. Francis annuncia al pubblico gli ultimi brani, investito dal disappunto generale: “Oh, ma torneremo presto”, promette alla platea romana. La band gioca con l’elettronica ossessiva e distorta in “Riverstone”, seguita dal punkeggiare nero di “Seeking Arrangement” e dall’ultima cavalcata “No Thanks, I'm Full”, un bombardamento marziale che lascia tutti senza fiato. “Promossi a pieni voti”, commenta uno spettatore uscendo dopo oltre un’ora di musica letteralmente incandescente.

Bologna, 12/04/2026

di Martina Vetrugno

Per chi scrive, questa è la terza volta che si ritrova, per caso o volutamente, al cospetto del gruppo guidato da Cal Francis, ormai perfettamente consapevole che si uscirà dalla venue disfatti e soprattutto soddisfatti, mood perfetto per una piovosa domenica sera e per iniziare la nuova settimana come si deve. Nonostante il clima e (immancabili) disagi vari a livello stradale, attorno al Covo Club (rigorosamente sold-out) il fermento per l’attesa del quintetto di Brighton è palpabile fin da un’ora prima dell’apertura porte.
Nel ruolo di supporter con poco meno di due manciate di brani, i submeet da Mantova, reduci dalla pubblicazione di “codename” (2025) di cui eseguono la maggior parte dei pezzi, a cominciare dal distruttivo mix noise e post-hc di “apiary”, ricetta a cui si amalgamano le schegge impazzite gaze della successiva “water memory”, vero e proprio omaggio all’attitudine Diy, presente su disco in featuring con nientemeno che Giovanna Cacciola degli Uzeda. Fungono da ulteriori focus “another turing test”, che rimanda in parte alla “War” di Joe Talbot e soci, e l’articolata “leg day”. Nel rush finale spicca il basso granitico di “BGY”, tratta dal debutTerminal”, che accompagna alla rapida chiusura ceduta a “decameron”.
Al netto di alcuni passaggi forse un po’ troppo frettolosi, quella del trio è una prova discreta che ne conferma la qualità e autenticità.

Figura tanto carismatica quanto imprevedibile, Francis scende in mezzo al pubblico fin dal momento zero, ovvero allo scoccare del primissimo accenno di “V70”, anticamera dei passi bellicosi di basso e batteria di “Taxi Man”, dove l’artista sorvola le teste degli attendenti, ingranando in ascesa con l’atmosfera incandescente di “Four” e il fragore in zona industrial di “God On A Speed Dial”.
A questo punto fa capolino un inedito assoluto, aggiunto a penna in setlist e denominato “Death Whistle” (eseguito in sostituzione a “Riverstone”), tra mosse goth e rincorse post-hc rumorose, il cui finale è dominato da un fischietto simil-azteco (tipologia soprannominata “fischietto della morte” per il suono simile a quello di un grido) utilizzato da Francis, prova che i Nostri stiano correntemente sperimentando e siano all’opera su nuovo materiale.
Su “The Warden”, le cui note di chitarra appaiono in linea al post-punk dei Duemila, è possibile recuperare leggermente il fiato e prepararsi agli innumerevoli poghi regalati dalla perla sempre carica a pallettoni “Ded Würst” e dalle reboanti “hehe” e “Teeth”. Si fa notare una doppietta impensata, composta dal meditabondo crescendo di “Britney” e dal gradito, oscuro e lungo singolo standalone improntato al rock sperimentale “Don Enzo Magic Carpet Salesman”, pubblicato lo scorso ottobre.
A condurre alla chiusura sono le attese da mozzare il fiato e i guitar-riff orrorifici di “The Body As A Structure”, tra i pezzi più forti del sophomore, e l’ormai evergreen “No Thanks, I'm Full”. Forse l’acustica del Casalone non è sempre delle più indicate per gruppi di natura noise, ma con performance come quella appena descritta, eventuali sbavature tecniche passano non in secondo, ma direttamente in terzo piano.

Setlist

Setlist Roma

V70
Taxi Man
Four
God On A Speed Dial
Space/Smile
The Warden
Ded Würst
hehe
Teeth
Clocks
Señor Siniestro
I Am Kate Moss
Instinct
The Body As A Structure
Riverstone
Seeking Arrangement
No Thanks, I'm Full

Setlist Bologna

V70
Taxi Man
Four
God On A Speed Dial
Death Whistle
The Warden
Ded Würst
hehe
Teeth
Señor Siniestro
I Am Kate Moss
Britney
Don Enzo Magic Carpet Salesman
The Body As A Structure
No Thanks, I'm Full

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