Tinariwen

Imidiwan: Companions

2009 (Independiente) | african blues, world music, psychedelic rock

Ci fu un'epoca in cui artisti occidentali intingevano i propri dischi in aromi esotici. Negli anni 80 Peter Gabriel, Paul Simon, David Byrne, Brian Eno e numerosi altri eroi del vinile si cibavano in maniera onnivora dei suoni di "altri mondi", integrandoli perfettamente nelle rispettive composizioni, generando un diffuso interesse per quella che prese il nome di World Music.

Gabriel svolse un lavoro fondamentale rendendosi propulsore del Festival Womad e dell'etichetta Real World, suscitando notevole attenzione presso ascoltatori sempre più sensibili verso suoni all'epoca così poco comuni.

Oggi l'integrazione culturale e musicale rende il concetto di World Music in parte superato, tanto che da più parti si tende a etichettare come blues il suono di una band come i Tinariwen, composta esclusivamente da esponenti del popolo tuareg.

Una sorta di riappropriazione della musica delle radici da parte di Grande Madre Africa.


I Tinariwen sono dei rivoluzionari non solo musicali: arrivano da una zona dove si combatte con armi vere contro lo stato del Mali, colpevole di aver esiliato i tuareg fuori dai propri confini.

Fra le dune e gli accampamenti nomadi, nel deserto sahariano i Tinariwen si cibarono di qualsiasi musica giungesse a loro disposizione, e mentre apprendevano l'arte della guerra nei campi di addestramento libici voluti dal Colonnello Gheddafi, iniziarono a strimpellare i propri strumenti imitando un po' tutti: da Santana ai Led Zeppelin, dai Bee Gees a Bob Marley, miscelando funk e heavy metal, pop e ritmi locali.

Con un simile background sono riusciti negli anni a generare un sound caratterizzato da solide radici afro-arabe, ma con evidenti derive occidentali, accostando le chitarre agli strumenti tradizionali.


A partire dagli anni 80 Ibrahim Ag Alhabib e compagnia fecero circolare proprie cassette autoprodotte, spesso registrate con mezzi di fortuna, e tali supporti andarono moltiplicandosi, arrivando a una qualità tanto scadente quanto forti erano i messaggi in essi contenuti.

Attraverso canzoni di ribellione incentrate sul desiderio di libertà del popolo tuareg, i Tinariwen divennero una formidabile macchina di propaganda in un mondo privo di moderni mezzi di comunicazione.

Il loro primo vero album risale al 2001, ma soltanto due anni fa con la pubblicazione dell'ottimo "Aman Iman", i Tinariwen sono assurti al ruolo di star globali, tanto da riuscire a suonare in festival del calibro di Glastonbury e Coachella, e a programmare inconsueti legami, come un mini-tour inglese con i Tunng, lontani anni luce dal loro approccio musicale.


Per "Imidiwan" hanno scelto una sorta di ritorno alle radici, registrando il disco in un villaggio nel deserto sahariano, lontani dalle comodità delle più moderne sale di registrazione.

Alcune asperità tipiche di Aman Iman sono state smussate, ma il taglio del nuovo lavoro resta un crossover afro-rock, con un tocco di spiritualità in più e qualche ruvidezza in meno.
Blues dolenti che paiono scritti da John Lee Hooker si alternano a mantra afrocentrici, moderne fantasie psichedeliche si susseguono a imprevedibili riff chitarristici, generando una musicalità che rende ridicole tutte le fighettine indie-band con l'abitudine di frullare suoni esotici nei propri dischi per farli sembrare più à la page (non me ne vogliano i fan di Animal Collective e affini).


Sembra quasi di poter ascoltare la sabbia del deserto nei microfoni di questi signori delle dune, e se chiudiamo gli occhi, non è così difficile immaginare uno straordinario tramonto africano.

Un altro disco più che riuscito nella cronologia della band, insomma, dall'anthem iniziale "Imidiwan Afrik Temdam", sino ai droni che chiudono la ghost track "Ere Tesfata Adounia", tanto vicina agli sperimentalismi di Brian Eno da riuscire a chiudere definitivamente il cerchio, riportando a casa quelle idee e quelle attitudini che, con un approccio più elettro, contribuirono a definire dischi come "My Life In The Bush Of Ghosts" quasi trent'anni fa.

Che ognuno suoni la propria musica, i Tinariwen continuano a farlo magnificamente.

(23/11/2009)

  • Tracklist
1. Imidiwan Afrik Temdam
2. Lulla
3. Tenhert
4. Enseqi Ehad Didagh
5. Tahult In
6. Tamodjerazt Assis
7. Intitlayaghen
8. Imazeghen n Adagh
9. Tenalle Chegret
10. Kel Tamashek
11. Assuf Ag Assuf
12. Chabiba
13. Ere Tasfata Adounia
14. Desert Wind
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